Perché odio il Cristianesimo (Facci mode)

Odio il Cristianesimo. Ne ho abbastanza di leggere articoli scritti da entomologi che osservano gli insetti umani agitarsi laggiù; dietro le lenti del microscopio: laddove brulica una vita che però gli entomologi non vivono, così come non la vivono tanti giornalisti e politici che la osservano e la giudicano dai loro laboratori separati, asettici, fuori dai quali annasperebbero e perirebbero come in un’acqua che non è la loro. È dalle elezioni di Wojtyla prima e di Ratzinger poi che leggo analisi basate su altre analisi, sommate ad altre analisi fratto altre analisi, commenti su altri commenti, tanti ne ho scritti senza alzare il culo dalla sedia: con lo stesso rapporto che ha il critico cinematografico coi film dell’esistente, vite degli altri che si limita a guardare e a sezionare da non-attore, da non-protagonista, da non vivente. Ma non possiamo essere cristiani, scrisse Piergiorgio Odifreddi una decina di anni fa: eppure, fin dai tempi di Benedetto Croce, abbiamo fatto solo quello, anzi, abbiamo anche preso a vendere emozioni anziché notizie. Eccone il risultato, ecco alfine le emozioni, le parole: che io odio il Cristianesimo, tutti i cristianesimi, i cristiani e la loro religione schifosa come tutte le altre, odio il loro odio che è proibito odiare, il pessimo gusto delle chiese della Controriforma, l’arte barocca e il tanfo di incenso, i cherubini e l’oro tarocco, i preti che si inchiappettano i ragazzini nelle sacrestie, le campane che mi svegliano presto ogni domenica mattina, il moralismo d’accatto, la carità interessata per guadagnarsi il Paradiso, la fissazione sul sesso, l’omofobia, l’intoccabilità della loro religione per non esacerbare la delicata sensibilità dei bigotti, le scomuniche, le intrusioni vaticane nelle politiche degli Stati laici moderni, le negazioni dei diritti civili più elementari, le connivenze con le più immonde dittature del XX secolo, quel florilegio di nefandezze che è la Bibbia, quelle merde di libri che sono l’Antico e il Nuovo Testamento, il primo dominato da un Dio geloso e intollerante, mandante di massacri e genocidi, e il secondo da un Cristo incoerente, irrazionale e inverosimile. Odio il Cristianesimo perché l’odio è democratico esattamente come l’amare, odio dover precisare che l’anti-cristianesimo è legittimo mentre la cristianofobia no, perché è solo paura: e io non ne ho, di paura. Io non odio il diverso: odio il Cristianesimo, perché la mia (la nostra) storia è sì in parte cristiana, ma anche e soprattutto greca e romana, pagana, umanista, illuminista, liberale, socialista, anticlericale e atea, perché nelle radici della civiltà occidentale ci sono sì Mosè e Gesù e Costantino e Agostino e Tommaso, ma anche e soprattutto Epicuro e Socrate e Lucrezio e Bruno e Galilei e Hume e Voltaire e Marx e Freud. La nostra è la storia di un’opposizione lenta e progressiva e instancabile a tutto ciò che i cristiani dicono e fanno, gente che non voglio a casa mia, perché non ci voglio parlare, non ne voglio sapere: e un calcio ben assestato contro quei culi bigotti che occupano impunemente le istituzioni del mio Stato laico è il mio miglior editoriale. Odio il Cristianesimo, ma i cristiani non sono un mio problema: qui, in Occidente, sono io a essere il loro.

Vuoi capire il senso di quest’articolo? Ecco qua. Perché, se vale per uno, allora vale per tutti.

Choam Goldberg

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