La scalinata e l’aiuola che promuovono la collaborazione tra i residenti di Porta Palazzo

A pochi passi dalle bancarelle di frutta e verdura di Porta Palazzo, il panificio di via Noè con la sua scritta arancione in italiano e in arabo è il punto in cui maggiormente si incrociano studenti, lavoratori e famiglie italiane e straniere del quartiere. Questo luogo di passaggio è un punto d’osservazione unico su uno dei quartieri più multietnici di Torino, dove nuovi e vecchi residenti si incrociano con le proprie esigenze e aspettative verso un quartiere che ha saputo accogliere nel corso degli anni migliaia di lavoratori che ruotano attorno alla vita e agli orari del mercato.

Il panificio di Via Noè, punto di incrocio del quartiere di Porta Palazzo

Dalla gestione dei banchi di giorno fino allo smontaggio e al montaggio che avviene di pomeriggio e di notte, il mercato attraversato ogni giorno in media da 30mila persone (che diventano 90mila di sabato) ha gradualmente espanso nel corso degli anni le sue attività nelle vie circostanti, consolidando la vocazione commerciale di questa zona di confine con la prima periferia torinese. Le botteghe gestite da cinesi, bengalesi, marocchini ed egiziani affollano le vie del quartiere senza soluzione di continuità, contribuendo a intasare cassonetti e angoli dove sono accatastati cartoni e rifiuti da smaltire, come spesso accade nelle zone di mercato.

Il mercato di Porta Palazzo

La sensazione di mancanza di decoro urbano e di rispetto di regole condivise è il sentimento prevalente tra i residenti storici e I cittadini attivi del quartiere, in alcuni casi originari di altre zone di Torino o di paesi della cintura metropolitana. Tra questi il signor Franco Voghera, insegnante in pensione e giornalista pubblicista, impegnato per decenni nel comitato di quartiere di Rivoli che ha lasciato dieci anni fa per trasferirsi a Porta Palazzo, dove anima un comitato spontaneo di cittadini impegnati a trovare soluzioni comuni per migliorare la qualità della vita nel quartiere.

La gestione sostenibile dei rifiuti è il tema da cui si è partiti per avviare iniziative pubbliche, come l’organizzazione di un “Trash Mob”, o azioni di sensibilizzazione rivolte anche alle comunità straniere del territorio per insegnare a residenti e commercianti a differenziare al meglio, riducendo al contempo la quantità di rifiuti prodotti.

“Abbiamo cercato di creare una sinergia tra le diverse anime del quartiere — spiega Franco — perché è difficile creare un impatto forte con queste piccole azioni se non si fa un’opera capillare capace di coinvolgere tutta la comunità di commercianti”.

L’aiuola di Piazza Don Albera

La creazione di un giardino secco, con arbusti resistenti alla siccità, capace di ridare un nuovo volto a una piazza adibita perlopiù a parcheggio e la valorizzazione della scalinata con vasi di fiori e sedute per renderla un luogo di incontro per i residenti sono il cuore dell’idea progettuale sviluppata dai residenti con l’obiettivo di creare due presìdi di socialità facili da gestire e tenere puliti.

La scalinata di Via Noè

“L’adozione di questi due spazi è il tentativo di creare due luoghi del bello che possano essere da stimolo per commercianti e residenti a creare un ambiente più bello e vivibile per il quartiere” dice il signor Franco.

I murales da ripulire negli spazi individuati dal Patto di collaborazione di Co-City

I tanti progetti di rigenerazione avviati negli ultimi anni hanno ricevuto un’accoglienza controversa da parte di coloro che chiedono di non snaturare l’anima popolare del quartiere o da parte di chi ritiene che tali interventi non siano sufficienti a rendere davvero più vivibile il quartiere. Ripartire da azioni semplici, come ripulire le facciate imbrattate dei condomini o togliere carte ed erbacce da una scalinata, è la risposta data da Franco e dal suo gruppo per rendere “fuori di Palazzo” un modello di inclusione e sostenibilità replicabile anche in altre zone di Torino.

(reportage a cura di Simone d’Antonio)

La cura condivisa dei beni comuni per il contrasto alla povertà nelle periferie torinesi: il progetto Urban Innovative Actions di Torino

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