Per riaccendere la lampadina, e alla svelta

18. Non è più il tempo del purché se ne parli, bisogna che se ne parli per ragioni credibili, pertinenti e rilevanti.

[The Newtrain Manifesto]

Nutro una sfiducia innata per le maggiori insta-star. È un fastidio amico, a cui sono affezionata. Ormai compie dieci anni: è grandicello, già in vena di feste. Un’amica e collega lo asseconda: proprio stamattina, mi fa gustare meglio il caffè inviandomi la citazione qui sopra. È dentro una newsletter, di quelle coi fiocchi da pacco regalo. Il contenuto pesca alcune tesi (tra cui la .18) da The Cluetrain Manifesto— ma nella versione riedita dal team di Paolo Iabichino, cioè The Newtrain Manifesto. Sono poche ma esatte, argute: proprio le qualità che mancano alle strategie (strategie?) …


[Su Adriano Pappalardo, matrimoni, personal branding e antifurti.]

Ricominciamo non è solo una hit da tempo delle mele: è una lezione primordiale di personal branding. Bando ai “io vorrei, non vorrei, ma se vuoi”. Pappalardo taglia corto con l’imperativo.

Pensiamoci. Lui spazientito da far paura al Furio Zoccano; il sangue che si fa lava al pensiero di stare a guardare; una donna che passa le notti chissà dove. Deve riprendersela, lei è sua. Punto. Perbacco, penso, e realizzo: Pappalardo sente l’urgenza, ma non ha fretta. Pappalardo è un freelancer, uno di noi.

Image for post
Image for post
Gli occhi di brace su Donna Glamour

Noi che siamo brand, noi che dobbiamo sposare il noto motto “Ricominciamo” con rito abbreviato e due pacche sulla spalla. Poi c’è da rinnovare i voti, nella gioia e nel dolore. I vincoli nuziali obbligano a prendere una posizione; a cercare la propria identità con il lanternino; ad ingraziarsi il cambiamento, anzichè fissarlo con occhi di brace. Bisogna riconoscerlo, dargli un nome — o un nomigliolo, così fa meno paura. Provare quel brivido dentro e corrergli incontro, scoprire che musica ascolta e quale parte del pollo preferisce. Frequentarlo. Ci siamo abiutati, anzi: ne siamo dipendenti. Il cambiamento è il nostro datore di lavoro.


“You see, technically, chemistry is the study of matter, but I prefer to see it as the study of change: Electrons change their energy levels. Molecules change their bonds. Elements combine and change into compounds. But that's all of life, right?"

"Ecco, tecnicamente... la chimica è lo studio delle sostanze, ma io preferisco vederla come lo studio dei cambiamenti. Ad esempio, pensate a questo: elettroni, loro cambiano i loro livelli di energia; molecole... le molecole cambiano i loro legami; elementi... si combinano e cambiano in composti. Be', questa... questa è la vita, giusto?" …

Image for post
Image for post

Nella testa di chi scrive c’è un grande pendolo da orologio.

Oscilla tra l’amaro vuoto creativo e il piacere delle trovate originali: un’altalena tra picchi di orgoglio e frustrazione. Si tratta di un movimento naturale in cui una parte è funzionale all’altra, come giorno e notte.

Seguire il dondolìo spontaneo della creatività è un buon esercizio. Obbliga a scalare la parete della fantasia con uno zaino ben equipaggiato. Quindi, io ascolto e studio, a prescindere da una scadenza. Metto da parte una linfa che, se sono brava — e un po’ fortunata — inizierà a scorrere per trascinare a valle roba fresca.

Ok, la sto prendendo larga, arrivo al punto.

In questo momento, sto lavorando perchè il mio nuovo sito e i miei canali parlino come farei io. Voglio che preparino a conversazioni gentili e argute. …


La comunicazione è quel posto in cui cheap non è chic

“Ottimizzare”: brutto suono, supremo significato. Vorrei vivere dentro a questa parola che arrederei compiacendo la mia Marie Kondo interiore.

Il dizionario ne dà tante definizioni e, con mia sorpresa, la più sintetica e convincente sembra quella riferita al campo della matematica applicata (!):

[…] con riferimento a un problema le cui soluzioni dipendano da uno o più parametri o funzioni variabili, scegliere questi in modo che la corrispondente soluzione sia la migliore in relazione a una particolare applicazione.

Tutto ciò è conveniente e interessante ben oltre il campo delle scienze esatte — durante una riunione in cui si pensa il lancio di un prodotto, ad esempio. …


In città, in un pomeriggio afoso, il furore delle chiome delle giovanissime provoca un po’ di invidia mista a una gran sensazione di caldo.

Portano i capelli quasi tutte allo stesso modo: lisci, pesanti, pari come bordi di coperte, da manuale di bellezza non scritto. A volte li usano per coprire metà viso nelle foto, ok, sarà la moda. Si fatica a distinguerle e a loro piace così. Il senso di appartenenza vale più di mille selfie, è una calamita per cuori e storie(s). Ci siamo passate.

Con il tempo, arriva un momento in cui fare la differenza diventa un lavoro a tempo pieno, una selezione caparbia e sconclusionata di dettagli cool. C’è chi punta tutto proprio sulla chioma e sul taglio. Cosa deve suggerire la testa nel tempo di un’occhiata? Chi stuzzica? Chi respinge? …


Leggere gli autori di Linkiesta, in molti casi, non è così male. Lo stile provocatorio e scanzonato si lascia spesso leggere. Alcuni sanno mettere da parte il piglio politically correct in favore di una più sana onestà intellettuale.

Image for post
Image for post
Immagine da mystratfordnow.com

“Vuoi fare lo scrittore? Le scuole di scrittura creativa sono un imbroglio (ed è meglio che tu lo sappia)” è il titolo di un articolo del 27 ottobre 2017. L’ho letto quando ero già iscritta al corso di copywriting della scuola Belleville di Milano.

Belleville è menzionata dall’autore dell’articolo. Trova posto, secondo Davide Brullo, tra le accademie che “sbucano ovunque, come le slot machine nella sala oscura di un bar di periferia”. …

About

Chiara Ferrari

Copy and soul, darkness and humor

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store