Un fantasma che ritorna: il Nibbio bianco in Italia.

Carlotta Fassina
Jan 24, 2018 · 3 min read

Irresistibile attrazione invernale per i birdwatchers nel Delta del Po veneto

Nibbio bianco, Elanus caeruleus Black-winged Kite

Forse un po’ spettrale ma con due occhi penetranti color rubino che avvampano tra il candore del piumaggio: è il nibbio bianco, un rapace accidentale per l’Italia, delizia dei birdwatchers italiani.

Non si parlava quasi d’altro quest’inverno nei forum di appassionati di binocolo e attrezzatura fotografica, anche perché, nel contempo, gli uccelli migratori nordici più interessanti hanno un po’ snobbato la nostra penisola per il loro svernamento (effetto dei cambiamenti climatici?) e quindi non hanno concesso molte occasioni per farsi ammirare e far parlar di loro. Il nibbio bianco invece sì, dimostrando fedeltà ai luoghi scelti per la sosta e l’alimentazione e tolleranza, a volte davvero notevole, nei confronti di ammiratori rispettosi o un po’ sfacciati.

Il perché di tanto interesse nei confronti di questa specie è spiegabile nel fatto che è rara in Europa dove le sue nidificazioni sono concentrate in Spagna con un numero di coppie superiore al migliaio. Dalla Penisola Iberica però alcuni individui erratici o in dispersione giovanile, più che in passato, bazzicano anche in Italia in diversi periodi dell’anno, preferibilmente dove persistono zone umide. Il nibbio bianco è considerato specie a Minor Preoccupazione (Least Concern) nella lista rossa delle specie minacciate dell’IUCN (International Union for the Conservation of Nature). La ragione di questa inclusione deriva dal fatto che ha un areale molto ampio che spazia dal Mediterraneo meridionale, all’Africa tropicale, all’Indo-Malesia, con popolazioni che, anche se localizzate, sembrano al momento abbastanza stabili. Frequenta principalmente ambienti aperti o margini boschivi; qui caccia piccoli mammiferi, uccelli, rettili e insetti, sia con la tecnica dell’agguato da posatoio che con l’inseguimento diretto.

Nella piattaforma www.ornitho.it le segnalazioni finora accertate della specie per l’Italia ammontano a 378 (a partire dal 1902) e riguardano prevalentemente la zona pedemontana e ambiti paludosi della Pianura Padana, le Marche e l’Abruzzo. A dicembre del 2017 un esemplare ha lungamente sostato presso la Sacca degli Scardovari a Porto Tolle (RO), nel Delta del Po. Altre segnalazioni per l’inizio del 2018 riguardano il vercellese e le Valli di Mirandola, ma l’inverno non è ancora finito per cui non è detto che gli stessi esemplari, o altri, non vengano avvistati in luoghi ancora diversi.

Il risultato di queste “apparizioni” è stato che processioni di fotografi si sono presentate al cospetto del candido nibbio per una foto, bella o mediocre che fosse, comunque un “santino” da sventolare nei forum specializzati e sotto il naso di colleghi birdwatchers che, inchiodati alle loro occupazioni lavorative, o con le ferie negate o fisicamente troppo lontani, non hanno potuto rimpolparle.

Del resto le passioni sono passioni, anche quando potrebbero sembrare, ai non esperti, rasentare il fanatismo oppure l’esibizionismo. Le segnalazioni però aumentano le conoscenze delle specie e dei luoghi che frequenta, mentre la presenza di appassionati può essere una forma di controllo del territorio in zone in cui il bracconaggio è ancora una pratica insidiosa. Sempre a patto di ricordarsi di non interferire con le attività dell’animale osservato, qualunque esso sia, e di non procurargli inutile stress. Chissà se questa bellissima specie arriverà presto a nidificare anche in Italia.

Carlotta Fassina

Carlotta Fassina

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Naturalista, naturalmente curiosa

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