La “camera delle meraviglie” veronese

Nel 1500 le wunderkammer nascono e si diffondono come ricche collezioni di oggetti mirabili, anche in Veneto

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La wunderkammer di Francesco Calzolari in un’incisione seicentesca di G.Viscardi (Archivio del Museo Civico di Storia Naturale di Verona)

Wunderkammer è un termine tedesco traducibile come “camera delle meraviglie”. Il nome prende origine dalle collezioni private degli imperatori asburgici entro cui confluivano appunto oggetti capaci di destare meraviglia, le Mirabilia, a sua volta distinte in Naturalia, quindi resti veri o presunti di animali, piante, minerali, e Artificialia, comprendenti reperti archeologici, opere d’arte e d’ingegno.

Anche in Veneto compaiono delle Wunderkammer, tra cui la più famosa è quella del farmacista veronese Francesco Calzolari (o Calceolari), inaugurata nel 1571.

In tutti i casi si tratta di collezioni private di oggetti destinate a catturare l’interesse di un pubblico colto, capace di veder riflessi in queste raccolte lo status sociale del loro proprietario, l’organizzazione logica da lui imposta in rispondenza ad associazioni di valore o canoni estetici. Non sono organizzate con rigore scientifico e per questo non sono dei veri e propri musei.

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Basilisco cinquecentesco conservato al Museo di Storia Naturale di Venezia. Foto di C.Fassina

Contengono quasi sempre conchiglie, sopratutto di Nautilus, impreziosite da decorazioni in oro, e poi monete, pietre levigate, gioielli e altre opere d’arte. Fossili, minerali e rocce non sono spesso correttamente identificati, mentre alcuni animali sono degli artefatti, prodotti con l’intento di meravigliare. Esemplare è in tal senso il basilisco conservato al Museo di Storia Naturale di Venezia.

Per capire il contesto culturale in cui nascono le Camere delle meraviglie, occorre tener presente che il Rinascimento è il momento dei viaggi d’esplorazione, siano essi in Paesi lontani alla ricerca di nuovi mercati, siano più semplicemente “nei dintorni” per interesse verso le scienze naturali (geologia, botanica e zoologia).

Il Rinascimento è anche il momento in cui si comincia a riprendere un contatto “empirico” con la natura, senza però volere ancora scardinare le basi del sapere poste in epoca antica o le convinzioni religiose vigenti. Prove di questo interesse per la scienza sperimentale sono, a Padova, l’Orto Botanico e il Teatro Anatomico universitari: il primo costruito su iniziativa di Francesco Bonafede, docente alla nuova cattedra di Lectura simplicium , il secondo su iniziativa degli anatomisti Gabriele Falloppio e Girolamo Fabrici d’Acquapendente.

Famosa diviene la wunderkammer realizzata nella seconda metà del 1500 da Ulisse Aldrovandi, naturalista bolognese. A essa appartengono 25.000 campioni tra piante essicate e animali impagliati e tassidermizzati, cui si aggiungono migliaia di illustrazioni di vegetali, minerali e animali, organizzate in 17 codici. L’aspetto sorprendente delle tavole acquerellate conservate oggi presso la Biblioteca dell’Università di Bologna, è la precisione della raffigurazione di alcune specie di pesci e uccelli noti, contrapposta allo scarso rigore scientifico nella raffigurazione di specie esotiche come l’elefante o di animali che il naturalista non riteneva fantastici, come il drago.

Ulisse Aldrovandi visitò il Monte Baldo (VR) durante il suo viaggio in Veneto, “in traccia di vegetali e di altre cose naturali”, facendosi accompagnare dal farmacista veronese Francesco Calzolari o Calceolari (1522–1609). Del resto il Calzolari era pratico del Monte Baldo, grazie alle spedizioni da lui intraprese alla ricerca di piante e rocce. Numerosi campioni geologici e di fossili raccolti in quelle occasioni confluiscono nel suo “museo”, assieme a fossili di pesci provenienti probabilmente dalla località di Bolca sui Monti Lessini. L’amicizia tra Ulisse Aldrovandi e Francesco Calzolari durerà oltre 40 anni, anche attraverso un intenso scambio epistolare; è quindi molto probabile che la collezione del farmacista veronese abbia tratto la sua ispirazione dalla più nota wunderkammer del coetaneo naturalista bolognese.

Il Calzolari però si interessa anche di botanica, non solo perché eredita dal padre speziale la prestigiosa Farmacia della Gabbia d’oro nel cuore cittadino di Verona, ma anche perché è desideroso di approfondire il più possibile il suo sapere. Frequenta così dapprima l’Orto Botanico di Padova, conoscendone il prefetto Luigi Squalermo detto l’ Anguillara, e poi, grazie alla stretta amicizia con l’Aldrovandi che fonderà tra l’altro l’Orto Botanico di Bologna, studia le piante medicinali presso l’Orto Botanico di Pisa dove conosce il medico Luca Ghini, fondatore degli Orti botanici di Pisa e Firenze. Anche con il Ghini il Calzolari intraprende rapporti di amicizia, tanto che i due botanici si trovano assieme ad erborizzare sul Monte Baldo.

Alle spedizioni sul Monte Baldo seguirà anche, nel 1566, la pubblicazione del diario con il titolo “Viaggio di Monte Baldo dalla magnifica città di Verona” che l’illustre medico e amico Pierandrea Mattioli consiglierà di tradurre in latino, a uso dei botanici e naturalisti stranieri.

Fu proprio il Mattioli a donare al Calzolari per la sua wunderkammer quello che allora era ritenuto un corno di unicorno e che invece era un dente di narvalo. Un simile oggetto lo ritroveremo poi persino nella raccolta di Mirabilia del padovano Nicolò Da Rio (1765–1845), professore e preside della facoltà fisico — matematica dell’Università di Padova.

Ritratti di scienziati e medici, strumenti per la distillazione, piante, minerali e uccelli rari sono quanto popolava le tre stanze del “museo” Calzolari.

Mano a mano che nel 1600 si arricchisce la strumentazione scientifica e con essa la sperimentazione, al posto delle wunderkammer si affermano i Learned Cabinet, destinati a un pubblico più ampio: agli studenti e agli studiosi e a persone non più strettamente appartenenti al mondo aristocratico.

Da qui poi si arriverà ai Gabinetti di fisica del 1700, luoghi di scienza e sperimentazione, non più collezioni di oggetti belli e magnifici, e infine ai Musei scientifici, propriamente detti.

Carlotta Fassina

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Wunderkammer ricostruita entro il Museo di Storia Naturale di Venezia. Foto C. Fassina

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Naturalista, naturalmente curiosa

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