“La ragazza di Bube”: il valore del sacrificio e la forza interiore delle donne innamorate

Nell’era della digitalizzazione e della connessione, è difficile pensare al sacrificio come ad un atto positivo: la parola stessa viene associata alla privazione ed alla condanna, non allo slancio incondizionato verso l’altro, non alla forza ed all’affetto che spinge un individuo a mettere il bene di qualcun altro prima del proprio.

“La ragazza di Bube” è una storia d’amore clandestino, priva di romanticismo, di carezze, di baci e di lunghe passeggiate mano nella mano, è accompagnata da paura, sotterfugi, interrogatori e continue fughe. Mara, la protagonista, vive durante i difficili anni del dopoguerra, in una situazione economica devastata, nel paesino toscano di Monteguidi. Il padre è disoccupato, fiero sostenitore del partito comunista, la matrigna ha perso il primo figlio, Sante, partigiano al fronte. È compito dell’unica figlia femmina badare al fratello minore Vinicio ed all’economia domestica.

Il nucleo familiare sembra aver stabilito un suo precario equilibrio, sebbene la notizia della morte di Sante abbia diviso i due genitori. Un giorno, poi, arriva in città un giovane con un fazzoletto rosso legato al collo: dice di chiamarsi Bube, di essere stato un compagno di Sante e di voler conoscere la sua famiglia. Mara inizia così un’esperienza nuova, scoprendo un sentimento sconosciuto e, almeno apparentemente, frivolo ed infantile: lasciata all’oscuro delle discussioni e delle decisioni degli uomini, vive la sua nuova condizione di fidanzata basata su costosi regali e velleità. Ma la verità non tarda ad arrivare anche a Monteguidi ed a Colle, così i due amanti sono costretti a nascondersi, fuggire e consumare il proprio amore in un luogo scuro ed anonimo. Bube racconterà a Mara del motivo di questa vita clandestina e dell’eventualità di una sua fuga verso l’estero: acquisendo sempre più consapevolezza, la giovane prenderà coscienza non solo del suo sentimento nei confronti del ricercato Arturo Cappellini, ma anche della sua puerile ingenuità, destinata ad evolversi nel corso della storia, rendendola una donna matura ed indipendente. Lontana dall’uomo che ama, con cui è destinata a non ricongiungersi prima di tre lunghi anni, Mara si dirà disposta a sacrificare la sua giovinezza ed il fiore dei suoi anni in nome di un sentimento, un ideale e forse addirittura un’intera classe sociale: animata da una forza che la pervade nei momenti di maggior sconforto e che la travolge come un’onda, affronta un mondo spietato ed ingiusto, che sembra volerle già precludere ogni possibilità di ricominciare. Neanche la distanza, l’opposizione della madre ed i pettegolezzi dei compaesani riescono a impedirle di compiere il sommo gesto di amore e di altruismo che le permette di affermare con decisione: “io sono la ragazza di Bube.”

Dal canto suo, il protagonista maschile percorre un tunnel senza fine, in cui, senza la guida di una figura paterna, sembra che tutti lo incitino alla violenza ed alla vendetta. Proprio l’impulsività e l’aggressività lo spingeranno a compiere il grave delitto che gli impedirà di vivere un’esistenza tranquilla, dopo anni al fronte. Mara sembra essere l’unica persona di cui Bube si fida, forse l’unica che è riuscita a dargli affetto e conforto incondizionato: dopo un iniziale tentativo di scaricare la colpa sugli altri, Bube si rende conto di aver commesso un errore proprio per la sua poca esperienza, guidato dalle passioni della sua giovinezza e dalla foga della gente che lo chiamava “Vendicatore”, come se uccidere ed operare violenza fosse stato in realtà un gesto eroico.

È impressionante l’abilità di Carlo Cassola nel descrivere la psiche femminile nelle sue vanità e debolezze quanto nella sua resilienza, nella sua innata capacità di adattarsi e di affrontare ogni situazione a testa alta. L’autore fornisce inoltre lo spaccato di una società povera, provata dalla guerra e della crisi, che tenta di rialzarsi dopo una dittatura da cui si è liberata a fatica, ma la cui ombra sembra incombere come una maledizione, impedendo di raggiungere una situazione politica tranquilla.

Oltre al libro, consiglio vivamente anche il film, girato nel ’63, in cui una giovanissima Cluadia Cardinale interpreta Mara.

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