Italo Calvino, le conferenze ad Harvard e le sei proposte per il nuovo millennio

“Lezioni Americane”

Italo Calvino scrive “Lezioni Americane” nel 1985, in vista di una serie di conferenze che avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard, ad appena quindici anni di distanza dall’inizio del nuovo millennio. È il momento di tirare le somme, di ricapitolare le tappe fondamentali dei mille anni appena trascorsi, che hanno visto affermarsi macchine nuove e progressi tecnologici che hanno facilitato la vita dell’uomo, ma anche oggetti di uso comune che l’autore teme possano sparire, come i libri. Il ‘900 ha visto l’affermarsi del culto della parola scritta e della carta, la nascita delle prestigiose case editrici e tipografie, ma anche l’acme dei contenuti, che spaziavano dalla poesia al teatro, dalle fiabe ai classici senza tempo, dai saggi scientifici alle saghe d’avventura.

“Lezioni Americane”, come una capsula del tempo, ha la precisa finalità di tramandare e sottolineare gli aspetti, i tratti somatici della letteratura di tutti i tempi che dovrebbero essere lasciati in eredità agli autori del nuovo millennio, almeno secondo Calvino. Ci sono infatti emozioni che solo la lettura riesce a trasmettere, come se stessimo vivendo un’esperienza di eguale intensità in prima persona: attraverso le opere dei grandi maestri come Ovidio, Lucrezio, Dante, Boccaccio, Cavalcanti, Galileo, Borges, Flaubert, Balzac, Gadda, l’autore sottolinea concetti che, durante la lettura, spesso sfuggono, offuscati dall’atmosfera che solo l’uso sapiente dei termini specifici riesce a ricreare.

L’unicità e la bellezza della letteratura sta nella sua versatilità, nel suo essere ed al contempo non essere, nell’armonia dei suoi attributi opposti che contribuiscono a creare un perfetto equilibrio. La scrittura sa essere tanto greve quanto leggera, riesce ad essere corporea e concreta quanto agile e volatile come il vento; sa essere rapida ed immediata come un fendente di spada, non scandendo il tempo, ma imponendolo come fosse un metronomo; sa essere precisa e scavare a fondo nella natura del singolo oggetto quanto sorvolare dall’alto soffermandosi su pochi aspetti soltanto; possiede la forza evocativa dell’immaginazione, le parole si trasformano e mutano forma come se fossero sullo schermo di un cinema, sono visibili agli occhi della fantasia; la letteratura sa essere molteplice, perché riesce ad aprire varchi per mondi sconosciuti, a dire tutto o niente, a narrare gesta eroiche come fossero quotidiane occupazioni e miseri mestieri come imprese titaniche.

Insomma, l’era tecnologica dei computer, della televisione, del prodigio delle macchine non è ancora, nel momento del loro assoluto dominio, riuscita ad eguagliare le mille potenzialità della letteratura, che si apre costantemente nuove strade, che sperimenta e conosce, che sembra non avere limiti e, forse, effettivamente mai ne avrà.

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