Caterina Ferrara, founder di Blockchain Ladies, intervistata a Imola durante l’evento “Bitcoin, ICO e Blockchain: un viaggio nel mondo delle criptovalute”, organizzato da Innovami e Open Innovation Lab.

di Christian Gironi, direttore di Innovami

Hai fondato una community al femminile per connettere tutte le donne che nel mondo si occupano di Blockchain, come mai questa scelta?

La ragione per la quale ho fondato Blockchain Ladies è legata a due questioni: una è quella delle minoranze, l’altra è la differenza di genere.

Nel primo caso, sappiamo bene che le donne che operano nel “tech” non sono di certo numerose, tuttavia, se guardiamo all’intero globo sono più di quelle che immaginiamo. Ad un certo punto mi sono detta “quale strumento migliore per ispirarle, abbattendo al contempo le distanze geografiche e consentendo loro di rivoluzionare il mondo insieme se non quello di una community?!”.

L’individualismo non appartiene più a questo mondo, nel 2018 i grandi passi si compiono insieme.

Nel secondo caso, quello legato al gender, le motivazioni sono più complesse. Ci sono molte colleghe che purtroppo sostengono che la questione di genere in realtà non esista e che sia persino noioso parlarne ancora oggi. Queste donne credono di avere trovato la soluzione per avere voce in capitolo in un mondo, quello della finanza e della tecnologia nello specifico, in cui la predominanza maschile genera un effetto schiacciante. Tale soluzione sarebbe mostrarsi un po’ più maschiacci e un po’ meno donne. Beh, io non ci sto.

Il nostro valore come donne così come la nostra femminilità vanno preservati. Uomini e donne possiedono una diversa visione della vita e in questo sono complementari, pertanto c’è bisogna di una presenza bilanciata di entrambe in ogni contesto, da quello lavorativo a quello familiare.

Purtroppo la discriminazione nei confronti delle donne esiste e come, e che ne dicano certi uomini che si lamentano delle iniziative al femminile etichettando tali azioni come femminismo bello buono, la verità è che non ci siamo inventate nulla. La necessità di creare eventi, gruppi e percorsi dedicati, nasce dalla storia che abbiamo ereditato, una storia che ci ha consentito solo dopo molte ed estenuanti lotte di godere dei nostri diritti in netto ritardo rispetto agli uomini.

Quello che vorrei fosse chiaro è che la community a cui ho dato vita non è un tentativo di coalizione contro gli uomini ma un invito affinché ci supportino insieme alle istituzioni. Le donne, sarebbe stupido negarlo, sono anche generatrici di vita ed è giusto che vengano non “favorite” o “privilegiate” bensì sostenute perché possano essere madri e imprenditrici.

Nello specifico, in riferimento alle discriminazioni subite dalle donne in ambito lavorativo, vorrei citare il caso di Ellen Pao. Pochissimi sanno che per mesi il CEO di Reddit, il noto sito Internet di social news che comprende la sezione tecnologia, è stato una donna, questa 48enne americana, di origine asiatica, che ha dovuto praticamente dimettersi. La stessa era reduce di una denuncia ai suoi ex datori di lavori a capo di una società di venture capitalist. Ellen Pao ha rifiutato un accordo con una cifra di tantissimi zeri pur di portare queste persone davanti una giuria che li dichiarasse colpevoli di discriminazioni sul lavoro e atti di ritorsione giunti a seguito delle sue proteste. Quando la Pao ha dovuto dimettersi per ovvie ragioni, non proprio combacianti con quelle ufficiali, il New York Times ha titolato la notizia come “Silicon Valley 2, Ellen Pao 0”. La cosa è di una tristezza infinita. Per cui concludo la mia risposta con la vera domanda: perchè nel 2018 una donna deve fondare una community online per avere voce? Perchè di questo si tratta, questo è quello che ho fatto con Blockchain Ladies, ovvero offrire uno spazio virtuale (con risvolti molto reali), alle donne che come me sono coinvolte nel settore.

A Novembre sei salita sul palco del TEDX, il famoso format americano dedicato ai visionari e innovatori di tutto il mondo, quale è stato il messaggio che ti è premuto lanciare al pubblico?!

Quello che ho sentito di comunicare quel giorno è stato in primis che la Blockchain non è solo Bitcoin e criptovalute, ma molto di più. Innanzitutto uno strumento che darà una nuovo volto alla società così come ai governi. Al momento diverse sono le nazioni e i paesi che hanno preso in considerazione le possibilità di adottare la Blockchain per gestire la cosa pubblica. Alcuni esempi sono l’Estonia e gli UK. In questo ambito l’esempio più rappresentativo è fornito dal sistema elettorale. La blockchain consentirà a tutti di votare realmente in maniera trasparente e anonima, con la garanzia che ogni singolo voto venga effettivamente conteggiato. Il che permetterà di ovviare alle pressioni subite dai cittadini nel periodo di elezioni, di dare luogo a risultati chiari, evidenti e tracciati e di evitare tutte quelle dispute a cui sono soggetti gli esiti delle elezioni stesse, soprattutto nei paesi in via di sviluppo o in cui la corruzione dilaga.

