The StreetLib Family

Once a StreetLiber, always a StreetLiber

“Ciao Antonio, sono Ciccio, quello di De Agostini”
“Oh, ciao, che piacere!”
“Senti, non è che vi servirebbe qualcuno in Simplicissimus?”
“Veramente no, ma magari ne parliamo dopo”.

Ciccio di De Agostini ero io, Antonio era Antonio Tombolini di Simplicissimus (oggi StreetLib). La migliore azienda che conoscessi a occuparsi di editoria digitale, la società per cui volevo andare a lavorare. Era Settembre 2010, eravamo all’ebookcamp di Port Recanati. Per dire come si presentava Simplicissimus, la prima edizione dell’ebookcamp la stava facendo in uno stabilimento balneare. Era la società che faceva per me, indubbiamente.

Con Antonio ci siamo rivisti alla Fiera di Francoforte qualche mese dopo, e davanti a una birra mi propose di diventare il loro libraio digitale e gestire lo store di ebook. L’avevo mai fatto? No. Sapevo come si gestiva un ecommerce? No. Avevo voglia di farlo? Non aspettavo altro.

Così, a Gennaio 2011, sono diventato il primo libraio digitale d’Italia. E da allora sono passati 6 anni, e oggi è stato ufficialmente il mio ultimo giorno di lavoro in StreetLib. Possiamo definirla una storia d’amore, visto che per anni il mio nome è stato “Ciccio di Simplicissimus” e poi, quando l’azeinda ha cambiato nome, “Ciccio di StreetLib”. Non sono mai stato un impiegato, sono stato parte di una famiglia. Non ho mai detto “Un mio collega/Una mia collega”, ho sempre detto “Un mio amico/Una mia amica che lavora con come”. E già questo la dice lunga su quanto sono stato bene in questi 6 anni.

Primo fotogramma: Cena aziendale, come al mio solito inizio a fare brindisi in rima, quasi sempre in calabrese. Non mi ricordo chi, estraneo a StreetLib, dice ad Antonio: “Ma non lo licenzi?” e Antonio risponde: “Ma se lo tengo solo per questo!”

StreetLib non è mai stata solo un’azienda. Prima cosa: non ho mai avuto un ufficio o un orario di lavoro. Ho lavorato da dove mi trovavo, nell’orario in cui volevo. E con un contratto a tempo indeterminato, non da freelance. Avete presente lo smart working di alcune aziende, che si limita a farti lavorare un giorno alla settimana da casa e che tutti vedono come una grande innovazione? Ecco, dal 2011 io ho sempre lavorato in remoto. E non tornerei a timbrare il cartellino in un ufficio dalle 9 alle 18 neanche morto.

Prima lezione imparata: “Non mi interessa quando e da dove lavori, a me interessa che tu faccia le cose”.

Sono stato libraio digitale, product manager, responsabile della piattaforma dedicata agli editori, customer care specialist. Ho tenuto corsi, fatto il professore al Master in editoria digitale, fatto il direttore (ir)responsabile del “Colophon”, parlato con gli editori, con i self publisher, con le librerie. Fatto riunioni da Amazon, conference call intercontinentali con Apple, mangiato alla mensa da Google, ho lavorato in Turchia, litigato con editori, self publisher e librerie, insomma, per 6 anni sono stato dentro il mondo dell’editoria digitale come credo poche persone in Italia. E se oggi gli ebook sono al 10% del mercato, diciamo che una parte l’ho fatta anche io. Magari lo 0,0002%, ma l’ho fatta.

Secondo fotogramma: Salone del libro di Torino, ai tempi Foursquare andava ancora per la maggiore e combattevamo per diventare i mayor di qualsiasi posto. Non mi ricordo chi esce dal bagno e dice: “Ragazzi, sono diventato il mayor del bagno del ristorante!”. Momenti di grande invidia da parte degli altri.

Non mi ricordo quante volte in questi anni ho detto “Domattina mi alzo presto perché devo andare a Loreto” e mi hanno sempre guardato stranissimo pensando dovessi andare a Loreto intesa come fermata della metropolitana. Infatti poi ho imparato a dire “Devo andare a Loreto, nelle Marche”. Ho sempre considerato un vanto il fatto che, con una sede marchigiana e con buona parte dello staff nelle Marche, StreetLib fosse una compagnia internazionale che operava in tutto il mondo partendo dalla Periferia dell’Impero.

Seconda lezione imparata: Non è dove stai o i circoli che frequenti che ti rendono importante, ma solo la serietà che ci metti nel lavoro. Il resto è contorno.

Anche se oggi ho concluso la mia esperienza diretta con StreetLib, ho sempre pensato che “Once a StreetLiber, always a StreetLiber”. Sicuramente continuerò a dire “Noi” quando parlerò di StreetLib, sicuramente continuerò a usare e a suggerire agli altri i servizi di StreetLib. Non perché ci ho lavorato, ma perché funzionano.
Poi ci sarebbero altri milioni di cose da dire e da ricordare, ma diventerebbe una mera celebrazione. Sappiate che in qualche modo a me StreetLib ha salvato la vita. E non è un’iperbole.

Terzo fotogramma: Riunione internazionale di StreetLib, in cui obbligatoriamente si parla in inglese. Mi accorgo che “Ciccio” non è facilmente comprensibile per tutti, allora prendo il foglio da mettere davanti a me col nome e ci scrivo “Tcheechow”. Problema risolto.

Quanto al mio futuro, a breve saprete dove andrò e soprattutto cosa farò. Ma, come dicevo sopra, non vi aspettate di trovarmi a timbrare il cartellino da un’altra parte, meno che mai in un’altra azienda che si occupa di editoria digitale. Una volta che hai lavorato per StreetLib, devi essere pazzo per legarti a qualcun altro. Si tratta di una storia d’amore, giusto?

Grazie StreetLib, proud to be part of the family!

PS: Vabbè, dai, un’anticipazione ve la do. Continuerò a lavorare nel mondo dell’editoria e dello spettacolo. Segnatevi questo nome: SLAM. Vi tornerà utile.