Perché il Food Tech è una questione politica globale?

Riflessioni dalla Food Innovation Global Mission

Ecco perché la Food Innovation è una questione politica (globale)”. Così titolava ad aprile Maria Elena Viggiano su Formiche (http://formiche.net/2018/04/food-innovation-global-mission/) dopo la conferenza stampa a Roma di lancio del più grande giro del mondo intorno all'innovazione del cibo (la “Food Innovation Global Mission” del Future Food Institute) .

Sono a metà del viaggio, scrivo da Hong Kong, e riprendo quel titolo per raccontarvi com'è andata finora. Stavolta non dal punto di vista scientifico e di ricerca, di business, di divulgazione, di connessione tra climate leaders. Questa volta, dal punto di vista istituzionale, che è quello che mi compete.

Sono infatti 13 le agende istituzionali che il Future Food Institute sta realizzando durante questa seconda edizione del viaggio, che parte dall'Europa e termina in India.

Iniziamo questo breve racconto proprio dall’Europa.

Dati

Il mercato agroalimentare in Europa è il primo settore economico, con un fatturato intorno ai 1000 miliardi di euro e 289.000 imprese attive nei 28 Paesi membri, incluso il Regno Unito, che esportano un volume pari a 102 miliardi di Euro.

In Europa si concentrano oltre 9 milioni di Unità di Lavoro Annuo (ULA), cioè il 5% del totale degli occupati, dato che per altro sta diminuendo annualmente (10 anni fa erano 12 milioni di ULA).

L’Italia è il terzo Paese in Europa per ULA nel settore, dopo la Polonia (1 lavoratore agricolo su 5 in Europa, è in Polonia, con circa 2 milioni di ULA, cioè il 20,6% sul totale europeo) e la Romania (12,7% del totale europeo). L’Italia è seguita da Spagna, Francia e Germania.

E’ in questi 6 Paesi che si concentra il 67,7% dei lavoratori attivi nel settore agricolo.

Dal 2011, gli investimenti sull'innovazione del settore agroalimentare in Europa sono pari a 4 miliardi di Euro e il dato è in crescita.

La fotografia, dal punto di vista economico, è chiara. C’è però un altro aspetto particolarmente delicato: la normativa.

E’ nata prima la normativa o il business?

In Belgio ci siamo chiesti: “è nata prima la normativa che incentiva o facilita investimenti e business in un comparto o è nato prima il business che poi necessita di una regolamentazione e che crea sacche di lobbying, più o meno trasparenti, che influenzano la normativa?”.

In Europa ci sono molti casi attualmente dibattuti dal punto di vista della regolamentazione. Citiamone 2 per esempio: i novel food, che comprendono l’uso di insetti in campo alimentare, o pensiamo alle tensioni a seguito del rinnovo quinquennale all’autorizzazione per l’impiego in agricoltura del glifosato, deliberato dal Parlamento Europeo.

Ben 14 Paesi Membri, tra cui l’Italia, avevano posto un veto sulla proposta di rinnovare tale autorizzazione per impiegare il diserbante che lo IARC, agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, aveva formalmente riconosciuto come “probabilmente cancerogeno”, e che invece viene considerato conforme alle norme sulla sicurezza dei prodotti da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e della Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA). Conformità per altro criticata con una lettera aperta a Vytenis Andriukaitis, commissario UE per la salute e la sicurezza alimentare, sottoscritta da 90 scienziati.

In Italia è stata revocata l’autorizzazione all'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari contenenti glifosato e anche all'impiego.

Economia e legge, rappresentano elementi che, nel settore, si integrano continuamente con il diritto a mangiare un cibo sano e salubre, anche per l’ambiente e per chi quel cibo ha permesso di averlo nei nostri piatti.

Cosa sta facendo in concreto il Future Food Institute?

Il Future Food Institute parte da questo tipo di analisi per individuare le sue agende istituzionali e restituire alle Istituzioni e al settore pubblico, e quindi alla collettività, il patrimonio di conoscenza acquisito nell’ambito delle proprie attività, durante il giro del mondo ed attraverso un lavoro di contaminazione continua con il mondo accademico internazionale. Non è un caso che tra le oltre 15 Università dell’ecosistema del Future Food Institute ci siano la Stanford University, la UC Davis, PolyU di Hong Kong, Wageningen in Olanda, sono solo alcune di esse. E non è un caso si sia scelto di realizzare un Master di II livello, in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia e con l’Institute for the Future di Palo Alto (California), proprio per garantire e garantirsi in primis delle solide fondamenta a livello scientifico. Oggi il Future Food Institute collabora anche con il DISBA CNR, il Dipartimento di Scienze Bio-agroalimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche e con l’Istituto Nazionale Canadese dell’Alimentazione Funzionale, per citarne alcuni.

