La guerra delle rane

Carlotta Fassina

Racconto per bambini ambientato nel parco di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD)

Martin pescatori

Il tempo scorreva tranquillo quella primavera nel grande parco di Villa Contarini. Tanti nuovi uccellini erano usciti dal nido e i loro genitori amorevoli li proteggevano e li richiamavano col canto quando si allontanavano. Farfalle e fiori coloravano il prato e gli aironi si lisciavano le penne al sole dopo aver fatto scorpacciate di pesce al fiume.

Un giorno, all’improvviso, la pace fu rotta dal gracidare arrabbiato delle rane.

Gli animali del parco accorsero allo stagno per capire che cosa stava accadendo.

Il re delle rane verdi, Rantantan, urlava : “Noi rane verdi vogliamo che le rane rosse se ne vadano da questo parco perché hanno abbandonato lo stagno per vivere nel bosco e quindi non sono più amiche nostre.”

Il re delle rane rosse, Randindò, replicava: “E’ vero che abbiamo deciso di vivere nel bosco, lo abbiamo fatto perché lo stagno non dava abbastanza cibo per tutti. Abbiamo così dovuto cambiare colore, da verde a marrone -rosso, per meglio nasconderci da chi ci vuole mangiare. Ci nascondiamo tra la terra e le foglie morte, sotto agli alberi del bosco. Il colore verde della pelle lì non ci serve perché la poca luce che filtra tra i rami non fa crescere l’erba verde e, non potendoci mimetizzare tra l’erba, rischieremmo di essere visti dagli Aironi e dai serpenti.”

I due re allora decisero di farsi la guerra per il controllo del prato che si trovava a metà tra lo stagno, il lago e i canali.

Picchio verde

Chiesero aiuto a quanti volevano partecipare e si crearono due eserciti: quello delle rane rosse e degli animali del bosco e quello delle rane verdi e degli animali dell’acqua.

Da una parte quindi, in mezzo al prato e proprio di fronte alla villa, le rane rosse ebbero per alleati il riccio, il picchio verde e quello rosso, il torcicollo, le cince, i codibugnoli e i terribili sparvieri. Dall’altra parte le rane verdi contavano dell’aiuto, caso unico nella storia, degli aironi cenerini e delle garzette, che in altri tempi se le sarebbero “pappate”. Ed ancora tra gli acquatici c’erano le gallinelle d’acqua, i martin pescatori, i germani reali e la poiana, che pur non avendo un posto preciso amava farsi notare.

Il riccio

L’inizio della battaglia si ebbe con l’urlo di guerra delle rane, seguirono momenti caotici in cui tutti usavano le loro armi per attaccare i nemici: le rane combattevano stringendosi forte tra loro con le braccia; i picchi tiravano pigne, le cince e i piccoli uccellini semi.

La poiana volteggiava sul prato con le sue grandi ali e si lanciava in picchiata sulle anatre e le gallinelle per farle scappare, mentre il suo nemico sparviere, più abile nei rapidi cambi di direzione, abituato a schivare gli alberi del bosco, la rincorreva e le tagliava la strada ogni volta che questa si abbassava sul prato.

Una persona che si fosse trovata a passeggiare nel parco sarebbe sbiancata come un fantasma della villa al vedere una simile scena.

Ma per fortuna, non tutti avevano trovato giusta quella guerra per il controllo assoluto del parco e dopo un po’ i contrari alla guerra decisero di farsi sentire. Tra di essi il più saggio, Socrate la lepre, cominciò a battere con le sue lunghe zampe sulla superficie dell’acqua dello stagno e così fecero gli aironi guardabuoi.

Socrate la lepre

Seguirono le bisce d’acqua che sferzavano colpi con la coda, i cormorani che con le loro zampe palmate schizzavano tanta acqua che sembrava piovesse e i gufi che, stanchi di tanto baccano, avevano rinunciato al loro solito contegno e tiravano sassi in acqua senza doversi bagnare.

Con tanto rumore tutti gli animali in guerra si fermarono e tacquero mentre Socrate la lepre prese a parlare: “Possibile che dobbiate litigare e non vi rendiate conto che il bosco, lo stagno e il prato formano un ECOSISTEMA, ovvero un insieme in cui ognuno ha il suo compito e il suo posto? Mi meraviglio di voi, rane verdi, che dimenticate che anche le rane rosse hanno bisogno dello stagno per deporre le uova e far crescere i girini. Che importa se esse poi vivono tra la lettiera degli alberi? Non gracidate tutte nelle notti di primavera? Non siete entrambe utili mangiando insetti che altrimenti aumenterebbero a dismisura?

Io stesso vado nel bosco per trovare riparo dalle poiane e dalle volpi e frequento il prato per mangiare l’erba fresca che adoro. Tradisco forse l’uno o l’altro? E gli aironi che si nutrono di pesci e rane non usano forse gli alberi per nidificare?

Ognuno di noi ha bisogno dell’acqua per bere, anche gli alberi del bosco che ricambiano dell’acqua che usano facendo ombra allo stagno nelle calde giornate d’estate, impedendo così che si asciughi. Il prato con i suoi fiori nutre gli insetti e questi, a loro volta, molti uccelli del bosco.

Suvvia, cari amici, lasciate la vostra folle guerra e vivete tranquilli in questo bel posto.”

Dopo il discorso della lepre tutti rimasero silenziosi e a testa bassa, come dei bimbi sgridati per le loro marachelle.

Quella sera stessa si svolse nel parco una grande festa alla quale tutti parteciparono tra il luccichio delle lucciole, il gracidare allegro delle rane, il frinire dei grilli ed il tamburellare dei picchi.

Da quel giorno la pace regnò tra gli animali del parco di Villa Contarini tra il baluginio dell’acqua, i colori dei fiori, le antiche statue ed i sontuosi arredi.

scritto da Carlotta Fassina

il parco di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD)

Carlotta Fassina

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Naturalista, naturalmente curiosa

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