BLOCKCHAIN E DIGITAL TRANSFORMATION

Coin Society

Settimana scorsa ho avuto il piacere di partecipare al terzo Tavolo Tematico di Digital Ethical Revolution focalizzato su Blockchain. In particolare la discussione era incentrata attorno alla domanda:

“Quale opportunità porta la Blockchain nell’applicazione dell’etica all’interno della digital transformation?”

L’evento è stato organizzato da Digital Guys (Fabrizio Bellavista, Antonio Cirella, Stefano Lazzari, con la collaborazione di Luisa Cozzi), il tavolo era composto da una ventina di partecipanti e ognuno aveva all’incirca 10 minuti per esprimere e delineare il suo pensiero sull’argomento. Non farò nessun commento su quello che è stato detto al Tavolo ma se siete interessati potete trovare un breve riassunto ai seguenti link:

Riflessioni dopo il tavolo tematico Blockchain ed Ethos

Alla ricerca di una nuova sintesi tra etica e tecnologia anche per la Blockchain

In questo articolo presento il mio punto di vista sulla tematica Blockchain ed Etica.

Innanzitutto mi sembra corretto cominciare definendo cosa sia la trasformazione digitale.

La trasformazione digitale rappresenta la risposta necessaria delle organizzazioni per soddisfare le crescenti aspettative dei clienti, offrire esperienze individuali scalabili e rispondere alle forze di mercato con livelli sempre crescenti di agilità aziendale permettendo di rispondere a problemi interni o esterni in modo più rapido ed economico.

Questo miglioramento viene attuato attraverso nuove tecnologie, in particolare quelle che vengono definite in Inglese “disruptive” (in Italiano dirompenti) come la robotica, AI, Big Data, Cloud Computing, Deep Learning, Blockchain, etc… E anche se stiamo parlando di tecnologia o sistemi completamente digitali, la dimensione umana (soprattutto negli ultimi anni) gioca un ruolo chiave nello sviluppo di tali strumenti.

È importante costruire delle fondamenta per l’utilizzo di queste tecnologie in modo tale che il loro utilizzo non violi gli ideali umani e quindi rispetti l’etica.

L’etica può essere definita come quella pratica che ci permette di agire secondo degli standard comportamentali globalmente accettati. Rappresenta quell’insieme di decisioni che le persone dovrebbero seguire ma che non sono necessariamente seguite. E se in passato dal punto di vista aziendale l’etica aveva una considerazione minore al giorno d’oggi rappresenta un elemento chiave utile per differenziarsi all’interno di un mercato altamente competitivo in cui reputazione e valori trasmessi sono importanti tanto quanto prodotti e servizi distribuiti.

Quello che sta diventando chiaro è che la fiducia nell’economia digitale sarà probabilmente raggiunta solo se i leader aziendali riusciranno a prendere decisioni che manterranno un certo equilibrio tra sviluppo tecnologico e scelte etiche. Le aziende tecnologiche operano in mercati altamente competitivi e spesso il desiderio di implementare rapidamente servizi digitali prevale sulla necessità di considerare implicazioni etiche sull’argomento. Tuttavia l’adozione di scelte eticamente accettate deve prescindere dalla necessità o ambizione di una rapida evoluzione digitale.

Per tornare alla domanda “Quale opportunità porta la Blockchain nell’applicazione dell’etica all’interno della digital transformation?” penso ci sia un errore dovuto alla concezione che si ha della Blockchain. La Blockchain non offre nessuna possibilità nell’applicazione dell’etica, o meglio, la Blockchain è una tecnologia che fa parte della digital trasformation e quindi dovremmo chiederci se le imprese che stanno cercando di usare questo tipo di tecnologia stiano adottando delle scelte etiche. La domanda sarebbe quindi inversa.

Ma per quale motivo la Blockchain viene associata ad una tecnologia capace di garantire un certo livello di eticità nello sviluppo tecnologico?

