DRIVE, lo scorpione nobile

ATTENZIONE: SPOILER!

Il finale nobile del film “Drive” annienta in un secondo la sensazione di terrore-orrore che invece pervade lo spettatore per quasi tutta la durata della pellicola. Il protagonista, o meglio il primo piano del suo sguardo lucido e languido, se ne va per sempre da Los Angeles lasciandosi alle spalle cadaveri uccisi a freddo, un milione di dollari e la donna della sua vita. Porterà con sé la sua auto, la sua personalità completamente intatta, il suo senso di coerenza e, per l’appunto, la sua nobiltà.

Inserire questo film all’interno di un genere specifico risulta alquanto difficile, definirlo invece un Film è semplice: fotografia e inquadrature perfette, tecnicamente ottime, caratterizzate da minuziose scelte nelle angolature, nella posizione della camera nei confronti degli attori; le luci e l’illuminazione in generale, insieme alla colonna sonora, occupano un ruolo importante, quello di accompagnare, altre volte esaltare lo stato d’animo del protagonista. A questo proposito è esemplare la scena all’interno dell’ascensore nella quale, con un effetto rallenty molto azzeccato, una musica incalzante e un particolare gioco di luce, il ragazzo prima bacia malinconicamente e affettuosamente Irene, poi riduce in brandelli il cranio dello scagnozzo al loro fianco mandato lì per ucciderlo (ovviamente sotto gli occhi esterrefatti della ragazza) mostrando allo stesso tempo la sua nobiltà d’animo e la bellicosità tipica dello scorpione che, tra l’altro, ha cucito sul retro del suo giubbotto argentato. Scena, questa, che segna anche la svolta: se prima aveva ucciso degli uomini, lo aveva fatto per il semplice tentativo di sopravvivere, mentre di lì in poi, le minacce, le botte, le martellate sulle mani si fanno sistematiche, quasi quanto la sua spietata crudeltà giustificata, se possibile, unicamente dal suo senso della lealtà, dalla sua voglia di riscattare Standard e proteggere Irene e suo figlio.

Infine, una nota di merito va all’ambientazione in stile nineties, afferrabile appena preso posto sulle poltroncine, grazie al colore fuxia dei titoli di apertura in Mistral e che continua per tutto lo scorrere della pellicola se si notano piccoli particolari come la pettinatura di Irene, le sue gonne lunghe ed anche l’abbigliamento del protagonista stesso, con i suoi jeans attillati a vita alta e il giubbotto color argento.

(Fonte: http)


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