Questa rete e l’accesso alle frontiere della tecnologia e della ricerca scientifica nel campo del settore agroalimentare abbiamo il dovere anche morale, di restituirlo alle Istituzioni affinché da una parte si garantisca l’utilizzo di leve di competitività territoriale che impattano sui diritti e sulle condizioni degli agricoltori, nonché sul benessere di tutti gli stakeholder della filiera, e dall’altro si garantisca la possibilità di prendere decisioni politiche sulla base di raccomandazioni che derivano da un lavoro di osservazione su un panorama internazionale di grande autorevolezza ed imparzialità.

Viceversa, l’individuazione delle agende e la successiva realizzazione è finalizzata anche a recepire correttamente gli indirizzi delle politiche internazionali e nazionali nelle materie di competenza dell’Istituto, in una collaborazione complessiva armoniosa e di reciproco scambio.

Chi abbiamo incontrato in Europa o dell’Europa all’estero?

E’ per questo che durante la Food Innovation Global Mission abbiamo incontrato:

  • Il Parlamento Europeo, grazie all’on. Paolo De Castro, Vice Presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo. L’incontro si è svolto il 17 Maggio 2018 ed ha segnato un’importante svolta nella prospettiva anche dell’agenda della Global Mission dedicata alla ricerca scientifica.
  • La Delegazione dell’Unione Europea a New York (USA), grazie ad Antonio Parenti, Head of Section. L’incontro si è svolto il 29 Maggio.
  • La Delegazione dell’Unione Europea a Bangkok (Tailandia), grazie a Luisa Ragher, Deputy Head of Mission. L’incontro si è svolto il 12 Giugno.

Precisiamo che le Delegazioni dell’Unione Europea nel Mondo sono 139 e che nascono nell’ambito del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), che rappresenta uno dei cambiamenti più significativi introdotti dal trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009. L’obiettivo è quello di rendere l’azione esterna dell’UE più coerente ed efficiente e di accrescere in tal modo l’influenza dell’Unione europea nel Mondo.

Nel piano di bilancio 2014–2020, l’Unione Europea ha destinato circa 3 miliardi di Euro solo per rafforzare le politiche di sicurezza alimentare ed incentivare l’agricoltura biologica, monitorando “dai campi alla tavola” il processo di trasformazione dei prodotti, per tutelare il benessere della salute dei cittadini, ma anche quello degli animali negli allevamenti e la riduzione dello spreco alimentare.

Quanti di questi investimenti andranno in blockchain? Quanti in smart label per una tracciabilità più trasparente? Quanti nella trasformazione digitale della filiera che permette meno sprechi di risorse o migliore distribuzione del cibo processato sprecato? Qual è il grado di consapevolezza delle Istituzioni rispetto alle tecnologie in campo alimentare, che possono rappresentare delle soluzioni concrete alle sfide che l’Unione Europea si pone, sia in termini di nutrizione sostenibile dei cittadini, sia in termini di costruzione di smart cities europee capaci di dotarsi di food policies efficienti ed eque, cioè che colmino i paradossi nutrizionali e produttivi attualmente esistenti, sia ancora in termini di lotta ai cambiamenti climatici? L’innovazione nel settore agroalimentare è un tema sul tavolo delle Istituzioni Europee quando si parla di flussi migratori?

Il tema, lo sappiamo, è particolarmente caldo in Europa e soprattutto in Italia.

Siamo sicuri che le Istituzioni abbiano incluso il food tech come possibile soluzione per aumentare i livelli di sicurezza alimentare nei Paesi da cui quei flussi si generano anche a causa di situazioni insostenibili proprio sul tema dell’alimentazione e della distruzione della terra, per il clima che della gestione inquinata della terra è effetto? Oltre che causa? Tutti sappiamo che entro il 2050 quei flussi aumenteranno a 200 milioni di persone. E tutti sappiamo che una delle cause più gravi, anche dei conflitti, sono distruzione della terra e livelli di sicurezza alimentare. Entrambi possono trovare una soluzione del food tech. Lo stiamo incentivando e regolamentando nel modo giusto? Anche a livello di sensibilizzazione dei cittadini, stiamo andando in quella direzione, che è la stessa del futuro sostenibile?

Ne stiamo parlando anche con i Consoli Generali d’Italia, a San Francisco (USA) incontrato il 2 Giugno in occasione della Festa della Repubblica Italiana, e a Mumbai (India) dove incontreremo la Console il 9 Luglio in occasione di un importante evento di networking con la comunità indiana che coinvolge anche il Climate Reality Project India e Walk for Water, la Fondazione Indiana che sostiene il nostro progetto.

