LA FALSA CIRCOLARE RAZZISTA: UN “ESPERIMENTO” NON IMPROVVISATO

Il bene si imita quando lo si conosce

Il 27 gennaio 2017 i ragazzi delle classi terze della scuola secondaria di primo grado “S. Pertini” di Vercelli hanno celebrato la Giornata della memoria con un’esperienza immersiva che ha avuto una larga risonanza mediatica.

Si è parlato molto di “esperimento”; questo articolo vuole spiegare ciò che è successo, ciò che ci ha condotto a questi risultati e ciò che — per noi insegnanti — deve essere e fare la scuola.

FARE “MEMORIA” A SCUOLA

Una delle missioni cui è chiamata la scuola è quella di conservare la memoria delle grandi tragedie che hanno segnato in modo indelebile la storia del Novecento. L’impegno è di sensibilizzare ragazzi e ragazze a non dimenticare ciò che è stato, raccontando eventi, mostrando immagini e documenti, narrando le storie personali di chi ha vissuto il dramma della persecuzione e della deportazione.

I tempi in cui viviamo sono però tempi difficili, in cui tutto scorre a gran velocità.

Le sollecitazioni sono continue, leggere, volatili e svaniscono con la stessa velocità con cui sono arrivate e si mescolano tra loro, al di là del loro valore e della loro importanza, si appiattiscono a un unico livello di comprensione, con il rischio che verità e fantasia abbiano lo stesso spessore.

QUALI STRUMENTI?

Le parole non bastano più e forse nemmeno le immagini del cinema, che tante storie ci ha raccontato sulla Shoa. E’ necessario pensare a nuove strategie, attraverso le quali arrivare in modo chiaro e diretto all’animo e al cuore dei giovani, per raggiungere il secondo obiettivo che si deve porre la scuola, e anche il più importante, quello di crescere uomini e donne capaci di opporsi alle ingiustizie, di assumersi la responsabilità di tutelare la vita dell’altro, di lottare per i diritti di tutti.

Noi docenti ed educatori abbiamo quindi il dovere di studiare, riflettere, meditare e costruire momenti alternativi per far comprendere in modo più profondo che ciò che è stato è avvenuto veramente, che può ancora avvenire e che anzi, sta avvenendo proprio in questo momento in qualche parte del mondo.

LA NOSTRA PROPOSTA…

Da questo presupposto è nata l’idea di proporre la simulazione della finta circolare a carattere razzista, secondo la quale i ragazzi di origine non italiana avrebbero dovuto seguire le lezioni in un’aula a parte, un’aula ghetto e avrebbero dovuto sostenere un esame specifico che valutasse le loro effettive conoscenze di lingua e cultura italiana.

Il Buongiorno di Mattia Feltri dedicato alla nostra “attivazione emotiva”.

La reazione dei ragazzi e delle ragazze “italiane” è stata quella raccontata dai molti giornali che hanno voluto dare attenzione alla nostra storia. Hanno chiesto con forza spiegazioni, non hanno lasciato soli i loro compagni fino a seguirli nell’aula ghetto con lo slogan “siamo tutti stranieri”. Hanno scoperto di avere delle risorse che non sapevano di possedere, si sono sentiti capaci di agire, qualcosa in loro è scattato, il loro cervello ha registrato una serie di emozioni e reazioni che, ci auguriamo, rimarrà come bagaglio personale e riaffiorerà tutte le volte in cui si troveranno a rispondere con autonomia e responsabilità a un’ingiustizia.

… È LA TAPPA DI UN PERCORSO

Un risultato che ci ha riempito di gioia ma che non è il frutto casuale di un “esperimento” quanto piuttosto una tappa importante di un percorso educativo e didattico che dura da anni e che vede al centro dell’attenzione la didattica dei Giusti.

I Giusti sono tutti coloro che, in situazioni di grave pericolo, hanno rischiato, e talvolta perso, la loro vita per tutelare quella di altri esseri umani.

Studiare le biografie dei Giusti del passato e del presente consente di mettere al centro delle nostre riflessioni la responsabilità personale, la capacità di agire positivamente sulla realtà, la capacità di riconoscere le ingiustizie e le prevaricazioni e di sapervisi opporre.

Per i Giusti niente è più importante della vita umana, ed è un dovere dell’uomo riconoscere nell’altro sempre e comunque un essere umano, anche quando le leggi, i pregiudizi, la propaganda vogliono farci credere che dall’altra parte ci sia un nemico.

LA DIDATTICA DEI GIUSTI E IL NOSTRO GIARDINO

La nostra scuola ha inaugurato lo scorso anno un Giardino dei Giusti, che accoglie coloro che giungono alla nostra porta proprio nello spazio verde all’ingresso principale.

Si tratta di un vero e proprio saluto di benvenuto, che porta con sé un messaggio di apertura verso il mondo e di attenzione nei confronti di chi ha scelto il bene.

Si tratta di una scelta educativa chiara e precisa: la scuola per noi è il luogo in cui ragazzi e ragazze possono scoprire la parte migliore di sé.

Il nostro compito di insegnanti ed educatori è quello di portare all’esterno tutto ciò che di buono vi è in ciascuno degli studenti e delle studentesse, che ogni giorno varcano la soglia della nostra scuola: se vedremo in loro il bene, loro rimanderanno il bene.

In un mondo che racconta i giovani nel peggiore dei modi possibili, diffondiamo immagini positive: il bene si imita, quando lo si conosce.

Ma il bene si insegna e si impara con la conoscenza e l’esperienza. Conoscere le figure dei Giusti, e progettare ed allestire Giardini dei Giusti scolastici, significa agire attivamente, fare scelte consapevoli, diffondere in prima persona storie di “bontà insensata” che cambiano il mondo. Questo per noi significa costruire con i ragazzi un bagaglio culturale ed etico con il quale attivarsi nella realtà.

La targa preparata dai ragazzi della “Pertini” e dedicata ai cittadini di Lampedusa nel Giardino dei Giusti della scuola.

I Giusti sono ponti che collegano il passato al presente, che mettono in relazione persone con culture e religioni diverse, accomunate da ciò che è uguale per tutti, la nostra umanità, con tutto ciò che questo, di meraviglioso e di tragico, comporta.

E nessun sentimento forse unisce più fortemente due esseri umani della gratitudine. Questo ci insegnano infine i Giusti: a essere grati nei confronti di tutti coloro che hanno saputo mantenere intatta la propria umanità e quella dell’altro, mettendola al di sopra di qualsiasi altro principio e che oggi ci insegnano a fare altrettanto.

Arricchiti da tanto riscontro, inaspettatamente anche internazionale, il nostro progetto per il futuro è diffondere la didattica dei Giusti come strumento concreto per fare cittadinanza a scuola e creare una rete di istituti seriamente intenzionati a discutere del ruolo che la scuola deve assumere in questo difficile momento per contribuire a formare cittadini pensanti, consapevoli, responsabili.

Se la tua scuola è interessata a dialogare su questi temi prendi contatto con noi attraverso la nostra pagina Facebook del Giardino dei Giusti.

Documenti

L’articolo di Gloria Pozzo che ha dato il via al tam tam mediatico

http://www.lastampa.it/2017/03/04/edizioni/vercelli/una-finta-circolare-in-classe-per-rievocare-le-leggi-razziali-D5sfSbQpt67ruTFlBC89KO/pagina.html

Leggi questo articolo di Gabriele Nissim sulla visita di Lassana Bathily nella nostra scuola.