Un favore a Giorgia?

Claudio Riccio
Nov 8 · 4 min read

Giorgia Meloni ha scritto sui suoi canali social

“2 buone notizie: la prima è che la hit “io sono Giorgia” è prima in classifica sui social, la seconda è che oggi i sondaggi danno Fratelli d’Italia al 10%. È tutto molto incoraggiante 😂”.

Già da giorni si stava scatendando il dibattito sulla challenge #IoSonoGiorgia e ovviamente a sinistra - o in quel che ne rimane - ci si divide tra remixentusiasti e memedetrattori.

Una breve premessa: ho visto tutti i video della challenge, ne ho riso molto, credo che irridere il potere sia da sempre uno strumento di conflitto e lotta politica, ma ho scelto di non ricondividere questi remix sui miei canali social.

Non lo faccio perché:

  • I meme non spostano i voti, ma contribuiscono a modificare il terreno su cui i leader politici raccolgono voti. Un leader che trae in qualche forma beneficio da una involontaria operazione simpatia riuscirà a raccogliere più facilmente consensi intorno alla sua proposta politica.
  • Meloni prova da tempo a dare di sé un’immagine popolare, borgatara, simpatica e normale, distante da quella di una fascista, intollerante e cavalcatrice di odio che ha governato per anni questo paese, sempre dalla parte dei più forti. Ci sta provando e ci sta riuscendo. Nei sondaggi elettorali e in quelli sulla fiducia questo dato emerge con chiarezza.
    Qualche giorno fa su Repubblica appariva il titolo “Meloni, la peronista col compagno di sinistra, più amata di Salvini”. Per la sua strategia di sdoganamento far sapere a tutti che il suo compagno è di sinistra (quale?) consente alla leader che porta ancora l’eredità del simbolo dei missini, di non sembrare troppo pericolosa, estremista, intollerante, e a sfondare anche in altri settori della società.
  • Tra i milioni di persone che hanno visto i video “io sono Giorgia” c’è anche chi è in sintonia con i messaggi reazionari di quel discorso: famiglia tradizionale, patria, cristianesimo e italica purezza. Non è detto che queste persone si sentano derise dal remix, che la loro intolleranza venga inibita dall’ironia e che la satira funzioni come arma di smascheramento. In molti casi, quando un tormentone, un ritornello, un meme rompe le filter bubble ed esce dai soliti circuiti a ricevere quel messaggio non sarà solo chi è in grado di capire fino in fondo tutti i livelli del messaggio, ma ci sono anche decine di migliaia di persone che sentiranno solo il comizio di Giorgia Meloni remixato e amplificato. Ollolanda smontava e rimontava un po’ di più il discorso, e comunque è stata utilizzata anche da Fratelli d’Italia e non solo dai sostenitori delle ONG e di Sea-Watch. In questo caso assistiamo esattamente quel che ha detto la Meloni, con un comizio tanto semplice quanto violento e identitario, amplificato al massimo grazie all’impegno di tanti suoi oppositori.
  • Negli USA la alt-right realizza spesso remix di Trump per veicolare i suoi messaggi, ma non sono certo questa tipologia di contenuti che hanno reso popolare il presidente USA, mentre i supporter di Sanders enfatizzano e diffondono il messaggio di Sanders, Ocasio Cortez ecc. Insomma ciascuno amplifica la propria parte.
  • Sono in fase detox! Non vedo da quasi due mesi video di Salvini, sono mesi che non condivido indignato alcun post dei leader dell’estrema destra. È un periodo in cui provo semplicemente a scrivere e condividere quello che penso, cercando di cascare il meno possibile nei riflessi pavloviani che ci portano a rincorrere ogni provocazione dei nostri avversari. Sto molto meglio io e credo ne beneficino anche le persone che mi seguono.

Riassumendo: Giorgia Meloni si avvantaggia senza ombra di dubbio dei meme e dell’involontaria operazione simpatia, ma davvero è questo il problema di cui dovremmo discutere così alacremente? Evidentemente no.

Il problema vero, di cui dovremmo preoccuparci non sono i meme. Il problema è l’egemonia della destra mondiale. Il problema non è se Meloni si avvantaggia o meno dei video su di lei. Anzitutto perché lei e Fratelli d’Italia crescono per motivi strutturali, tutti connessi alla situazione politico sociale del paese, alla domanda di “protezione”, alla crescente guerra tra poveri e al contestuale e crescente odio per le elites, e perché in questo contesto loro hanno un progetto, un’identità e un racconto.

Il problema è che Meloni cresce e prospera nel vuoto di una sinistra ormai morta, vacua, inesistente, incapace di esprimere mezza idea, di ambire anche solo lontanamente a condizionare l’agenda setting, e soprattutto che non ha nessun progetto collettivo e nessuna figura credibile, nessun leader o aspirante tale intorno al quale costruire consenso o cui dare visibilità.

Se non hai un progetto politico e un discorso pubblico che rappresentino la tua parte, quella degli oppressi, finisci per subire l’agenda, remixare e rilanciare il discorso degli altri: gli oppressori.

Realizziamo pure tutti i meme dissacranti nei confronti dei leader di estrema destra, e non sarà certo per colpa dei singoli utenti social se oltre a dissacrare il potere ogni tanto questo se ne avvantaggerà. Sta nel gioco della battaglia on line. Il problema è se oltre alla satira, all’ironia, alla provocazione torniamo anche alla battaglia politica o se abbiamo invece dismesso tutte le altre forme di battaglia per l’egemonia.

Ci aiuterebbe se contestualmente tutti tornassimo/iniziassimo a fare politica ed organizzare una vera e propria opposizione alla avanzata delle destre nella società (online e nelle strade). Altrimenti tutta questa discussione da boomers polemici, nerd, memers e opinionisti vari serve davvero a poco.

Il problema insomma non è l’avanzata della Meloni e di Salvini, ma il deserto (nostro) in cui avanza.

Claudio Riccio

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Attivista ● Digital strategist ● corsaro

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