Artissima 2019 — dialoghi intorno alla censura

NB Questo articolo sarebbe stato destinato a La Stampa Torino a seguito di una collaborazione nata con l’Accademia Albertina. Come spesso accade in queste occasioni, il pensiero e la ricerca espressa sono state tagliate, rimodellate a piacimento, storpiate, eccetto il nome a fine articolo . Ancora una volta i giovani si dimostrano essere l’ultima ruota di un carro sbilenco basata solo sull’apparenza. I circa 2500 caratteri imposti sintetizzano e semplificano parecchio le ore di lavoro svolto durante la collaborazione che sarebbe dovuta essere volta ad un’idagine sul pubblico di Artissima; inutile dire che sul quotidiano non troverete nulla di quanto scritto qui sotto.
L’ironia beffarda della sorte ha voluto che un articolo sulla censura sia stato censurato e a mio parere questa non è che l’ennesima prova che la libertà di stampa in Italia vacilli e che giovani e studenti debbano essere rappresentati come degli stupidi automi senza pensiero nè carattere.
Mi appresto a condividere i pensieri emersi dagli scambi avvenuti durante la fiera anche nel rispetto delle persone citate che ci hanno dedicato il loro tempo. A voi va il mio grazie.
Chiara.
Artissima si appresta a concludersi e come ogni anno i tre giorni di fiera sembrano non bastare. C’è così tanto da vedere che perdersi fra gli stand è facile; labirinti bianchi e colorati dentro cui le opere paiono ballare ad un ritmo sincopato. Fra una galleria e l’altra è facile incontrare anche un pubblico eterogeneo, tra curiosi, appassionati d’arte, collezionisti e galleristi che scelgono di visitare Torino per questa occasione. Il nostro primo incontro è stato con Marica Fumagalli, 31 anni, ingegnere e studentessa di pittura, che ci mette al corrente del suo pensiero per cui “l’arte ti libera e ti fa affrontare temi nuovi senza sentirti giudicata”. Ecco perchè sembra così importante oggi parlare di censura: come spiega la direttrice Ilaria Bonacossa “il tema di quest’anno nasce proprio da una sensazione di libertà messa in discussione”. Vincent Sator, 43 anni, gallerista e talvolta collezionista parigino, ci conferma che la censura è una questione politica legata ai vari stati e alla continua evoluzione del mondo. E’ facile pensare che per esempio in Iran o in Cina artisti e galleristi possano essere cunsurati, ma non ci si aspetterebbe che, come ci racconta, anche a New York vengano imposte delle limitazioni. Riguardo alla fiera, Sator si dichiara colpito dalla qualità delle esposizioni, tanto che ci rivela la sua intezione di acquistare qualche opera.Anche Sara, 21 anni, studentessa di management curatoriale, proveniente dall’Arabia Saudita, spende più di una parola a sfavore della censura in quanto fattore limitante dell’espressione personale. Ci ha manifestato inoltre il suo interesse per la galleria ATHR e l’artista saudita in mostra Sultan Bin Fahad. Pino Pipoli, 57 anni, artista, si considera molto vicino al tema della censura anche grazie alla rivista di arte erotica da lui fondata: NCG (New Gentelman’s Club) .“Nonostante il fatto che la mia rivista sia distribuita solo nei musei, spesso ci sono problematiche da affrontare”; in generale il fraintendimento avviene per via della gente che non comprende il significato nè il sarcasmo che si cela dietro a questo progetto. Invece Angela Tomasello, 43 anni, architetto torinese, si aggira per la fiera in cerca di ispirazioni sempre contemporanee per il suo lavoro; ci spiega che per lei la censura è “un elemento reso necessario dal mercato” ma in rapporto alla sua professione, più si cresce e meno la si incontra. In conclusione a questa giornata di Artissima, possiamo affermare piacevolmente che gli scambi di idee e opinioni con il pubblico sono stati molto intensi e piacevoli, ed anzi siamo state felici di notare quanto il tema della censura sia effettivamente considerato importante sia fra un pubblico di soli appassionati che di addetti ai lavori.
Chiara Lombardi e Lisa Brero
