Ho letto Grande Nudo, di Gianni Tetti

Quattro mesi fa, ho letto il romanzo dello scrittore sassarese, candidato al Premio Strega 2017. E ancora ci penso.

Questa non è una recensione. Voglio solo raccontare un’esperienza: che ho letto Grande Nudo di Gianni Tetti a gennaio, durante le vacanze, e sono passati quattro mesi, e ancora ci penso. Pochi libri mi hanno fatto questo effetto. Ci ho messo pochissimo a finirlo, nonostante si estenda per circa settecento pagine, perché quando iniziavo non riuscivo a smettere: vuoi per lo stile incalzante, asciutto, paratattico, che non ti lascia respirare mai, vuoi per la struttura del romanzo così vicina a quella di una serie tv — sì, mi sono ritrovato a fare binge watching di Grande Nudo — fatto sta che nel giro di qualche settimana ero già arrivato all’ultima pagina.

Tanto per chiarire: non è che sia un libro facile. In alcuni punti, lo ammetto, ho avuto voglia di prenderlo e gettarlo via dalla finestra, oppure sotterrarlo in giardino o bruciarlo nel camino: troppa verità, troppa umanità, troppo schifo; il tutto raccontato, e qui sta la vera forza del testo, con leggerezza, ritmo e pulizia stilistica.

Perché in ogni pagina di Grande Nudo succede qualcosa. In alcuni passaggi mi sono commosso, in altri ho riso, in altri ancora mi sono fermato a pensare; delle volte ho avuto vere e proprie reazioni fisiche alla lettura: nausea, eccitazione, incubi — ho dovuto smettere di leggerlo prima di andare a dormire. In effetti, ogni volta che lo si chiude, si ha la stessa sensazione che si prova non appena ci si risveglia da un sogno terribile, spaventosamente realistico.

Non dirò molto della trama. Solo che ho cominciato a guardare male i cani e meglio i preti — la crisi di vocazione (eufemismo) di Don Casu mi ha fatto questo effetto. I militari — e i trentacinquemila ettari di territorio lasciato alle servitù nell’isola — continuo a guardarli come sempre, invece. A scanso di equivoci: Grande Nudo è un libro ambientato in Sardegna, ma non è un libro sulla Sardegna: di questi tempi sembrerebbe quasi un’eresia, ma se il libro di Gianni Tetti — pubblicato da NEO, casa editrice abruzzese — è candidato al Premio Strega, forse è anche per questo. Il dialetto sassarese caratterizza i personaggi e non scade mai nel folklore e le note con le quali Tetti spiega il significato di alcune parole o espressioni sono degne del resto del romanzo.

Non dirò molto neanche dell’ambientazione. Solo una cosa: non penso che la definizione di “scenario apocalittico” basti a spiegare il mondo di Grande Nudo. Il fatto è che la vera apocalisse avviene dentro i personaggi: sono loro a scavare, insieme all’autore, sempre più a fondo, nelle viscere dell’animo umano. In sostanza, Grande Nudo è un libro sull’uomo. Punto. E nella visione di Gianni Tetti non c’è luce, non c’è speranza, non c’è amore — o, perlomeno, resta una rarità — tanto che, spesso, per l’ampia varietà di azioni vili, miserabili, brutali, per l’incessante soffiare del vento e per la continua mescolanza di reale e di fantastico, sembra di stare nell’Inferno dantesco e non in una Sassari distopica. Ammesso che tra i due luoghi vi sia una qualche differenza.

A chi gli chiede perché abbia scritto questo libro, Gianni Tetti risponde così: «Per parlare delle contraddizioni della nostra esistenza, della violenza insita in ognuno di noi, dell’indicibile amore di cui siamo capaci, dell’assenza, del destino, rispettare profondamente il tempo di chi legge, raccontare una storia appassionante, dare sensazioni forti, lasciare qualcosa a chi legge anche dopo che ha finito». Io ho letto Grande Nudo di Gianni Tetti a gennaio, durante le vacanze. E sono passati quattro mesi. E ancora ci penso.


L’AUTORE
Gianni Tetti è nato a Sassari. Si occupa di cinema e letteratura. Ha scritto e diretto il documentario Un passo dietro l’altro, è sceneggiatore di SaGràscia e ha collaborato alla sceneggiatura di Perfidia (due film diretti da Bonifacio Angius). Suoi racconti sono stati pubblicati su numerose riviste (Frigidaire, Il Male, Atti impuri) e in diverse antologie. Per Neo Edizioni ha pubblicato I cani là fuori (2009) e Mette pioggia (2014).

IL LIBRO
Il destino dell’uomo è segnato. Anche la terra sembra saperlo. Si apre, poi mastica e inghiotte, affamata. Tempi di guerra, di carestie e vendetta. Non c’è scampo agli attentati che si susseguono in città né rimedio ai fondamentalismi verso i diversi, non c’è salvezza dalle nubi tossiche né speranza nella misericordia umana. C’è solo una possibilità. È scritta nel vento. E porta un nome: Maria. La riscossa degli ultimi parte da una Sardegna infetta, un’isola/mondo in cui i cani governano e un pescatore affetto dal morbo guida un’orda stracciata verso la terra promessa.
Leggere Grande Nudo è come guardarsi in uno specchio deformante, capace di restituirci l’immagine di una nudità primordiale, che stordisce. La narrazione di un’umanità senza scampo, preda di se stessa.