Accanto a questo concetto ho voluto argomentare il valore e il ruolo che hanno avuto e sempre maggiormente avranno le communities in relazione alla Blockchain e a Bitcoin. Difatti, se questa tecnologia così disruptive è venuta alla ribalta, entrando definitivamente nella storia, è decisamente grazie a quelle communities di cryptonerd, traders, miners e developers che partendo dal basso hanno creato quello che in soli 9 anni è divenuto a tutti gli effetti un sistema economico alternativo. Taluni inseguendo il sogno della libertà economica, altri magari spinti da un mero desiderio di speculazione.

Come ho detto al TEDX, oggi il potere non è più nelle mani delle banche, né della classe politica, oggi “community is power”!

Inoltre. mi ha fatto piacere associare al mio speech un’immagine, quella delle “catene”, che da sempre associamo, purtroppo, al concetto di schiavitù. Ebbene, oggi, quelle stesse catene vengono a restituirci la libertà: quelle dei “blocchi” della Blockchain.

Sei Advisor e community manager per le ICO, progetti di crowdfunding legati alle criptovalute, come valuti le critiche mosse a queste come prodotti finanziari ad alto rischio?

Le ICO possono essere a mio avviso degli importantissimi strumenti di crowdfunding legati alle criptovalute. Esse sono caratterizzate da un tasso di

rischio evidentemente pari a quello di qualsiasi altra forma di investimento. Se nell’acquisto di questi “tokens” si procede con la giusta cautela e in maniera intelligente, è difficile cadere nelle mani di furfanti e delle cosiddette “Scam”. Esistono dei fattori e dei parametri che è possibile e consigliabile seguire per decidere di investire in una ICO, verificando, per esempio, le skills possedute dai membri del team stesso, chiedendosi se in squadra ci sono sviluppatori all’altezza, esperti in comunicazione, legali a supporto; è importante capire in che stadio è l’ICO, se la roadmap è credibile, dettagliata, rispettata; bisogna capire se è stato fissato un HARD CAP e come verranno poi distribuiti i tokens stessi, quanti verranno assegnati al team.

Sei rientrata da poco dall’India dove hai preso parte come keynote Speaker al Blockchain Summit, cosa ti porti dietro da questa esperienza e cosa pensi vada trasmesso all’Italia?

Quando pensiamo all’India dobbiamo ricordare che si tratta di un sub-continente. Questo paese ha in sè delle contraddizioni evidenti, basti pensare che l’acqua non giunge ancora in tutte le case. Tuttavia, nonostante le difficoltà, l’India investe nella tecnologia, a cominciare dallo spazio. A Gennaio l’Agenzia spaziale indiana (Isro) ha lanciato un razzo che mette in orbita il 100/o satellite indiano, con compiti di rilevamento di immagini ad alta definizione che saranno prevalentemente utilizzate dalla Difesa. E, notizia di qualche settimana fa, il governo Indiano si è schierato dalla parte della Blockchain e appoggerà il suo impiego. Tornando in Italia mi sono chiesta questo: perchè un paese cosi ostacolato riesce a vederci lungo e l’Italia, con le sue potenzialità e la sua creatività ha perso questa capacità di visione?! Amo l’Italia e se le muovo questo critica è solo come esortazione e stimolo a cambiare, a risollevarsi, a trovare quella forza che manca e che è vitale. Anche rispetto alle criptovalute, l’India vive una situazione ambigua. Nonostante sia diffusissimo l’interesse circa queste nuove forme di pagamento, il Governo Indiano ha assunto, da parte sua, una posizione neutrale, invitando i cittadini alla massima cautela negli investimenti ma dichiarandosi per l’appunto assolutamente a favore della tecnologia che ne è alla base: la Blockchain. la

stessa Reserve Bank of India ha spesso ammonito gli investitori, staremo a vedere.

Come Blockchain Evangelist in quali altri campi di applicazione si dirige il tuo impegno personale?

In qualità di digital health expert e con un passato nel campo della ricerca biomedica (passione che continuo a coltivare), non posso non dedicare il mio impegno al settore Healthcare. Quest’ultimo è collegato direttamente a quello dei big data. Il punto è che attualmente ci sono milioni di dati sensibili, relativi ai pazienti, che sono a rischio, dati che, specialmente dal completamento del progetto genoma, riguardano anche il nostro DNA. La Blockchain, da questo punto di vista, svolgerà nei prossimi mesi e anni un ruolo fondamentale per la gestione degli stessi, non solo in ambito medico ma anche nel campo della ricerca e dei trials clinici.

