ANNI (PLACCATI) D’ORO

Il liceo è stata un’esperienza piena di contraddizioni.

Ho imparato velocemente tantissime cose, e con la stessa rapidità le ho dimenticate. Sono cresciuta, sono cambiata, ma sono sempre rimasta la stessa. Ho riso fino alle lacrime, altre volte invece le lacrime sono uscite per motivi meno facili da raccontare. Sono stata spensierata e felice, ma costantemente sotto pressione per la ricerca di risultati sempre al massimo delle mie possibilità per essere fiera di me e, soprattutto, per rendere fiera la mia famiglia. Ho imparato a gestire il mio tempo, il mio studio, ad essere autonoma, ma anche a chiedere aiuto a mia madre quando la sera mi si chiudevano gli occhi per la stanchezza e dicevo “Mamma, non ce la faccio”. Ho imparato a farcela.

Nel corso dei cinque anni ho scoperto che la famiglia non è un ostacolo, ma è una delle poche certezze su cui ci si può appoggiare.

Ho imparato che le amicizie sono difficili da mantenere, richiedono impegno, ma ne vale sempre la pena. Ho capito, in questi cinque anni, di essere una persona a cui non piace discutere, e ovviamente la mia migliore amica è una delle persone più litigiose che abbia mai conosciuto. Proprio lei però mi ha insegnato che i rapporti si possono sempre salvare, anche quando per motivi stupidi si passa dal sentirsi 24 ore al giorno al non parlarsi per un’estate intera. In qualche modo, se c’è la volontà, ogni situazione si può risolvere. Lei è stata la persona che mi ha fatto soffrire di più, ma oggi è una delle poche che definirei veramente “Amica”.

Sono stati gli anni dell’esagerazione: o ero troppo felice e tutto era bellissimo o la mia vita faceva schifo, nessun motivo per sorridere. Ho imparato a razionalizzare, a ridimensionare ogni cosa. Mi ci sono voluti tutti quegli anni per capire che essere il più equilibrata possibile sarebbe diventata la mia arma migliore nella vita.

Mi sono sentita forte grazie agli amici che avevo attorno e allo stesso tempo terribilmente sola, senza avere nessuno con cui parlare. Qui ho scoperto che nessuno meglio di mia madre riesce a capirmi.

Ho odiato tantissimo alcuni professori. A quello di latino e greco in particolare penso di aver augurato ogni tipo di disgrazia. Ma questo è lo stesso professore con cui ho ancora contatti, quello che è sempre felice di rivederci quando lo invitiamo alle nostre rimpatriate, quello che ti dice “ti voglio bene” e non suona strano.

L’ultimo anno è stato il più bello. Sapevo che sarebbe stata “l’ultima volta” di molte cose: l’ultima gita, l’ultima foto di classe, l’ultimo diario, l’ultima interrogazione, l’ultima cena di classe… Questo mi faceva apprezzare di più ogni singolo momento, perchè sapevo che un giorno avrei guardato tutto con sguardo nostalgico.

Per nessuna ragione al mondo vorrei tornare al liceo, sono felice di non essere più in quel vortice di felicità, tristezza, pressione, ansia, litigate e amori, risate e urla. Ma senza quegli anni frenetici non sarei mai la persona che ora sono orgogliosa di essere.

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