Bambini, computer e idee potenti

Il computer non è una cultura in sé, ma può servire ad aprire la via a prospettive culturali e filosofiche molto diverse. Si potrebbe, per esempio, considerare la Tartaruga come un espediente per insegnare elementi del curriculum tradizionale quali le nozioni di angolo, di forma e i sistemi di coordinate. Infatti la maggioranza degli insegnanti che mi consultano sul suo uso, cercano di utilizzarlo in questo modo, ed è comprensibile. I loro quesiti vertono sull’organizzazione della classe, su problemi d’orario, sulle conseguenze pedagogiche dovute all’introduzione della Tartaruga, e specialmente su come essa si colleghi dal punto di vista concettuale con il resto del curriculum. La Tartaruga può contribuire all’insegnamento di un programma tradizionale, senza dubbio, ma io l’ho concepita come uno strumento per l’apprendimento piagetiano, voglio dire un apprendimento senza curriculum.
Ci sono quelli che credono di poter impostare un “curriculum piagetiano” o dei “metodi d’insegnamento piagetiano”. Ma, ai miei occhi, queste espressioni e le attività che esse indicano sono contraddizioni in termini. Io vedo in Piaget il teorico dell’apprendimento senza curriculum e il teorico di un tipo di apprendimento che succede senza un insegnamento predeterminato. Fare di lui il teorico di un nuovo curriculum è come metterlo a testa in giù e piedi in aria.
“Insegnare senza curriculum” non significa, però, aule scolastiche dove tutto è spontaneo e dove c’è assoluta libertà o più semplicemente “lasciare i bambini da soli”. Significa, invece, sostenere i bambini mentre costruiscono le loro strutture intellettuali con materiali ricavati dalla cultura circostante. In questo modello, l‘intervento educativo consiste nel cambiare la cultura introducendo elementi costruttivi nuovi ed eliminando quelli nocivi. L’impresa è più ambiziosa di quella di una riforma dei curricula, ma è un’impresa realizzabile grazie alle nuove condizioni che stanno emergendo.

L’autore di queste righe, tratte da Mindstorms, e morto ieri. Dopo l’incidente del 2006 ad Hanoi, Papert non riusciva più a contribuire al dibattito su bambini, computer e idee potenti. Seymour è stato un grande amico dei bambini, credeva nelle loro enormi potenzialità. La sua passione era coinvolgente e contagiosa. Devo ad un suo incoraggiamento il mio interesse a provare a realizzare ambienti di programmazione, su schermo e tangibili, per bambini della scuola dell’infanzia.

Ora che la programmazione è di nuovo di moda si discute dell’opportunità di iniziare a praticarla precocemente citando, spesso, Piaget per sottolineare il fatto che il pensiero astratto (l’astrazione è centrale per il progetto e lo sviluppo di un programma) non sia presente in tenera età. Nella sua elaborazione teorica di rivalutazione del pensiero concreto, paritetico a quello astratto, Papert ha creato il quadro di riferimento per l’esplorazione di come i bambini possano appropiarsi di un linguaggio di programmazione, leggerlo e scriverlo, insieme a quello naturale.

Le idee di Papert sono risultate più difficili da realizzare di quanto si pensasse, ma questo non è buon motivo per smettere di lavorare in quella direzione.

Il testo citato all’inizio è alla fine del capitolo di Mindstorms “I computer e le culture del computer”. Chi avesse voglia di (ri)leggerlo può cliccare qui.

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