Altro campo nel quale sono particolarmente attiva è quello a cui abbiamo già accennato della governance e delle pubbliche amministrazioni. La Blockchain è uno strumento utile non solo in riferimento al sistema di votazione elettorale ma anche per gestire il pagamento delle tasse e l’identità digitale del cittadino, giusto per citare un paio di possibili applicazioni.

Grazie alla Blockchain va instaurandosi una nuova relazione tra governo e cittadini, un legame che riduce la distanza tra istituzioni e società civile e questo è quello per cui mi spenderò e mi batterò.

Come team member di progetti di ICO hai fatto una scelta molto particolare, quella di destinare i tuoi tokens a dei progetti internazionali, quali sono le ragioni di questa scelta? Come mai non tieni i tuoi tokens per te?!

Vorrei chiarire che quella che faccio non è “charity”, non amo particolarmente la beneficenza, ovviamente questa è necessaria laddove mancano risorse e mezzi essenziali, ma preferisco di gran lunga favorire la creazione di valore e il finanziamento concreto e diretto di progetti che possano modificare lo scenario esistente superando la necessità della beneficenza.

Ho deciso destinare i miei tokens come advisor di Yookye ad un progetto che un forte impatto sociale e che mirasse proprio al miglioramento della società. Il progetto in questione è IndiCoin, di cui sono diventata madrina e ambassador da pochissimi giorni.

Effettivamente mi hai rubato le parole di bocca perchè proprio ritornando all’India, volevo chiederti come ma hai deciso di abbracciare questo progetto, ci racconti come è andata e le ragioni di questa scelta?

Indicoin è una piattaforma attraverso la quale i cittadini possono votare per campagne sociali in corso o in fase di avvio e addirittura proporne. Il progetto è appoggiato dal governo e non ho avuti dubbi quando questi ragazzi, molto preparati e attivi mi hanno sottoposto la candidatura. Vanno premiati per il loro estremo impegno civile veramente lontano dalla speculazione.

Sei Advisor per Yookye, perché acquistare i tokens YOOKs?!

Yookye introduce le criptovalute e il loro utilizzo nella vita di tutti i giorni. Prenotare una casa vacanza risparmiando i costi delle commissioni, mettendo al sicuro i propri dati, tracciando le transazioni e potendo scegliere di pagare in BTC, ETH e YOOK, per me è il massimo. Yookye è solo all’inizio, la piattaforma verrà implementata con servizi dedicati ed esclusivi, destinati specialmente ai locatori delle case, nelle prossime settimane e soprattutto dopo la chiusura della ICO saranno tante le novità.

Dove risiedono attualmente i limiti della Blockchain technology?

Come ogni tecnologia emergente, esiste sempre una fase di transizione ibrida in cui coesistono vecchi e nuovi sistemi. Così sarà per la Blockchain fino a quando non ne saranno svelati tutti i punti di forza e di debolezza. Allo stato attuale dovendo identificare le sue limitazioni, queste forse interessano proprio il settore della pubblica amministrazione. A tal proposito credo che l’iniziativa migliore che il nostro governo possa intraprendere è quella di scegliere dei campi

d’azione specifici e avviare dei progetti pilota per sperimentare l’uso della tecnologia.

Se da un lato la Blockchain rende ogni informazione sicura e immodificabile, è pur vero che essa non può accettarne la veridicità e, dunque, non può attestare la qualità dell’informazione. Ne consegue che in ambito governance non si potrà prescindere (al momento) da quelle figure gate-keeeping necessarie a monitorare e supervisionare i contenuti trasmessi.

Siamo all’ultima domanda e quello che mi viene da chiederti in virtù della quantità di iniziative a cui prendi parte e progetti che segui con tanta passione e determinazione, peraltro, è dove trovi la forza?

Mi verrebbe da dire dal fatto che sono Napoletana, dalle mie origini, provengo da una terra vulcanica come me. In realtà tutta questa energia proviene dalla mia Fede. Sono certa nell’affermare che tutto ciò che riesco a intraprendere ed ogni passo che riesco a compiere passa attraverso la volontà di Dio. Sai, all’estero l’essere credenti è percepito e vissuto in maniera nettamente differente. Molti imprenditori sono anche fortemente religiosi e questo elemento è sentito come un valore molto importante, per cui non hanno remore a dichiararlo in pubblico o sui social. In Italia e in Europa, invece, mi pare ci sia una certa reticenza, quasi come se credente fosse sinonimo di fanatico. Non è così. Nella visione di un cristiano è naturale sostenere che tutto deriva da Dio e se posso confessare quello che vorrei davvero è che venisse recuperato il rapporto tra Scienza e Fede, a mio parere è una forte necessità.