Autonomi.cc, una community sindacale

Perché federare attraverso piattaforme online autogestite

Un’introduzione al progetto e una descrizione della sua struttura si trova sulla homepage autonomi.cc

Il sindacalismo sta passando un brutto periodo. Come la rappresentatività politica, anche quella sindacale è in crisi.
Aderire ad un sindacato, per quanto sia una buona idea sotto tanti punti di vista (supporto, consulenza, esercizio dei diritti), per molti non è un’opzione.

Specialmente nel mondo dei lavoratori autonomi, la rappresentanza sindacale non è vista come una priorità. C’è il sottoinsieme dei lavoratori della gig economy, della “sharing” economy (che di condivisione ha molto poco), dei co.co.co/pro., delle partite IVA parasubordinate, degli occasionali. 
E c’è il grande gruppo degli atipici, del tirocinio continuativo, del nero, del doppio e triplo impiego.
Alcuni settori sono interamente fondati su queste categorie di lavoratori: i rider, i lavoratori del web, i grafici, i social media manager, gli influencer, i blogger, i maker.
Altri, meno giovani come mestieri ma sempre contemporanei, condividono la stessa scarsa capacità di aggregazione: carpentieri, giardinieri, camerieri, artigiani, cuochi.

Tutte queste categorie di lavoratori traggono grande vantaggio dall’aggregazione e dalla condivisione di principi comuni: si fanno forza a vicenda, nell’era del precariato, con l’allestire sistemi di mutuo soccorso e condividendo il peso della loro autonomia.

Quindi un nuovo sindacato?

No. È il momento di cambiare paradigma. I lavoratori vanno aggregati, ma in modo diversi rispetto alle reti d’impresa e alle partnership commerciali.
Da qui l’idea di fondare una community, senza la pretesa di rappresentatività di un’associazione sindacale, che raccolga una certa categoria di lavoratori e fornisca metodi per condividere e diffondere idee, battaglie, esperienze ma anche progetti e consigli.

Autogestione

L’autogestione non è per tutti. Bisogna avere voglia di prendere in mano il proprio lavoro in tutti i suoi aspetti, non aspettare e non aspettarsi niente da nessuno. Non ricevere ordini significa anche non ricevere guide. Essere dipendenti è la strada più breve verso l’accomodante “stare a posto” .
Ma per alcuni autogestire il come, il quando e anche il perché del proprio lavoro è l’unico vero motivo che giustifica i propri sforzi.

Essere un lavoratore autonomo e autogestito è quindi una categoria ancora più specifica rispetto al “classico” autonomo, e con i tanti nuovi settori lavorativi sopracitati, questa categoria annovera un sempre maggior numero di esponenti.
Nel dettaglio, si possono identificare alcuni principi, la dedizione ai quali distingue il lavoratore autogestito dagli altri:

  • Libera scelta delle forme di prestazione lavorativa adottate
  • Prevalente autonomia della gestione dell’orario e del luogo di lavoro
  • Prevalente proprietà dei mezzi di produzione e/o di comunicazione
  • Fornitura propria e diretta della prestazione d’opera, senza subappalti
  • Rifuto di essere parte o facilitatore di relazioni di subordinazione

In altri termini

  • Essere autonomi è una precisa scelta, e non un ripiego per riconvertire un lavoro subordinato
  • Se sono altri a fornire ferree restrizioni sul luogo e sull’orario di lavoro, la subordinazione è dietro l’angolo
  • È sottile, ma non avere diritti di proprietà sui mezzi di produzione e comunicazione (che per certi lavori sono equivalenti) vuol dire dipendere a livello di gestione da terzi. Autogestire i propri ferri del mestiere vuol dire avere maggiore e più autentica libertà sul proprio lavoro
  • Progetti e commissioni fornite in subappalto sono forme leggere di relazioni di subordinazione. Il lavoratore non ha sempre rapporti diretti col committente, ed il valore aggiunto che il tramite fornisce non è trasparente.
  • Sia essere subordinato che subordinare costituisce una relazione tra lavoratori che non garantisce l’autonomia, poiché viene meno il controllo di una delle parti sulla propria opera. Partnership e collaborazioni devono essere sempre frutti di accordi tra non subalterni per affermare l’autogestione del proprio ecosistema lavorativo.

