PEDALARE

Settimo paragrafo di “Talk Talk”

La prima volta che l’ho visto era distante da me e pedalava a cavallo di una bicicletta scura, forse nera ma non ci giurerei, eravamo davvero troppo distanti. Lo avevo inseguito fiutando le tracce che si lasciava dietro. Non era un tipo che ci teneva troppo a guardarsi le spalle. Non si prendeva il fastidio di dissimulare, di fintare uno spostamento a destra per poi procedere in volata verso sinistra. Si dava poca importanza. Eppure avrebbe davvero meritato di prendersi un bel po’ più sul serio. Era pur sempre un astronauta, mica un uomo comune.

Era uno dei pochi che hanno visto dalla giusta distanza chi siamo veramente.

Avrebbe avuto tutto il diritto di rivendicare per se stesso un’attenzione maggiore rispetto al poco che riceveva dalla gente che incrociava. Era anche vero che per la gente riconoscerlo non era semplice e nemmeno scontato. Non tutti ricordano i nomi degli astronauti, non tutti li riconoscono dopo averli visti solo un paio di volte in qualche foto. Non sono mica calciatori questi astronauti. Quando scendono di nuovo con i piedi per terra scendono davvero e spesso una volta per tutte.

Prendiamo ad esempio la sua vita, quella che ero stato pagato per setacciare e pedinare in attesa che mettesse un piede in fallo o che tradisse ogni più inconfessabile segreto. Si trattava di una vita ma forse anche di più d’una.

Una in terra e una in cielo, quasi come un santo. No, non era un uomo comune, era un essere che pedalava in terra e nuotava in cielo. Non ne conoscevo tanta di gente di quel tipo.

Potevo esser bravo a radunare la polvere da sotto il tappeto di casa di chiunque, lo avevo già fatto prima e lo avrei continuato a fare anche dopo senza farmi troppi problemi, ma le stelle le guardavo solo da lontano, proprio come guardavo lui pedalare lungo la via Francigena in sella a quella bicicletta scura, sotto un sole cocente d’agosto. Era in forma, nonostante non fosse più un ragazzino, e non mollava sulle salite. Andava avanti con costanza e io gli stavo dietro con la stessa parvenza di professionalità.

Non accadeva nulla di strano, era un pedinamento dei più noiosi, questo però non poteva farmi abbassare la guardia, intanto perchè di esperienza qui in terra come detto ne ho a sufficienza in questo lavoro e poi perchè il soggetto poteva sempre alzarsi in volo tra le stelle, dopo tutto era pur sempre il suo mestiere. La sua ex moglie doveva pensarla come me sul suo conto.

Da come me ne aveva parlato avevo subito capito che non era propriamentente per gelosia che voleva che sbirciassi dal buco della serratura. Non le fregava molto chi vedesse, e tra l’altro incontrava pochissima gente, quasi sempre la stessa, ma voleva sapere per filo e per segno dove andava quell’uomo tornato dal cielo. Tutti i suoi spostamenti in città e fuori le dovevano essere riferiti meticolosamente senza tralasciare nomi delle vie e numeri civici.

Dopo due mesi abbondanti di pedinamenti la cosa più strana che gli avevo visto fare era andare in bici sotto il sole. Da un astronauta mi sarei aspettato qualcosa di meglio, lo ammetto, ma non era finita e magari quella prima lunga pedalata era proprio l’inizio della svolta.

In ogni caso interessante e che valga la pena di essere seguito a prescindere dal compenso, sempre e comunque assolutamente necessario perchè io gratis non lavoro nemmeno per i miei più stretti consanguinei, ad un certo punto arriva una svolta, un cambiamento di programma, un’impercettibile variazione nel comportamento del soggetto pedinato.

Più chilomentri segnava il mio contachilomenti e più mi convincevo che pedalare era l’anomalia che stavo aspettando per sentirmi importante e furbo, ovvero per riportare all’ex moglie qualcosa di più di un indirizzo o di un numero telefonico.

Gli ultimi dubbi che mi restavano erano legati alla probabilissima destinazione dell’astronauta in sella alla bicicletta scura acquistata in quattro e quattr’otto da un rivenditore locale. Tutti gli indizi mi davano da pensare che l’uomo si stesse dirigendo verso casa. Detta così sembra l’ennesima banalità, ma la casa di un uomo solo non è banale, men che mai se prima di essere stata la casa di un uomo solo era la casa di quello stesso uomo e di chi viveva con lui prima di lasciarlo.