il Chiapas, l’urgenza e la fretta

Spesso quando si legge un volantino o si ascolta un intervento in un’assemblea si sente ripetere il solito “non è che l’inizio”. Una espressione che spesso appare vuota e soltanto rituale, anche perché spesso dopo “l’inizio” non accade mai nulla.
L’ho ritrovata oggi leggendo il messaggio di inizio anno che ci arriva dal Chiapas a firma del Subcomandante Insurgente Mosè e del Subcomandante Insurgente Galeano dell’ Esercito Zapatista di liberazione nazionale.
Gli zapatisti dicono “abbiamo appena cominciato a lottare, sono passati solo 22 anni”. Oggi, quando c’è chi ogni due settimane vuole cambiare linea politica, quando le fasi politiche sono scandite dal ritmo veloce dei social e una notizia diventa desueta in 36 h, fa quasi impressione si consideri due decenni “un tempo breve”. Eppure è così. Cosa sono 22 anni a confronto dei 500 anni di sopraffazione subita dai popoli del Chiapas? 
E allora senza perdere di vista l’urgenza di organizzarci e rilanciare una battaglia che ora non stiamo neanche combattendo, dobbiamo conquistare la capacità di guardare al tempo in autonomia dai ritmi della politica spettacolo, imparando a stare in quello spettacolo, ma solo con l’obiettivo di smettere d’essere spettatori, in una battaglia che si conduce con tempi rapidi di reazione, ma anche con tempi lunghi di pensiero e confronto, restituendo profondità e senso all’azione e al pensiero politico.

Abbiamo urgenza, ma non avremo fretta e riconquisteremo anche il tempo di cui abbiamo bisogno.