“Nulla potrà separarci dall’amore di Dio”

Ravi Zacharias racconta la storia di Hien Pham.


Nel corso della storia l’Antico e il Nuovo testamento si sono rivelati essere affidabili e veritieri. La storia che segue muove la mia fiducia nella potenza della Parola di Dio e la Sua sovranità più di ogni altra storia.
Vorrei condividerla con voi.

Avevo un ministerio in Vietnam nel 1971 e uno dei miei interpreti era Hien Pham, un energico giovane cristiano. Aveva lavorato come traduttore per le forze americane, ed era stato di grande aiuto sia per loro che per i missionari come me.
Abbiamo attraversato insieme tutto il paese e prima che io tornassi a casa nacque una profonda amicizia.
Non sapevamo se le nostre strade si sarebbero nuovamente incrociate.
Diciassette anni dopo ho ricevuto una telefonata:
“Fratello Ravi?” chiese l’uomo.
Ho riconosciuto subito la voce di Hien, e ben presto mi ha raccontato la sua storia.

Poco dopo l’esperienza del Vietnam, Hien era stato incarcerato con l’accusa di aiutare gli americani. I carcerieri cercarono di indottrinarlo contro gli ideali democratici e contro la fede cristiana.
La quotidiana propaganda comunista, le idee di Marx ed Engels, cominciarono col tempo a pesare.
“Forse” pensò “ho mentito. Forse Dio non esiste. Forse l’Occidente mi ha ingannato”.
Così Hien decise fra sé che dall’indomani, al suo risveglio, non avrebbe più pregato e né avrebbe pensato alla sua fede.

La mattina seguente, gli fu assegnato il temuto compito di pulire le latrine del carcere. Pulendo un barattolo di latta traboccante di carta igienica il suo sguardo fu catturato da quello che sembrava essere un testo in Inglese stampato su un pezzo di carta. Lo afferrò di fretta, lo lavò, e dopo che i suoi compagni si erano ritirati, quella notte, recuperò il foglio e lesse le parole:
“Romani 8”
Tremando, cominciò a leggere.
“E noi sappiamo che in tutte le cose Dio opera per il bene di coloro che lo amano … perché io sono convinto che nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore”.
Hien pianse.
Conosceva bene la sua Bibbia e sapeva che non c’era verso più pertinente di quello per una persona che era sul punto di arrendersi.
Gridò a Dio, chiedendo perdono: quello doveva essere il primo giorno in cui Hien non avrebbe più pregato.
Evidentemente Dio aveva altri piani.
Ciò che i suoi aguzzini usavano come rifiuto, non poteva essere più prezioso per Hien.

Dopo aver trovato quella pagina della Scrittura, Hien chiese al comandante se poteva pulire le latrine regolarmente, perché aveva scoperto che qualche funzionario stava usando una Bibbia come carta igienica.
Ogni giorno Hien prendeva una porzione della Scrittura, la puliva, e l’aggiungeva alla sua collezione per la lettura serale.

Venne il giorno in cui, attraverso una serie altrettanto provvidenziale di circostanze, Hien fu rilasciato dal carcere. Cominciò subito a fare piani per lasciare il paese e costruire una barca per la fuga, insieme ad altre cinquantatrè persone.
Tutto stava andando secondo i piani fino a qualche giorno prima della partenza. Quattro Vietcong bussarono alla porta di Hien e dissero che avevano sentito parlare della sua fuga.
Egli lo negò e loro se ne andarono.
Hien si sentì sollevato, ma allo stesso tempo deluso con se stesso.
Fece una promessa a Dio: se i Vietcong fossero tornati, avrebbe detto loro la verità.
Fu completamente scosso quando solo poche ore prima di salpare, i quattro uomini tornarono.
Interrogato di nuovo, Hien confessò loro la verità.
Con suo stupore, gli uomini si chinarono in avanti e in toni sommessi, chiesero se potevano scappare con lui.

In un piano di fuga assolutamente incredibile, tutti loro raggiunsero ben presto il mare aperto ma furono improvvisamente inghiottiti da una violenta tempesta.
Hien mi disse al telefono: “Fratello Ravi, se non fosse stato per la capacità di navigazione di quei quattro Vietcong, non ce l’avremmo fatta”.
Arrivarono in modo sicuro in Thailandia, e anni dopo Hien venne in America, dove oggi è un uomo d’affari.