Ligabue e il mangiatore di serpenti

Carlotta Fassina
Jan 18 · 4 min read

Quando un “serpentario” non è per forza un segretario (Secretary bird)

Antonio Ligabue, opera erroneamente intitolata Il serpentario, Secretary bird

Ho ancora davanti agli occhi un quadro per me di grande interesse ed effetto: la raffigurazione di una scena di caccia di un rapace che cerca di afferrare un serpente, presumibilmente una vipera. Ho visitato la mostra “Antonio Ligabue. L’uomo, il pittore”, visibile a Padova dal 22 settembre 2018 fino al 31 marzo 2019, e sono rimasta catturata dal quadro e dalla sua didascalia che è…sbagliata! C’è scritto che si tratta di un dipinto a olio su tavola di faesite, appartenente a una collezione privata e della primavera del 1962. L’errore però è tutto lì, nel titolo “il serpentario Secretary bird”. Non può trattarsi di un serpentario o secretario, anche se è comunque un rapace mangiatore di serpenti.

La mostra dedicata all’artista espressionista svizzero-italiano (nato a Zurigo il 18/12/1899 e morto a Gualtieri il 27/5/1965), racconta di tigri, savane e altri animali lontani, conosciuti solo attraverso i libri e le loro immagini, e di cavalli, galli, conigli e buoi e addirittura di mosche, scorpioni, salamandre e libellule che fanno capolino nei cieli, sui sassi, persino negli autoritratti, conosciuti letteralmente sul campo, quando Ligabue cercava di trovare sostentamento dai lavori agricoli.

Dicono che molte persone, messe a dura prova dalla vita o escluse dalla società, trovino negli animali un rifugio o quantomeno dei viventi verso cui riversare il proprio interesse e amore, senza paura di essere criticate. Per Antonio Ligabue deve essere stato così e i quadri e le sculture che ritraggono animali selvatici o domestici esposti alla mostra dei Musei Civici Eremitani ne sono la conferma perché hanno un’espressività forte, quasi umana.

Il quadro dal titolo sbagliato, il serpentario, non è solo espressivo, ma è anche decisamente realistico. Raffigura un rapace dalla testa marrone con le penne gonfie e dal corpo bianco-panna, gocciolato nel petto e barrato sulle ali e la coda. Le zampe sono gialle e non particolarmente lunghe. Si tratta, senza ombra di dubbio, di un biancone, Circaetus gallicus, un grosso rapace presente anche in Italia e che, come il serpentario o segretario africano, si nutre di serpenti. Non c’è però altro elemento in comune tra le due specie e alcuna possibilità di confusione. Il serpentario o segretario, il vero secretary bird (Sagittarius serpentarius), è un grande ed esile rapace dalla colorazione grigio, nera e bianca, che vive nelle savane e nelle praterie aperte dell’Africa subsahariana. Particolari sono le penne nere del capo che sembrano delle frecce, da cui il nome di sagittario, e le zampe estremamente lunghe e sottili, con dei calzoni a metà zampa neri, che da distanza lo fanno sembrare quasi una gru, piuttosto che un rapace.

un biancone in volo

Il nostro biancone invece si sposta in Africa solo per svernare, mentre per la riproduzione utilizza i boschi a latifoglie dei climi temperati e caldi, gli arbusteti mediterranei e in generale le zone che offrano radure utili a cacciare i serpenti, solitamente colubri non velenosi, che riesce a intercettare dall’altro con un’abilità che fa invidia ai più bravi tra gli studiosi di rettili. Anzi un grande aiuto alle indagini sui rettili di un dato territorio viene proprio dall’analisi dei filmati, condotta da studiosi ed Enti Parco, delle prede che i genitori portano nel nido per il loro unico piccolo. Il nido è collocato sulla sommità degli alberi e può essere riutilizzato più volte.

Affascinante e in parte non del tutto compresa è la migrazione a circuito che questa specie compie. Per raggiungere l’Europa e tornare in Africa, il biancone passa attraverso lo Stretto di Gibilterra, allungando il tragitto da compiere, ma evitando di attraversare lunghi tratti di mare aperto. In Italia, in primavera, arriva dalle Alpi marittime facendo un percorso che fa sì che si sposti prima verso maggiori latitudini e verso la Pianura Padana, per ridiscendere poi verso gli Appennini e lo stivale. Un’altra rotta è quella che passa dal promontorio tunisino di capo Born in Sicilia e dì lì più a nord. Per la migrazione autunnale sembra invece che la rotta preferita sia quella che porta il rapace a sorvolare le Alpi Marittime e la Liguria, verso la Francia, la Spagna e lo Stretto di Gibilterra. Anche in questo caso i bianconi sembrano andare contro corrente, risalendo la penisola per arrivare il Liguria, senza scendere direttamente verso sud. Sono però segnalati casi di svernamento nel Sud Italia e passaggi irregolari pure in altre regioni.

In Veneto, al di fuori del passo migratorio, la specie è presente con alcuni nidi sulle nostre montagne e come estivante qua e là tra le zone montane e collinari. Anche sui Colli Euganei sono stati osservati giovani e adulti non riproduttivi in più occasioni dai volontari della Lipu locale (cfr. atti dei convegni dei Faunisti Veneti).

Nel dipinto di Antonio Ligabue il biancone trova il serpente in una radura tra l’erba alta, dove alle spalle si notano dei pini domestici dall’inconfondibile chioma ad ombrello: un bellissimo omaggio al maestoso rapace e alla macchia mediterranea.

Tavola di Gwillim Elisabeth (1763–1807)

Carlotta Fassina

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Naturalista, naturalmente curiosa

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