Quo vadis, marketing?

Cosa succede quando si può guadagnare da un selfie.

Quando la signora Gigliola va a fare la spesa compra sempre un barattolo di Nutella per il nipotino di 7 anni, Amedeo. Quando torna a casa apre il barattolo e ne distribuisce generose quantità sui biscotti del nipote che la guarda estasiato. Mentre il piccolo si concentra sulla merenda, la nonna ormai avvezza alle tecnologie e al mondo social, scatta una foto al nipote con la faccia coperta di cacao e il barattolo in bella vista e la posta su facebook. Di seguito like a cascata.

“A x, y e altre 10 persone piace la tua foto.”

Fin qui rientra tutto nella normalità.

Se non fosse che quella foto,

nata dall’innocente vezzo di una sessantenne è a tutti gli effetti una campagna monetizzabile.

La possibilità di guadagnare dai propri scatti viene data dall’app Friendz, una piattaforma innovativa in fase beta:

Sul sito www.friendz-app.com sono presenti diverse campagne associate ad un brand. Dopo essersi registrati, nella sezione “Campagne” si potrà scegliere tra i vari brand proposti e pubblicizzarli, i tipi di scatto ammessi sono:

  • fotografie con un prodotto specifico
  • selfie nei locali
  • geo-localizzazioni

Successivamente avviene la condivisione su Facebook e il numero di like e condivisioni determinerà l’entità della ricompensa. Al momento consiste in un credito spendibile online. Essendo l’app ancora in fase di sviluppo nulla esclude che gli incentivi futuri saranno monetari. In attesa di ulteriori modifiche e miglioramenti è naturale porsi degli interrogativi e delineare possibili ripercussioni e prospettive su questo modo alternativo di fare marketing.

Di scatti con brand in bella vista il web non è a digiuno, tutt’altro. I profili social delle aziende vedono sempre più di buon occhio la promozione social meritevole di far acquistare una maggiore credibilità tra i clienti, sia già acquisiti che potenziali. Anche sui profili social gran parte delle aziende hanno cementato le relazioni, umanizzando le interazioni con gli utenti

Questo è un esempio di come si sia passati da un cartellone pubblicitario ad una menzione su Instagram. Da monologhi a conversazioni. E di conversazioni parlava nel 1999 il Cluetrain Manifesto, le 95 tesi sul futuro del mercato e della rete. Alcuni punti contengono il requiem della comunicazione aziendale tradizionale:

14) Le aziende non parlano con la stessa voce di queste nuove conversazioni in rete. Vogliono rivolgersi a un pubblico online, ma la loro voce suona vuota, piatta, letteralmente inumana.
15) Appena tra qualche anno, l’attuale “omogeneizzata” voce del business — il suono della missione aziendale e delle brochures — sembrerà artefatta e artificiale quanto il linguaggio della corte francese nel settecento.
16) Le aziende che parlano il linguaggio dei ciarlatani già oggi non stanno più parlando a nessuno.
17) Se le aziende pensano che i loro mercati online siano gli stessi che guardavano le loro pubblicità in televisione, si stanno prendendo in giro da sole.
18) Le aziende che non capiscono che i loro mercati sono ormai una rete tra singoli individui, sempre più intelligenti e coinvolti, stanno perdendo la loro migliore occasione.

Ai tempi la portata delle tesi divise l’opinione degli esperti, e non mancava chi sosteneva che il defunto non fosse ancora tale, chi tastava il polso affermando di sentire ancora il battito, e chi ignorava totalmente lo stato agonizzante del marketing tradizionale. Che alla fine degli anni ‘90 il marketing vecchio stampo fosse morto o meno non possiamo ben dirlo. Fatto sta che ai giorni nostri la visione del Cluetrain si palesa con la massiccia presenza online di community di consumatori. La recensione, l’opinione, i forum di ascolto sono oro colato così come la condanna del prodotto. Mentire è impossibile. Da lì si sono affinate tutte le tecniche di fidelizzazione e di engagement, e il braccio destro dell’operazione è stata senza dubbio la rete e i social. Precisando che questi ultimi non sono entità a se stanti ma strumenti in mano a persone. E queste persone per promuovere il brand vogliono sentirsi parte della famiglia. Il momento di acquisto non si focalizza più sul prodotto:

Quello che si acquista è un simbolo. Un segno di distinzione e appartenenza. E voi fareste parte di una tribù dove il capo vi inganna e vi tiene a distanza?

Con Friendz si inserisce un altro elemento nella relazione brand-users. L’elemento dell’incentivo economico. In alcuni casi predominante, in altri il selfie con la scarpa Nike costituisce un nuovo strumento di autoaffermazione. Nulla di nuovo fin qui. Ma è proprio il metodo utilizzato dalla app che potrebbe rendere l’acquirente meno libero di agire sul mercato, di esprimere la propria opinione. Dall’altra l’interrogativo si pone sulla funzione marketing aziendale. Se altri metodi di promozione “dal basso” prenderanno piede nei prossimi anni, cosa accadrà negli uffici marketing? Una possibilità è che perdano la loro struttura semplificandola, con un’area principale dedicata a coordinare e regolare il flusso di campagne promozionali derivanti degli stessi clienti.

Attenti al selfie!

Se la funzione produttiva si sta adeguando al fenomeno dell’autoproduzione ora anche il marketing deve iniziare a tenere un occhio aperto.