Viaggi e viaggetti| Fraser island

Sono stata in Australia a settembre insieme a un gruppo di vincitori di un concorso di Salewa e dell’ente del turismo australiano. Era la mia seconda volta con la testa all’ingiù e la prima in campeggio. Ed è stato bellissimo.

Photo Courtesy: Tourism Board of Australia

Immaginate un’isola dove l’autostrada è una spiaggia e la pista di atterraggio e decollo (di bimotori) anche; dove non è consentito fare il bagno perché gli squali arrivano fino a riva, ma dove è facile avvistare le balene durante le loro migrazioni. Un luogo selvaggio in cui a pochi chilometri dal punto di sbarco del traghetto il vostro cellulare perderà ogni segnale e non potrete trovare reti Wi-Fi: non resta che godersi lo spettacolo. Si chiama Fraser Island e se provate a cercarla su Google è probabile che tra i primi link troverete articoli intitolati Le 10 spiagge più pericolose al mondo, ma a parte questo infelice primato — che una volta raggiunta la destinazione scoprirete non essere poi tanto vero — si tratta dell’isola di sabbia più estesa al mondo. Si trova a nord della Sunshine Coast in Australia, nello stato del Queensland, a circa 300 chilometri da Brisbane ed è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco nel 1992.

Oggi conta poco più di 300 abitanti ed è, oltre la sede di un centro di ricerca, un’ambita, ma poco conosciuta, meta turistica. Ma Fraser Island è soprattutto il luogo sacro per gli aborigeni australiani. Il nome dell’isola nella lingua butchulla, la popolazione che l’abitava, è K’gari e significa paradiso. Estesa su 1.840 chilometri quadrati, per visitarla ci sono diverse soluzioni: c’è chi campeggia, chi si affida a tour organizzati privati, chi a quelli di gruppo dormendo in piccoli resort. Qualunque sia la vostra scelta, c’è da tenere presente un’unica regola: è la natura a comandare. L’isola è piena di cartelli di avvertimento e divieti e prendere una multa per comportamenti inopportuni non è raro, come è facile che una guida vi dica: “Meglio pochi turisti, ma buoni”.

La caratteristica che la rende così speciale è il perfetto rapporto tra acqua e sabbia, unico al mondo. Sull’isola si contano 100 laghi, di cui 40 perched dune lakes, ossia laghi di duna, tutti alimentati da acqua piovana. Gli scienziati hanno anche scoperto che se dovesse smettere di piovere sulla Fraser Island rimarrebbe acqua per almeno 20 anni. Sembra impossibile da credere, ma il circolo dell’acqua piovana qui è molto lungo proprio per merito della sabbia che filtra l’acqua che scorre nei diversi creek (torrenti) dell’isola e che impiega dai 50 ai 250 anni per raggiungere l’oceano.

I suoi laghi sono tra i più puliti al mondo, quello più speciale è Lake McKenzie. Se non fosse per gli alberi che lo circondano e la temperatura “chillie” — come dicono gli aussie mates (gli australiani) che abbreviano qualsiasi parola — guardarlo vi farebbe pensare a un’isola della Polinesia perché la sua spiaggia è composta da silicio quasi puro, quindi bianchissima. Per spostarsi lungo Fraser Island gli unici mezzi consentiti sono i 4×4 perché, a parte un brevissimo tratto di strada asfaltata, per il resto del tempo si guida sulla sabbia e due volte al giorno la marea restringe notevolmente l’highroad. Alcune delle raccomandazioni che sentirete ripetervi quasi fino alla noia sono quelle relative ai dingo, i cani delle dune: sono solo 300 gli esemplari rimasti e gli attacchi all’uomo sono rari, ma conviene sempre girare in coppia, soprattutto la sera, e non farsi intenerire dal loro aspetto di simpatici cuccioli.

Oggi non abita più nessun membro della comunità butchulla, ma gli aborigeni si alternano per vegliare sull’isola e garantire — insieme ai ranger — che nessuno la rovini. In alcune zone, come nella Rainforest Pine Valley, l’accesso è addirittura vietato agli uomini della comunità aborigena (i turisti sono ammessi, ma non possono fare il bagno nel creek che l’attraversa) in quanto ritenuti incapaci di preservare la sacralità del luogo. In questa foresta crescono anche due specie di piante che confermano l’interesse dei colonizzatori europei: la prima è considerata la migliore per la realizzazione di violini, la seconda invece è stata usata per la costruzione di Venezia perché il suo legno non si rovina con l’acqua. Ma da quando Fraser Island è diventata patrimonio dell’Unesco non è più consentito prelevare nulla.

Tornando alla ricerca di se stessi, assaggiate l’acqua dei creek che incontrate sulla spiaggia: sa di tè, merito della lunga filtrazione attraverso la foresta. Poi salite sull’Indian Head e godetevi il panorama. Il rumore del vento e quello delle onde che si infrangono sulle rocce sono gli unici che sentirete. Se il paradiso fosse così non sarebbe male.

INFO: www.australia.com/it-it www.salewa.it


Originally published at www.wumagazine.com.