Chiara Beria
Sep 8, 2018 · 4 min read

L’INTERVISTA IMPOSSIBILE DI DEGRADO NEWS

Foto: Jasper180969 (Jason)

ADOLF HITLER: «SONO UN UOMO DI CHARME»

La propaganda lo descrive come un infaticabile capo di Stato. Invece passa le ore a farsi bello. E per il futuro ha un sogno: fuggire in Amazzonia

di HELMUT SPRINGFIELD

Sul lago Königsee i larici si sono fatti rossi, gialli marroni. L’autunno avanzato rende l’aria pungente e frizzantina. Appoggiato alla balaustra di legno, Hitler osserva inquieto il paesaggio bavarese. Il Nido dell’Aquila, un regalo del suo amico Bormann, non gli va particolarmente a genio. Soffre di vertigini e, da bravo aquilotto, esce solo lo stretto necessario. Giusto il tempo di una boccata d’aria, possibilmente accoccolato su una poltrona di vimini. Ai suoi piedi, la cagna Blondi guaisce nel sonno. Eva Braun lo guarda da lontano, assorta, un libro posato sulle ginocchia.

Tre anni fa ho chiesto all’ambasciatore tedesco il permesso di intervistare il Führer. Il 10 ottobre 1938, quando ormai non vi speravo più, la segretaria mi ha consegnato un telegramma con una grande svastica nella filigrana. Poche parole cortesi. «Intervista accordata. La aspetto al Nido dell’Aquila il 24 ottobre alle 10.30. Distinti saluti, Adolf Hitler». Due settimane! Il tempo di chiudere il mio appartamento a New York, saltare su una nave e attraversare l’oceano.

Cancelliere, qual è il suo primo pensiero appena sveglio?

Il mio pizzetto. Per squadrarlo alla perfezione ci vogliono due ore di toilette.

Quindi tiene molto al suo aspetto. Credevo che pensasse solo alla politica.

Macché. Sono un uomo di charme. E poi devo tenermi stretta la Braun. La mia ultima amante si è suicidata sette anni fa.

Si vocifera che fosse Angelika Raubal, la figlia di sua sorella Angela.

Sì, che male c’è? Il moralismo è tipico delle nazioni plutocratiche. Nel Reich nulla si frappone tra l’uomo e l’eroica espressione della sua virilità.

Lo dice anche il suo amico Mussolini.

Amico no, diciamo buon conoscente. Per essere un Untermensch ha dei numeri, lo ammetto.

Tra pochi giorni l’Italia festeggerà il sedicesimo anniversario della Marcia su Roma. Cosa ricorda di quel giorno?

Nulla. Ero a Monaco a farmi una birra.

Eppure si dice che sia un grande ammiratore del Duce.

È una delle tante bugie sul mio conto. Le pare che vada in giro con quel ridicolo fez in testa? E poi D’Annunzio gli ha suggerito le battute per anni. Io sono un uomo del popolo e i discorsi me li scrivo da solo.

E si vede. È vero che ha solo la licenza elementare.

È vero e me ne vanto. Le chiacchiere snob le lascio a voi americani.

Il suo Mein Kampf ha venduto 241mila copie tra il 1925 e il 1933. Un risultato piuttosto deludente.

Si informi meglio. Negli ultimi anni ne ho vendute centinaia di migliaia.

Vendute o regalate?

Che differenza c’è? È stato un grande successo in tutta la Germania.

Non si può dire lo stesso dei suoi acquerelli. Ho letto che la sua domanda di ammissione all’Accademia dell’Arte è stata respinta due volte.

Guardi, le sue provocazioni non mi sfiorano neppure. E poi i critici d’arte sono tutti comunisti.

Lei è un sostenitore della superiorità della razza ariana. Che aspetto avrà l’uomo del futuro?

I suoi occhi saranno azzurri come le onde del mare. I capelli saranno biondi come i campi di grano …

Cioè l’esatto opposto della sua fisionomia.

Questa è la tipica osservazione giudo — pluto — marxista. Sono nato in Austria, al confine con la Baviera. Nei secoli i germani del Nord si sono incrociati con popolazioni più meridionali, dando origine alla razza carpato — danubiana. Purtroppo io non appartengo alla più pura delle stirpi tedesche, ma i tratti fondamentali sono indiscutibilmente ariani!

Se lo dice lei. Parliamo degli ebrei. È vero che vuole mandarli in Madagascar?

Certo, il record dello sterminio lo lascio a voi. Gli Stati Uniti, se ricordo bene, hanno massacrato due milioni di nativi americani.

Veramente migliaia di ebrei tedeschi stanno scappando negli Stati Uniti. Non è che “Madagascar” è un eufemismo per dire …

Campo di concentramento? Può darsi. Un problema in meno.

Sarebbe un crimine contro l’umanità. Ha letto la Dichiarazione congiunta sul genocidio armeno?

Che m’importa degli armeni? E comunque, l’Übermensch non ha tempo per simili sciocchezze.

Un mio amico filosofo mi ha detto che Nietzsche la considererebbe un deficiente.

Lei è un mascalzone, come tutti i giornalisti.

Dove si vede tra dieci anni?

Ho un paio di amici in Brasile. In ogni caso, ovunque tranne che a Berlino. Odio la puzza dei sotterranei della cancelleria.

Auguri allora.

Grazie. Torni ancora a trovarmi. Stare con Eva mi fa venire la depressione. Per fortuna c’è Blondi …

Foto: Bundesarchiv

Giornalista con velleità letterarie

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