In Cina e Asia — Mogli degli avvocati contro Pechino

Mogli degli avvocati contro Pechino

Le moglie di alcuni dei più prominenti avvocati per la difesa dei diritti civili incarcerati in Cina chiedono agli Stati Uniti di sanzionare i funzionari di Pechino coinvolti nella detenzione e nei maltrattamenti dei mariti. Nel corso di un’audizione al Congresso Usa hanno accusato la Repubblica popolare di fare guerra alla legge. Chen Guiqu ha nuovamente raccontato le torture inflitte al marito Xie Yang, che la scorsa settimana ha confessato pubblicamente di aver complottato contro lo Stato, con una confessione che agli osservatori indipendenti è apparsa forzata. E come lei hanno testimoniato anche altre moglie di legali finiti nella rete di fermi e arresti iniziata a luglio 2015, in una delle più grandi operazioni lanciate sotto la presidenza Xi Jinping contro la società civile e il dissenso. Da parte sua Pechino ha bollato le accuse come bufale e di recente ha diffuso un video degli interrogatori di Xie che dovrebbe provare che non ci fu violenza o torture.

Screzi sui cieli del Mar cinese orientale

Nuovo incidente nei cieli del Mar cinese orientale mentre spuntano immagini di lancia missili installati da Pechino su alcune isole artificiali nei territori contesi. Gli Stati Uniti hanno accusato Pechino di aver intercettato in modo “non professionale” un aereo per la rilevazione delle radiazioni che volava nella spazio aereo internazionale. L’episodio ha ricordato quanto accaduto lo scorso febbraio, quando un velivolo spia statunitense e un aereo militare cinese rischiarono la collisione. E anche il governo giapponese punta sulla Cina, denunciando l’ingresso di un drone nelle proprie acque territoriali non distante da isole contese, in quella che Tokyo descrive come una violazione della propria sovranità, facendo alzare un F-15 in volo per intercettare il velivolo.

Il governo approva l’abdicazione dell’imperatore

Il governo nipponico ha approvato il progetto di legge che permetterà all’imperatore Akihito di abdicare e lasciare il trono al principe Naruhito. In questo modo Tokyo intende assecondare il desiderio del sovrano di lasciare l’incarico, nella prima abdicazione in circa due secoli. Il provvedimento, che varrà soltanto per l’attuale imperatore e non per i successori, passerà ora al Parlamento che lo dovrebbe discutere già nella prossima sessione che inizierà a metà giugno. Con ogni probabilità l’imperatore dovrebbe lasciare il trono a dicembre del prossimo anno, all’età di 85 anni.

Bangkok fa marcia indietro su Facebook

La Thailandia desiste dall’idea di bloccare Facebook per censurare commenti e contenuti critici con la monarchia. La scorsa settimana il governo aveva minacciato il social network di azioni legali se non avesse rimosso 131 pagine considerate illecite dando le 10 del mattino di ieri come limite temporale massimo per farlo. L’intera vicenda ha a che fare con una serie di immagini del re Maha Vajiralongkorn, ripreso vestito con un top mentre fa shopping in Germania, facendo sfoggio dei suoi tatuaggi. Riprese che mal si conciliano con l’immagine semidivina che la monarchia riveste nel Paese e che rischia di intaccare l’immagine del sovrano, che ancora non gode del rispetto riservato al padre morto lo scorso ottobre. Le cronache di questi mesi al potere parlano del tentativo del sovrano di cementare il proprio potere, coadiuvato in questo dalla giunta militare al potere e dalla crescente censura contro tutti quei contenuti ritenuti contrari alla legge sulla lesa maestà che in Thailandia può costare fino a 15 anni di carcere.