#BookEater: Le Ragazze di Emma Cline

Ho sempre detestato il pensiero che in ognuno di noi, ma proprio in ognuno di noi, ci siano delle zone d’ombra. Dei varchi invalicabili, quelli che evitiamo con coscienza e attenzione.

E poi, ci sbatto il muso con Le Ragazze di Emma Cline. Mi ci fiondo così, a peso morto, con entrambi i piedi.

Le Ragazze è il romanzo di un’epoca, e di tutte le epoche.

Millenovecentosessantanove. L’anno in cui i Rolling Stones tengono un concerto gratuito ad Hyde Park in memoria di Brian Jones, davanti a cinquecentomila persone. Era il 5 luglio.

Ecco, parallelamente quella stessa torrida estate Evie Boyd, la protagonista di questo romanzo ispido e reale, si trova a fare i conti con la solitudine. Ecco perché è il romanzo di tutti i tempi. Quanti di noi hanno avuto quattordici anni? Quanti di noi, a quattordici anni, hanno sentito la smania di voler essere grandi a tutti i costi? E quanti, in un attimo, si sono sentiti soli e abbandonati dal mondo?

È incredibile come, in certe circostanze, prendere quelle che sono definite cattive compagnie sia un attimo. È quello che accade a Evie Boyd quando, in un drugstore, incrocia il destino di Suzanne Parker.

Tante considerazioni sono emerse durante il BookEater, ma quella che più mi è rimasta impressa è stata che Evie Boyd, durante tutta la sua vita, non ha mai avuto una casa tutta sua.

L’autrice: Emma Cline è nata in California ventiquattro anni fa. Questo è il suo primo romanzo.

Quanto costa: 18,00 € edizione cartacea

10,99 € edizione digitale (sconto 16%)

Perché leggerlo: Perché è un romanzo schietto e diretto. Spigoloso e brutale, certo. Ma è sempre bello sapere che la letteratura non fa sconti di alcun genere.

La frase: «Ci sono certi sopravvissuti alle catastrofi i cui resoconti non iniziano mai con l’allerta tornado o il capitano che annuncia un’avaria ai motori, ma sempre molto prima, cronologicamente: sostengono di aver notato qualcosa di strano nella luce del sole, quella mattina, o troppa elettricità statica fra le lenzuola. Un litigio con il fidanzato. Come se il presentimento della sciagura si insinuasse in qualunque avvenimento l’abbia preceduta. E io mi ero persa qualche segnale? Qualche piccola fitta interiore? Le api che strisciavano luccicando sui pomodori della cassetta? Un’insolita assenza di macchine sulla strada?»