Stratfor:” il 2017 è l’ultimo anno dell’euro?”

di Cesare Sacchetti

su Libero Quotidiano (pag.10) del 16/02/2017

L’ultimo rapporto sulla crisi dell’euro pubblicato da Stratfor, la società americana specializzata nelle analisi degli scenari economici e geopolitici globali, si intitola eloquentemente “L’eurozona: sull’orlo di una crisi”. Nell’analisi in questione si delineano chiaramente tutti i potenziali scenari che rappresentano dei forti fattori di rischio per la tenuta dell’eurozona, e l’Italia è al primo posto tra le situazioni di criticità della moneta unica. Negli ultimi due anni , a mettere al riparo i paesi del Sud Europa da un probabile ritorno dello spread (il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e tedeschi) ha contribuito sostanzialmente il programma lanciato da Mario Draghi nel 2015 con il Quantitative Easing, l’acquisto dei bond sul mercato secondario. A far cambiare le prospettive degli investitori, orientati da diversi mesi a questa parte a vendere i titoli del debito dei paesi dell’eurozona, hanno contributo sostanzialmente due fattori. Il primo è un rialzo dei livelli di inflazione nei paesi dell’euro. Dal luglio dello scorso anno infatti, l’inflazione dell’eurozona è risalita dalle secche dello 0,2% fino ad arrivare all’1,9% del gennaio di quest’anno. Se c’è disaccordo sul fatto che gli effetti di un rialzo dei prezzi nell’eurozona siano da attribuire esclusivamente alle politiche monetarie della Bce, resta il fatto che gli investitori, secondo Stratfor, hanno già iniziato a disfarsi dei titoli di Stato proprio a fronte delle ridotte prospettive di profitto dovute ad una risalita dell’inflazione.

Il secondo fattore che sta contribuendo a cambiare le prospettive degli investitori è l’annuncio giunto da Mario Draghi nel dicembre 2016, quando ha dichiarato che già dal marzo di quest’anno l’ammontare degli acquisti dei titoli di Stato si sarebbe ridotto dagli attuali 80 miliardi ai 60 miliardi di euro. Da Francoforte hanno fatto sapere che non si tratta in alcun modo di un’anticipazione della fine del QE, garantendo che il programma andrà avanti finché sarà necessario, ma i mercati sembrano aver dato una diversa interpretazione delle intenzioni della Bce , tanto che lo spread tra i titoli italiani e tedeschi sta già risalendo. Questa situazione, scrive Stratfor, provoca “problemi per l’unione monetaria, mettendo più pressione sui paesi indebitati come l’Italia, che a sua volta si trova costretta ad affrontare pagamenti del debito più alti”. Uno scenario che porterebbe ad un “circolo vizioso”, con il governo impossibilitato a restituire il pagamento degli interessi più alti sul debito, e le banche che da sole hanno la quota più alta del debito italiano, il 20%, a subire le perdite maggiori.

La sensazione tra i mercati è che l’Italia sia il paese più a rischio per un eventuale ritorno della crisi dello spread , mentre il governo appare “fragile e le divisioni tra il partito democratico aumentano le probabilità che si tengano le elezioni nel corso di quest’anno”. Secondo gli analisti americani, gli eventuali beneficiari di questa incertezza politica potrebbero essere la Lega Nord e il M5S, partiti considerati fortemente critici della moneta unica. Le tensioni per la moneta unica arrivano anche dalla Francia, dove le probabilità di una vittoria della Le Pen stanno contribuendo a far salire anche lo spread tra i titoli francesi e tedeschi. Le possibilità che la Le Pen conquisti l’Eliseo non sono più così remote, dal momento che “tutti gli altri candidati in corsa per la presidenza hanno dei punti deboli che potrebbero rivelarsi fatali per le loro campagne”. La sua sconfitta dunque “non è affatto scontata”. Ma il fianco dell’euro resta scoperto anche dal ritorno in scena della crisi greca. La Grecia ha disponibilità finanziarie fino a luglio, ma da quel momento in poi non avrà più risorse e si troverà costretta a chiedere nuovi finanziamenti per proseguire. Le probabilità che si torni ad una crisi simile a quella dell’estate del 2015 sono alte, se si considera che Trump ha un’attitudine ostile verso l’euro e la Germania, e molto probabilmente il FMI non aderirà al piano di aiuti per la Grecia. Il 2017 è quindi l’ultimo anno dell’euro? L’insieme di questi fattori porta a pensare che la moneta unica difficilmente possa sopravvivere ad una crisi che vede l’euro troppo debole su molti versanti.

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