Ne abbiamo parlato anche con gli Ambasciatori d’Italia in Spagna, Germania e Giappone, con cui è possibile ed auspicabile costruire percorsi sinergici che partano non tanto dalle risposte giuste, che spesso si devono cercare appunto studiando e sperimentando, quanto partendo dalle domande giuste.

In Spagna abbiamo incontrato l’Ambasciatore Stefano Sannino e messo a disposizione il Future Food Lab, inaugurato a Madrid il 23 Maggio, come luogo di incontro e contaminazione tra le comunità europee (e non solo) che si occupano soprattutto di cibo e design e stiamo lavorando per sviluppare un progetto di identità della città di Madrid legato al cibo, mappandone la storia e cultura in base a precise metriche ed indicatori, per capire qual è la miglior food policy per la città — la terza più grande d’Europa con 6.5 milioni di abitanti — famosa per l’entusiasmo della gente in relazione al cibo e alla sua convivialità, negli oltre 17 ristoranti michelin, nello street food, nella cultura delle tapas e nella relazione tra cibo ed ospitalità.

In Germania abbiamo incontrato l’Ambasciatore Piero Benassi e parlato di cambiamenti climatici, tecnologia, impresa e scienza, anche grazie alla presenza — nel corso dell’incontro del 24 Maggio in Ambasciata -, di Giovanni Lo Storto, Direttore Generale della LUISS Guido Carli di Roma, nonché co-founder dell’acceleratore di impresa LuissEnlabs e di Eva Fekete-Keretic, Climate Leader per la Germania.

Foto di Karsten Eichhorn: one face one mission.

In Giappone, abbiamo incontrato il giorno 8 Giugno, l’Ambasciatore Starace.

L’Italia per l’Africa

Grazie al suo lavoro, l’Italia sta costruendo un grande lavoro insieme al Giappone per l’Africa. A Maggio si è svolta la prima edizione di “New Visions of Africa”, che ha visto la presenza delle massime cariche dei 3 Paesi coinvolti.

Stiamo quindi lavorando per dare un contributo di tecnologia ed innovazione a questa grande visione, unendo i puntini del lavoro che stiamo svolgendo con le Nazioni Unite ed in particolare con l’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale dei Paesi in Via di Sviluppo UNIDO ITPO Italy.

Non è un caso che proprio a Tokyo, il giorno 5 Giugno, la parte istituzionale della Food Innovation Global Mission abbia preso parte all’incontro annuale tra i Capi di tutte le 9 Agenzia ITPO che nel Mondo, dalla Russia, alla Corea, alla Cina, alla Nigeria, si occupano di sviluppo industriale dei Paesi in Via di Sviluppo.

L’incontro è avvenuto all'Università delle Nazioni Unite a Tokyo e per la prima volta ha ospitato il Future Food Institute, come partner ufficiale di UNIDO ITPO Italy con l’obiettivo di coinvolgere anche le altre agenzie internazionali nel lavoro di aiuto ai Paesi in via di Sviluppo attraverso il food tech.

Un percorso che parte da EXPO Milano 2015 e che porterà ad EXPO Dubai 2020, passando per Matera Città Europea della Cultura 2019.

In questo quadro, la 3° edizione del Premio Internazionale 2019 per individuare le migliori tecnologie da applicare ai Paesi in via di Sviluppo, promossa dal Future Food Institute, valorizzerà i 500 progetti già raccolti nelle precedenti edizioni, provenienti da 80 paesi e 5 continenti.

Ed è anche attraverso questa rete e questo patrimonio che vorremmo contribuire a quanto l’Ambasciatore Starace sta facendo per l’Africa.

Conclusioni

Oggi sono ad Hong Kong ed è da qui che ho cercato di rispondere alla domanda che “Formiche” già si poneva ad Aprile: la Food Innovation è una questione politica?

Attraverso il racconto di alcune delle tante Istituzioni incontrate in soli 30 giorni in 6 Paesi diversi, abbiamo risposto di “sì” a questa domanda e continueremo a farlo fino al 9 Luglio, con la tappa indiana che chiude queste 13 agende istituzionali della seconda edizione del più grande giro del mondo nella food innovation.

Naturalmente da parte nostra stiamo “facendo food innovation” e non abbiamo alcuna intenzione di “fare politica”, se non appunto attraverso la scienza e l’innovazione, perché (citando Winston Churchill) come la politica possiamo prevedere quello che accadrà domani, ma a differenza della politica, non siamo poi così abili subito dopo a spiegare perché non è accaduto.