Censurare il web o cambiare il web?

Un post di Christian Raimo che lo ritraeva con un cartello mostrato durante la terribile trasmissione “dalla vostra parte” con su scritto “non c’avete un altro servizio sui negri di merda” è stato rimosso da Facebook perché non risponde agli standard della comunità. 
Era un post antirazzista, è finito sotto la tagliola 
Se pensate sia stato un automatismo del tipo “gli strumenti di lettura delle immagini hanno letto la parola negri e hanno automaticamente bloccato il post” non è così.

Come spiega Marco Nurra su Valigia Blu con questo articolo http://bit.ly/2whPdZo il controllo di tali standard dopo le segnalazioni degli utenti viene fatto da persone in carne e ossa, dipendenti di agenzie informatiche subappalto che formano il team italiano di Facebook (con sede all’estero).

Perché dico questo? Perché troppe volte davanti all’ondata di “merda” che vediamo scorre re sui social, tra razzismo, sessismo e ignobili auspici di violenza, leggo persone di sinistra, libertarie, aperte, che dicono “perché Facebook non cancella tutto e impedisce tutto ciò?”. Addirittura in tanti propongono leggi restrittive che impongano a Facebook di farlo.

Io sono per chiudere fisicamente le sedi dei fascisti, figuriamoci se ho problemi a chiedere che vengano cancellati i loro post. 
Ma siamo certi che per “difendere la democrazia” si debba imporre a una corporation privata, tra le più potenti al mondo di censurare con maggior determinazione i post che a propria discrezione non rispettano determinati standard?

Può una compagnia privata avere tutto questo potere nel decidere cosa si può dire e cosa no? E lo può fare senza alcuna trasparenza sui procedimenti che portano a tali scelte e su chi sceglie cosa può essere diffuso e cosa no?

Il web non è solo uno dei luoghi di battaglia per l’egemonia culturale oggi, ma è uno degli oggetti della lotta politica. 
Il punto non è solo “come usare il web in modo efficace” (cosa che pure sarebbe un discreto passo avanti, ma anche “come vogliamo cambi strutturalmente il web”. 
Dovremmo discutere di come funziona internet oggi, di quanto è distante dal web libero che abbiamo conosciuto molti anni fa, di come modifica le relazioni umane e di come indirizza anche il modo stesso di scrivere e discutere incentivando alcuni comportamenti invece di altri, e soprattutto di come funzionano i meccanismi di estrazione di valore dalla nostra produzione di contenuti, come vengono gestiti i dati personali di ciascuno di noi per produrre profitti enormi.
Forse invece di focalizzarci sui commenti degli utenti dovremmo discutere di più dello strumento su cui gli utenti trascorrono il loro tempo. 
È una discussione politica tanto importante quanto sottovalutata a sinistra su cui sarebbe il caso di concentrarci.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.