No, non ci avete capito un cazzo.

Non è che se uno ha la bocca sin dalla nascita è obbligato ad usarla. E non è che se uno ha le dita dalla nascita è obbligato a digitare su una tastiera. La questione Segre è probabilmente la cosa più grave accaduta negli ultimi anni, ma questo paese intorpidito dalle minchiate non pare essersene accorto. Vagando sulla palude social ho potuto constatare come le analisi dei detrattori della questione (non mi dilungo nemmeno sulla questione specifica, è palese che rimettere i tappi ai tombini aperti sia opera meritoria sempre e comunque)siano di due tipologie: da un lato chi ritiene che sanzionando le apologie di fascismo e nazismo sui social si leda una non meglio specificata libertà di pensiero, dall’altro quelli che “e allora la Palestina?”. Ed entrambi, inesorabilmente, non hanno capito un cazzo.
Sulla prima questione c’è poco da disquisire. In Italia non esiste alcun diritto ad inneggiare al tizio pelato e al baffetto tedesco. Spiacenti, la storia è storia e se non vi è passata dopo oltre 70 anni manco il Maalox ci fa più nulla. Nonostante paghiamo ancora oggi il lassismo del dopoguerra in tema di estirpazione del morbo dai gangli dello stato (ah, Togliatti)dovremmo averla superata, la questione. E invece stiamo ancora a discutere di Predappio, di “ha fatto cose buone” e ci ritroviamo gente che organizza cene nostalgiche tipo quella di Acquasanta, banchettando allegramente come porci al trogolo sul luogo di un eccidio nazifascista in cui morirono tanti di quei “prima gli italiani” per mano della feccia in camicia nera e quella in divisa tedesca. Inutile perdere tempo a dare patenti di responsabilità, ma una tiratina di orecchie a quelli troppo democratici secondo cui “l’antifascismo è una forma di fascismo poverini devono manifestare anche loro” e che oggi si lamentano se non gli applaudono la Segre in aula ci starebbe tutta. Ma andiamo avanti.
Sulla seconda linea di pensiero c’è anche da dire qualcosa. Fatta salva la questione palestinese, e chi scrive era un amico di Vittorio Arrigoni, ancora non riesco a capire cosa c’entri la Palestina con una commissione d’inchiesta nata per sanzionare e cercare di mettere un freno ai rigurgiti. La nazionalità della Segre come pretesto per affossare uno strumento nato anche troppo tardi? Il benaltrismo, atavico male di questo paese, non può essere sempre e solo uno scudo. Chi giustifica la mancata unanimità sulla formazione della commissione giustifica il revisionismo. Da qualsiasi lato provenga, con qualsiasi distinguo, con qualsivoglia obiezione.
A furia di distinguo si sono presi la società, loro. La stanno permeando come una malattia, spingendo sui più beceri istinti. Noi invece stiamo ancora a puntualizzare, a dare patenti. E siamo sempre più ai margini.