Una carriera che rispetta queste linee guida definisce un lavoratore ideologicamente ben schierato e non facilmente riconducibile ad altre categorie.
Ed è per questo che è utile riunire in una federazione i lavoratori, così che la loro autonomia non sia un parametro di isolamento ma di aggregazione.

Federazione

Il progetto di autonomi.cc si pone l’obiettivo di aggregare lavoratori e gruppi di lavoratori (più o meno formali), per diversi motivi pratici:

  • confronto e condivisione di esperienze, metodi, strategie
  • mutuo soccorso, con consulenze pro bono, crowdfunding, crowdsourcing, gruppi d’acquisto solidali

ma anche rappresentativi:

  • esprimere collettivamente le proprie proposte ed esercitare i propri diritti
  • mostrarsi uniti come categoria
  • mostrarsi endorser di una precisa ideologia del lavoro

Altra autogestione, ovvero perché non sfruttare reti sociali commerciali

I rami operativi di una community, specie una fondata nel cyberspazio, sono necessariamente social network.
Sarebbe incoerente non applicare gli stessi principi di autogestione, nello specifico la proprietà dei mezzi di comunicazione, agli organi della comunità.

Organizzare, scalare ed avere un common di questi strumenti è anche abilitante per chi vorrebbe ma non può, per questioni tecniche, autogestire le piattaforme di comunicazione e collaborazione.

All’avvio di questo progetto è stata messa in piedi ed aperta su invito una piattaforma di collaborazione per gruppi di lavoro chiamata Mattermost, alternativa libera al più popolare Slack.
Questa istanza è ospitata al momento dal gruppo di lavoro autonomo inelemento, e raccoglie fondi per autofinanziarsi. 
Il suo nome in codice, Agorà, vuole evocare la piazza, il luogo di ritrovo dove non solo comunicare in un ambiente autogestito, ma dove poter prendere decisioni sulla stessa community.
Le sue funzionalità permettono di creare canali per fornire ai membri spazi pubblici e privati per comunicare, collaborare con altri gruppi e condividere file.

Nell’ambito del social network più comunemente inteso, una piattaforma di microblogging libera, simile a Twitter, si chiama Mastodon. Questa rete sociale è strutturata in modo federato (fediverso Mastodon): una moltitudine di istanze autogestite formano una rete decentralizzata che nessun ente controlla nella sua interezza.
L’istanza scelta, per coerenza delle tematiche e degli obiettivi, è social.coop.

Un terzo spazio è il gruppo pubblico Telegram, in questo caso non autogestito ma sufficientemente al riparo da interferenze ed ingerenze.

Partecipazione

L’intera iniziativa è forte tanto quanto la sua partecipazione.
Non c’è un direttivo e tutto è orizzontale e aperto, per permettere tutte le forme di collaborazione.
È aperta una call a cui tutti possono rispondere per entrare a far parte della federazione e collaborare, proporre, diffondere, migliorare i suoi strumenti.

Tutte le informazioni sull’adesione, qualsiasi domanda, proposta e critica è ben accetta sugli spazi e nelle modalità preferite:
Telegram, Mastodon, email oppure commenti a questo articolo ed il mio handle twitter.

Conclusione (tl;dr)

Credere nell’attivismo e nel sindacalismo non è superato, non è radical chic e non è inutile. Nell’era del precariato e della classe disagiata l’autonomia e l’autogesitone è un valore positivo. 
Se la pratichi aggregati per essere più forte, se vuoi impegnarti a farlo, comincia da qui: autonomi.cc .