Opportunità Italia: Scommettere nelle Startup digitali che valorizzano tradizione e industria.

Marc Andreessen, tra i più famosi venture capital americani, viene spesso citato per la frase «il software si sta mangiando il mondo».

L’idea che l’innovazione tecnologica sia arrivata a rivoluzionare la vita dei consumatori è così ovvia come lo è mettere le mani in tasca per prendere il cellulare ed avere accesso illimitato a servizi, prodotti ed intrattenimento.

Dall’analisi di come questo fenomeno sia successo e dove ci stia portando, possiamo analizzare dove l’Italia si trovi e quali prospettive ci siano per il nostro Paese nell’arena tecnologica mondiale.

Un ottimo schema di lettura della recente storia dell’innovazione ci viene offerto dal libro diventato lettura obbligatoria nella Silicon Valley The third wave di Steve Case, founder di AOL e recentemente consigliere del presidente Obama..

Steve identifica tre ondate di innovazione, sostiene che siamo arrivati alla fine della spinta propulsiva della seconda e ci affacciamo velocemente all’esplosione della terza.

Ma quali sono queste onde, come l’Italia le ha vissute e come si prepara a vivere la prossima?

La prima onda: la costruzione dell’autostrada tecnologica.

L’Italia c’era, ma i rimpianti non mancano.

Si è partiti con la prima ondata negli ottanta quando si è iniziata a costruire l’infrastruttura tecnologica, i computer per il largo consumo, i sistemi operativi, internet, i server, la rete mobile, i cellulari e poi lui, l’iPhone.

Nella prima onda l’Italia ha provato ad esserci e avrebbe potuto esserci molto di più. Sulle telecomunicazioni eravamo primi, sui computer c’era Olivetti, al l’ingegner De Benedetti, lui stesso racconta, venne offerto il 20% della Apple di Steve Jobs. Un treno perso, una traiettoria che è inutile rimpiangere.

La seconda onda: uno tsunami di apps che sfreccia sull’autostrada tecnologica.

Italia ed Europa non pervenute.

La seconda onda è l’onda dei Social network, dei giochi sul cellulare, degli e-commerce, del cibo consegnato a domicilio a portata di click, delle apps per ogni necessità, degli acquisti in due click.

Tutte queste innovazioni sono state possibili appoggiandosi all’infrastruttura tecnologica costruita nella prima onda. L’Italia e l’Europa in generale, hanno saputo cogliere solo marginalmente questa opportunità e sicuramente con largo ritardo rispetto agli Stati Uniti.

Ogni giorno, senza accorgersene, milioni di occhi dei consumatori Italiani stanno indirettamente contribuendo al PIL americano, Facebook, Apple, Google, Netflix, Instagram, Amazon, Uber. Gli unicorni nel mondo Tech consumer (aziende Tech dal valore superiore al miliardo) sono praticamente tutte made in the USA (a proposito di chi vuole fare l’America “Great Again”).

La terza onda: il software è arrivato nei settori più tradizionali e nulla sarà come prima.

L’Italia c’è ed ha delle buone carte da giocare.

Steve Case nella terza onda parla di un’onda recente appena partita ma dalla portata enorme. Il software che rivoluziona le banche, l’industria, la moda, il cibo.

Le startup entranti in settori protetti e fortemente regolamentati dovranno saper interfacciarsi coi player esistenti, saper far lobby come mai prima (pensate agli aspetti normativi legati alla sharing economy, vedi il peso delle decisioni del pubblico su Uber, Airbnb, etc)

Gli attori storici dei settori più tradizionali possono combattere l’innovazione o cavalcarla.

Per l’Italia questa onda è una vera opportunità: il settore industriale, i marchi della moda, le eccellenze del Food Italiano, hanno la possibilità di reinventarsi, abbracciando la tecnologia e l’innovazione, che arriva all’esterno del perimetro aziendale. I costi e le immobilizzazioni si possono ridurre, nuovi canali di distribuzione aprirsi, prodotti finora impensabili potranno comparire sul mercato.

Una sfida per l’Italia che si può vincere facendo incontrare nell’innovazione tecnologica, la tradizione del nostro capitalismo familiare con l’energia esplosiva di una nuova generazione di imprenditori digitali.