In Cina e Asia — Hong Kong sfratta la marcia per la democrazia

Hong Kong sfratta la marcia per la democrazia

Il prossimo primo luglio, l’annuale marcia per la democrazia a Hong Kong non partirà come di consueto dal Vittoria Park. L’appuntamento ha sempre voluto marcare le distanze della città autonoma e liberale dall’influenza del governo cinese. Ma quest’anno gli organizzatori si sono visti respingere la richiesta di utilizzare il parco, dove al contrario si terrà il raduno della Hong Kong Celebration Association, gruppo considerato su posizioni filo-pechinesi.

Preoccupazione principale per il prossimo primo luglio è mantenere la stabilità. Si celebra infatti il ventesimo anniversario del ritorno dell’ex colonia britannica sotto la sovranità cinese e per l’occasione Xi Jinping sarà in visita nella Regione autonoma per tre giorni. Ma attorno alla presenza cinese e all’influenza sulla politica locale si sta facendo sempre più forte il malcontento di settori della popolazione che reclamano il suffragio universale per il governatore, senza che i candidati passino per l’approvazione di Pechino e che ha visto esponenti indipendentisti eletti all’assemblea legislativa locale.

Usa e Cina: intesa su commercio

Gas, carne, miglior accesso ai servizi finanziari. Stati Uniti e Cina cercano di ripianare le divergenza sul piano commerciale siglando un accordo che dovrebbe contribuire a ridurre l’enorme deficit Usa nella bilancia degli scambi. La strategia di riavvicinamento intrapresa da Donald Trump, dopo una campagna elettorale all’insegna degli attacchi a Pechino, e i contatti costanti con il presidente Xi sembrerebbero quindi andare nella direzione auspicata. Per il segretario al Commercio, Wibur Ross, l’intesa è più di quanto sia stato fatto in passato nei rapporti tra le due più grandi economie al mondo. L’accordo prevede che regolari forniture di gas naturale liquefatto partano dagli States verso la Cina per soddisfare la domanda di energia sostituendo carbone e petrolio. I cinesi permetteranno inoltre l’importazione di carne di manzo, ponendo a un divieto durato 14 anni. Infine i servizi finanziari con una maggiore apertura del mercato d’oltre Muraglia alle imprese statunitense, come ad esempio nei servizi di pagamento.

Taiwan per l’America First di Trump, con le armi

Gli sforzi taiwanesi per costruire una difesa autonoma non avranno ripercussioni sull’acquisto di sistemi d’arma dagli Usa. Anzi, Taipei garantisce che continuerà ad approvvigionarsi dagli Stati Uniti, contribuendo alle economie e all’occupazione di almeno sei Stati, in. nome del principio dell’America First tanto caro al presidente Donald Trump.

Il governo taiwanese ha così rotto la consueta riservatezza tenuta sui rapporti con gli Usa, nel delicato sistema di relazioni con la Cina che ufficialmente considera l’isola parte del proprio territorio. Per Taipei l’alleanza con Washington resta una priorità. Il governo ha inoltre fornito dettagli sui costi sostenuti negli ultimi anni. Dal 2008 al 2015 Taiwan è stato il settimo acquirente di armi ed equipaggiamenti militari statunitensi, con una spesa media di 2 miliardi l’anno.

Accusato di spionaggio, fa causa all’Fbi

Per il fisico Xi Xiaoxing l’accusa di spionaggio nei suoi confronti non è stato un semplice errore giudiziario. L’Fbi avrebbe fabbrica prove contro di lui, non capendo le sue ricerche. Per questo il docente alla Temple University ha fatto causa ai federali dopo l’arresto nel maggio del 2015. Xi fu accusato di essersi appropriato di alcune ricerche condotte nei laboratori di un’impresa statunitense e di averli passati a colleghi cinesi. In realtà le ricerche non riguardavano dispositivi sensibili e la condivisione faceva parte della normale collaborazione tra scienziati. Tuttavia il legale di Xi inquadra l’accaduto nella profilazione dei ricercatori di origine asiatica portata avanti dall’Fbi.

Intrecci jihadisti tra il Sudest asiatico e il Bangladesh

Le reti jihadiste del Sudest asiatico e del Bangladesh hanno instaurato una collaborazione sempre più fitta. Altrettanto dovrebbero quindi fare i servizi d’intelligence dell’area, ampliando gli scambi in chiave anti-terrorismo. Sono queste le conclusioni cui è giunto l’ultimo rapporto del centro studi indonesiano Institute for Policy Analysis of Conflict’s. Lo jihadismo si fa sempre più internazionale. Militanti bangladeshi sono reclutati da gruppi filippini, i malaysiani combattono a Mindanao, Kuala Lumpur diventa la base per chi vuole partire verso la Siria. E a loro volta i gruppi del Bangladesh stanno diventando un punto di riferimento per la regione.


Originally published at medium.com on May 12, 2017.

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