Design, Tecnologia e News

Sull’annuale report di John Maeda e sul ruolo del design nella tecnologia e nelle news


John Maeda è un designer americano con una formazione ibrida. Dopo essersi laureato al MIT (Massachusetts Institute of Technology) si è iscritto alla Scuola di Arte e Design dell’Università di Tsukuba in Giappone. È tornato al MIT, dove ha lavorato per più di dieci anni come docente e ricercatore. È stato poi il preside della School of Design di Rhode Island. Oggi è partner del fondo di venture capital KCPB e da poco ha assunto il ruolo di head of computational design and inclusion presso Automattic, l’azienda dietro Wordpress.

Ogni anno Maeda realizza un report sullo stato del design e sull’impatto che sta avendo sulla tecnologia e in generale sul business delle aziende. Nel report, Maeda mostra quanta attenzione e interesse c’è nei confronti del design da parte delle grandi aziende, sopratutto tecnologiche. Negli ultimi anni aziende come Accenture, Facebook, Google, Airbnb hanno acquisito decine di studi di design. La sola Facebook ne ha acquisite cinque.

Maeda pone poi l’accento sulle competenze del designer. Ritiene sempre fondamentale, per chi si occupa di design oggi, avere confidenza con codici di programmazione, ma ancora di più ritiene fondamentale il saper scrivere. Maeda riporta le parole di un articolo della designer Susan Stuart:

Una competenza fondamentale per chi si occupa di interaction design sta nell’immaginarsi gli utenti (personaggi), le motivazioni, le azioni, le reazioni, gli ostacoli, i successi e un insieme completo di scenari basati sul “cosa succede”. Queste sono le abilità di uno scrittore — tutti i tipi di scrittori, ma soprattutto di narrativa, sceneggiatura e scrittura tecnica.

Maeda non è il primo a ritenere che competenze legate alla scrittura siano importanti per un designer. Mario Garcia, designer editoriale — in passato ha progettato, tra gli altri, giornali come The Wall Street Journal, The Miami Herald, The Washington Post, Die Zeit — e docente alla scuola di giornalismo della Columbia University, già negli anni ‘80, assieme a Roy Peter Clark, portava avanti, nel suo lavoro e nelle sue lezioni, l’idea di WED, l’unione di writing, editing e design.

In un articolo sul suo blog Garcia, oggi settantenne, si dice felice di vedere quanto quell’idea e quell’approccio sia presente più che mai nel moderno design digitale.

Scrive Garcia:

Il design non è più solo tipografia, griglie e colori […] Il Design oggi è sulla relazione tra una storia e sul come verrà presentata. Il progettista capisce la storia e la presente in modo che sia facile da navigare e visualizzare su ciascuna delle diverse piattaforme in cui verrà consumata.
La nuova definizione di design prevede in anticipo il modo in cui apparirà il contenuto su un telefono o su un tablet, e come i lettori (spesso sempre di fretta), consumando le informazioni in modalità diverse (il giornalismo di ogni cosa), interagirà con esse.

Garcia in alcuni articoli non parla neanche di designer, ma di visual journalist, per evitare che si pensi solo a una persona che sceglie un font o un colore.

In un ipotetico triangolo che coinvolge narrazione e tecnologia, il design risiede al centro. «È il designer che media tra le due discipline, che deve capire come pensa il giornalista e il tecnico, per non parlare del lettore che si confronterà con le informazioni».


Il giornalista Joshua Topolsky, cofondatore di Vox Media, ex responsabile del digital di Bloomberg, a Ottobre scorso ha lanciato un nuovo magazine, The Outline. In un’intervista, su Prismo, parla dell’importanza del design e di come e quanto possa essere vincente la fusione tra design, tecnologia e informazione.

Pensare a come una cosa suona o come appare esteticamente è fondamentale. Spesso in questo ambiente — come anche in quello tecnologico — sottovalutiamo l’importanza della forma rispetto alla funzionalità. Nonostante Apple abbia fondato il proprio successo sul design i giornalisti sono convinti che l’unica cosa che conta è la storia.

Per Topolsky i gruppi editoriali dovrebbero avere l’approccio di un’azienda tecnologica (innovare, riposizionarsi, lanciare nuovi prodotti) per mantenere il vantaggio strategico sulla creazione e gestione dei contenuti.

Dice Topolsky:

Facebook, Twitter, Instagram sono una sorta di fornitori di banda, o come una tipografia. Non sono media company perché non hanno una vera competenza editoriale, non sono ancora così bravi a fare curatela, lo abbiamo visto durante le elezioni USA. Hanno la struttura per presentare un contenuto ma non per curarlo dal punto di vista editoriale, almeno fino a ora.

L’approccio di Topolsky alle notizie e al design editoriale sul web sembra la sintesi dei pensieri di Maeda e Garcia. «The Outline è un ibrido tra una rivista e una startup».

Chi ha messo in pratica, negli ultimi anni, su larga scala questo approccio è il Washington Post con la “cura Bezos”. Il fondatore di Amazon ha acquistato il giornale nel 2013 e una delle prime cose che ha fatto è stato assumere un’ottantina di figure tecniche, programmatori, web analyst, big data analyst, web designer, video editor e metterli a lavorare fianco a fianco con i giornalisti.

Già negli anni ‘80 i lettori erano pronti a una presentazione delle informazioni diversa e migliore, ma, ricorda Garcia, i giornali non erano ancora pronti a ospitare nella newsroom designer e art director.


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