Nairobi: una nuova strada
Africa. Kenya. Nairobi.

Nairobi, la capitale del Kenya, oggi conta circa 4 milioni di abitanti. Si deve parlare in modo approsimativo in quanto la cifra esatta della popolazione che vi abita sfugge alle stime ufficiali del governo. Su questi 4 milioni è stato calcolato che circa 2 milioni di persone vivono nelle baraccopoli che si sono create dentro la città e nella sua periferia. Fra gli abitanti ricchi della capitale e quelli poveri c’è una disparità enorme, ma queste due realtà coesistono e vivono parallelamente la stessa città, la vivono agli antipodi.

L’idea che la maggior parte di noi occidentali abbiamo dell’Africa è un insieme di stereotipi che il più delle volte riflettono un’immagine distorta di questo paese, che con i suoi 54 stati porta in sé un complesso intreccio di etnie, lingue, costumi, modelli economici e politici.
Se la nostra idea di Africa è ferma a un’immagine di arretratezza economica immersa in un mondo rurale, non appena atterrati a Nairobi ci si ricrede presto. Ci si ritrova immersi in un’intricata giungla di modernità e tradizione. Siamo confusi.

Quando camminiamo attraverso questa città tutti i nostri modelli vengono scardinati, dobbiamo cambiare sguardo per poter cercare di capire come milioni di persone vivono quotidianamente questa “Africa moderna” che è madre di contraddizioni e bellezze. Il nostro sguardo è catturato da un’infinità di dettagli che ci spiazzano e ci stupiscono allo stesso tempo e quello che si impara guardando è che gli africani hanno una capacità straordinaria di reinventarsi ogni giorno per cercare un equilibrio, seppur precario, che gli possa permettere di svoltare al giorno successivo.

In questo panorama contraddittorio esiste la tragica realtà dei bambini di strada, che per le ragioni più svariate fra cui povertà, disperazione, ribellione e senso di libertà, decidono o sono costretti a vivere in questa situazione di sopravvivenza giornaliera. La strada mostra il suo volto più duro di notte, quando il pericolo di abusi e violenza aumenta a dismisura. E’ per questo motivo che si organizzano in bande, per potersi proteggere a vicenda, con basi stanziate solitamente vicino ai mercati a ridosso delle baraccopoli. Le loro basi sono costruite con rifiuti sotto i quali possono proteggersi dal freddo della notte e dell’inverno di Nairobi.