Il tramonto del flagello di Dio

Lettor oggi, 16 marzo, in questo stesso giorno due uomini hanno concluso il loro percorso su questa terra, in epoche diverse, ma sempre legate all’istituzione che ha fatto la storia: l’Impero. Il 16 marzo del 453 d.C., esattamente 416 anni dopo la morte dell’Imperatore Tiberio, moriva il più grande re che la confederazione di popoli capitanata dalla tribù degli Unni, un uomo chiamato Attila, che in lingua gotica significa «piccolo padre».

Grande guerriero, spietato conquistatore, astuto politico e diplomatico, era il discendete degli Xiongnu, popolazione di predoni nomadi della Cina settentrionale avi degli Unni, dei Mongoli e dei Turchi che migravano verso l’Occidente in cerca di nuove terre da saccheggiare e stabilirsi. Con il loro movimento, la potenza della loro cavalleria e del terribile arco unno, essi spinsero verso l’Europa tutti i profughi e le popolazioni che furono costrette ad entrare nell’Impero Romano contribuendo alla sua caduta.

Quando il re degli Unni, suo zio Rua, fece un patto con l’Impero d’Occidente, l’allora bambino venne mandato a Ravenna dove imparò il latino, la legge e la storia romana.

All’età di vent’anni Attila tornò tra la sua gente quando suo fratello Bleda divenne re degli Unni. Tempo dopo, in seguito ad una guerra con l’Impero d’Oriente.

Con il tempo Attila divenne sempre più potente, sempre più spietato e il regno degli Unni tanto vasto da comprendere tutti i territori dall’Ungheria ai confini del Kazakistan.

Quando le mire di Attila si mossero verso la Gallia il grande generale Ezio, capo dell’esercito dell’Impero d’Occidente, detto «l’ultimo dei Romani», radunò un’armata composta da legionari romani e da tribù di barbari che avevano subito le scorrerie degli Unni e inflisse al re unno una pesante sconfitta nella battaglia dei Campi Catalaunici, a Châlons-eh-Champagne in Francia, che determinò il futuro della civiltà europea e di tutta l’Umanità.

Nel 452 Attila invase l’Italia e devastò molte città della pianura padana, tra cui Trieste e Padova causando la fuga degli abitanti di quelle terre fino ad una laguna sulle cui isole costruirono quei rifugi fuori dalla portata dei cavalieri unni. Chi poteva immaginare che quei rifugi sarebbero cresciuti fino a diventare la Serenissima Venezia.

Mentre Attila avanzava verso il sud con l’intento di saccheggiare Roma inctrò un uomo che avanzava verso di lui disarmato e a piedi.

«Come ti chiami?» gridò il re degli Unni.

«Leone» gli rispose il Papa. Chissà cosa si dissero, non lo sappiamo, ma il barbaro per eccellenza ordinò al suo esercito di ritirarsi e abbandonare l’Italia.

Quando Attila tornò nel cuore del suo dominio, l’Ungheria, paese di cui è considerato il fondatore, morì durante la sua prima notte di nozze con una principessa di nome Krimhilda, detta Ildiko. Secondo alcune fonti fu un problema di indigestione, secondo altri una delle sue mogli lo trafisse, o addirittura uno dei suoi figli che poi lottarono tra loro per la successione portando alla distruzione del grande regno che aveva fondato.

La sua eredità è ancora viva oggi, ma non era in grado di conservarla e perpetrarla.

Era un re, non un Imperatore.