Prima l’ignoto, prima la maggioranza invisibile
Human Factor Lab
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Una voce dalla maggioranza invisibile

Senza pretendere di emulare la preparazione e la competenza politiche degli autori di questo testo, di cui condivido pienamente il contenuto, vorrei permettermi di portare un modestissimo contributo ripartendo proprio da un passaggio che ho apprezzato in modo particolare:

“[…] veri e propri momenti di formazione politica e culturale nazionale e sui territori. C’è bisogno di studiare, e studiare tanto: perché un soggetto politico che punta al cambiamento deve farsi carico di costruire appuntamenti ampi e popolari che producano coscienza e capacità critica.”

Mi sento di sottolineare con forza come, a mio avviso, questo sia il punto chiave da un lato per comprendere le ragioni profonde della disgregazione interna alla politica e tra partiti e società; e dall’altro per costruire un soggetto radicalmente diverso nella sua composizione e nel suo ruolo. Pur ritenendo i tentativi di analizzare le cause dell’incapacità dei partiti di rappresentare i gruppi sociali, di cui si sente tanto discutere, del tutto superflui e fuorvianti — innanzitutto in quanto dal mio punto di vista i partiti non devono “interpretare” il sentire popolare per rappresentarlo nelle istituzioni, ma piuttosto proporre un’idea ben precisa e “convincere” gli elettori della sua bontà, e in secondo luogo sulla base del fatto che il modello dei social cleavages teorizzato da Lipset e Rokkan viene considerato ormai da tempo non più adeguato a spiegare il comportamento degli elettori — lo scollamento tra partiti e società è un fattore che considero fondamentale.

Ed è appunto attraverso i due elementi citati dal testo di riferimento che secondo me si può arrivare ad un superamento di questo stallo.

Da una parte lavorando sodo alla formazione di una classe politica che la maggior parte dei cittadini possa considerare esemplare. Personalmente, quello che auspico è vivere in un Paese governato da professionisti della politica (nell’accezione più bella del termine) che siano in grado di migliorare la società rendendola meno ignorante, volgare, culturalmente arretrata e intorpidita; che si distinguano per onestà intellettuale, e che rispettino il mandato ricevuto, per esempio non candidandosi a ulteriori cariche una volta eletti; che siano capaci di difendere le posizioni ed ideali che incarnano con toni pacati ed un registro obiettivo, senza scadere nel turpiloquio né lasciarsi andare alla necessità di esprimersi frettolosamente secondo i dictat della comunicazione su social network; che siano, in poche parole, migliori di me e quindi in grado di guidarmi.

Dall’altra parte intraprendendo un’operazione capillare di informazione di massa attraverso i circoli e internet, organizzando eventi e producendo materiali che restino a disposizione di tutti.

Certamente è un percorso lungo e faticoso, probabilmente non destinato a dare frutti a breve termine, ma penso imprescindibile e ampiamente condiviso nelle ragioni che lo determinano.

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