Quarant’anni di elezioni europee

Il prossimo 26 maggio i cittadini dei 27 stati membri saranno chiamati ad eleggere il nuovo Parlamento comunitario. Per la prima volta Popolari e Socialisti rischiano di perdere la maggioranza

Claudio Agrelli

Tarda primavera 1979: rivoluzione iraniana, crisi dell’inflazione e distensione nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica dominano l’agenda internazionale. Ma il 10 giugno di quell’anno si tennero anche le prime elezioni internazionali della storia, tappa fondamentale nel percorso di costruzione di un’Europa Unita. Nove stati membri, tra i quali l’Italia, scelsero a suffragio universale i loro rappresentanti nazionali da insediare al Parlamento comunitario.

A quarant’anni esatti, gli europei voteranno per la nona legislatura. I seggi si apriranno il 23 maggio ma la giornata decisiva sarà domenica 26 quando inizieranno, in tutto il Vecchio Continente, le operazioni di scrutinio.

Dalle elezioni del ’79 emersero le due principali famiglie politiche, Popolari e i Socialisti, che nel corso degli anni si alterneranno alla guida del governo europeo fino a sperimentare, in tempi più recenti, la “grande coalizione”. Oggi, tuttavia, le intenzioni di voto prefigurano un cambiamento di scenario.

Se da un lato il fronte moderato — formato da Popolari, Socialisti e Liberali — mostra un calo nei consensi dopo anni di sostanziale stabilità, dall’altro nuove formazioni politiche di ispirazione populista e sovranista crescono nei consensi e proveranno a scardinare gli equilibri tradizionali.

In previsione del prossimo appuntamento elettorale di maggio, l’Università di Perugia ha ospitato, lo scorso 13 dicembre, una tre giorni dedicata a “Temi e leader oltre le ideologie”.

La locandina dell’evento richiama a manifesti satirici sulla comunicazione politica

Il convegno, promosso dall’Associazione Italiana di Comunicazione Politica, ha provato ad immaginare in che misura i principali leader politici influenzeranno il dibattito nella prossima campagna elettorale attraverso singoli temi altamente divisivi, dall’immigrazione all’economia.

Tra gli ospiti internazionali, Bengt Johansonn, dell’Università di Gothenburg, ha messo a confronto, per ogni stato membro, le elezioni europee e quelle nazionali. L’obiettivo — spiega Johannsson — è di immaginare quale sarà il comportamento degli elettori europei nel voto di maggio: dalle periferie dei grandi centri urbani agli abitanti delle zone rurali. Ma anche dai cittadini dei paesi fondatori a quelli di più recente ingresso.

Sul fronte della comunicazione, il blocco guidato in Italia dalla Lega di Matteo Salvini e in Francia dal Rassemblement National di Marine Le Pen, punta a parlare alla “pancia” dell’elettorato.

Paolo Mancini insegna Sociologia della Comunicazione all’Università di Perugia

Tra i temi principali della prossima campagna non mancherà quello della Brexit. Una questione che resta aperta soprattutto a seguito della bocciatura da parte del Parlamento britannico dell’accordo firmato dalla premier Theresa May e la Commissione Europea. La questione è sentita soprattutto in Irlanda, alle prese con la definizione del nuovo confine settentrionale dell’Isola, come ci spiega Kevin Rafter dell’Università di Dublino.

Kevin Rafter capo della Scuola di Comunicazione all’Università di Dublino

La campagna elettorale entrerà presto nel vivo ma già si prefigura un cambiamento sostanziale degli equilibri europei.

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