Un’imprecisa cosa felice — Silvia Greco

Lo sapevate che Silvia Greco cominciò a scrivere questo romanzo tantissimi anni fa? Quattro o cinque pagine di Word.

«Ammesso che Word esistesse già ai tempi. Non lo ricordo!» ci dice, e poi si mette a ridere.

Silvia è una donna sicura di sé, simpatica e un pochino timida. L’ho incontrata martedì per la rassegna stampa in occasione dell’uscita di Un’imprecisa cosa felice, edito da Hacca e sugli scaffali delle librerie dal 2 marzo.

I librai lo adorano, l’editore lo ha aspettato per lunghissimo tempo. Perché cominciò a scriverlo, e poi lo abbandonò.

«Non ho mai avuto premura di terminarlo. Io avevo tutta la storia in testa, aspettavo solo il momento giusto per scriverlo» prosegue poi Silvia.

Accanto a lei durante la rassegna c’era Giovanna Donini, giornalista e scrittrice di testi teatrali. Conobbe Silvia nel millenovecentonovantasette, e nacque subito feeling e una bellissima stima reciproca, che le portò anche a lavorare insieme a qualche progetto teatrale.

Silvia ci dice che ha già in mente l’idea per un nuovo romanzo, ma non solo questo. Abbiamo parlato soprattutto — e chiaramente — di Un’imprecisa cosa felice.

Dei personaggi, di come si sono mossi nella sua testa. Li ha sempre avuti ben distinti, Marta con la sua forza d’animo e Nino con la sua “tontaggine”. Ci ha detto che ha narrato Nino in prima persona proprio per far emergere questa peculiarità. E, soprattutto, ha voluto che i suoi personaggi fossero degli antieroi. Non esiste stupido e intelligente, ognuno ha il proprio riscatto umano.

Vivono negli anni Novanta perché è un periodo che Silvia conosce molto bene, e soprattutto perché non è contaminato dal mondo della tecnologia.

Silvia ci dice che ha usato il tema della morte per parlare della rinascita di chi resta e resiste, nonostante tutto.

E parla di morti comiche, lei che ama autori come Saša Stanišić e Kent Haruf.

Ora: la trama potrei anche raccontarvela. Ma l’incontro è stato talmente ricco e bello che non lascia spazio ad altre parole.

Perché leggerlo? Perché nella sua complessità di argomenti è talmente leggero e piacevole che vi verrà voglia di divorarlo.

Special song:

Cimici e bromuro — Sergio Caputo