A causa della crescita del prezzo di Bitcoin (la prima tecnologia che utilizza la Blockchain nella sua struttura) durante gli anni 2016 e 2017 la Blockchain è stata ampiamente pubblicizzata e presentata come “la soluzione” a tutti i mali della società. Il lavoro dei media infatti è stato quello di screditare completamente Bitcoin dichiarandolo un progetto irrealizzabile e senza futuro. Bitcoin (per i media) non può funzionare, quello a cui bisogna far attenzione però è la tecnologia alla base della sua architettura ovvero la Blockchain.

Attorno a questo mito si è formata così l’idea generale per cui la Blockchain fosse la tecnologia in grado di garantire la sicurezza, l’integrità, l’immutabilità e la privacy dei propri dati, così come avviene nella rete Bitcoin.

Mandare a casa i notai, sbarazzarsi delle banche, introdurre nuovi sistemi di voto, rivoluzionare la supply chain e il crowdfunding, uberizzare Netflix, uberizzare Uber… questi sono stati e sono tuttora i numerosi discorsi a cui dobbiamo assistere.

Insomma la Blockchain come soluzione a qualsiasi male.

Una volta formata questa credenza è normale che la Blockchain sia associata all’etica.

Alcuni dei principi fondamentali dell’etica all’interno della digital trasformation sono proprio:

- Sicurezza

- Privacy

- Integrità

- Fiducia

Tutti elementi che la Blockchain sarebbe in grado di tutelare.

Il problema è che il punto di partenza è sbagliato.

Bitcoin viene descritto come una valuta, il cui registro contabile è completamente trasparente (pubblico), immutabile, sicuro e che inoltre tutela i nostri dati (privacy).

Tutto questo grazie alla Blockchain?

Assolutamente no.

Bitcoin si basa su diverse tecnologie:

- Proof of Work (PoW presentato la prima volta nel 1993 da Cynthia Dwork e Moni Naor, Bitcoin si basa su Hashcash (1997, Adam Back, CEO Blockcstream) un popolare sistema PoW per evitare spam sulle email)

- P2P (Primo utilizzo 1979 con USENET, popolare con l’arrivo di Napster 1999)

- Crittografia asimmetrica (Metà anni ’70)

E infine

- Blockchain (pensata inizialmente nel 1991 da Stuart Haber e W. Scott Stornetta per implementare un sistema in cui i documenti venissero marcati temporalmente senza poter essere contraffatti. Concettualizzata per la prima volta da Satoshi Nakamoto nel 2008)

La Blockchain è quindi una piccola parte di quello che rende Bitcoin interessante. La cosa interessante è vedere come Satoshi Nakamoto abbia utilizzato delle tecnologie esistenti e le abbia combinate in un modo unico per formare una struttura nuova e diversa dagli schemi a cui siamo abituati.

La rivoluzione di Bitcoin consiste nell’aver creato una nuova architettura.

Siamo abituati ad operare con delle infrastrutture gerarchiche. La nostra società è infatti gestita seguendo una struttura a piramide perché vi è questa idea comune (quasi naturale) che, per coordinare un grande numero di persone in modo efficiente è necessario avere una gerarchia. E questa struttura si ripete in ogni aspetto della nostra vita: scuole, aziende, banche, governi e istituzioni.

E questo sistema è efficiente e funzionale fintanto che le parti basse della piramide si fidano di chi sta sui piani più alti.

Ma questa fiducia al giorno d’oggi sta gradualmente diminuendo. Viviamo in un momento in cui è difficile credere ai media, in cui i giovani non riescono a trovare lavoro (almeno in Italia, tasso di disoccupazione giovanile superiore del 30%) e in cui governi e banche stanno perdendo la loro credibilità.

La fiducia è l’elemento chiave che caratterizza la nostra società.

E la vera essenza di Bitcoin non è la Blockchain. La vera essenza di Bitcoin risiede nella capacità di operare all’interno di un Network senza doversi fidare di qualcuno.

Con Bitcoin rivoluziona il concetto di fiducia.

Non vi è più la necessità di affidarsi/conoscere la persona con cui stiamo comunicando. La fiducia viene così riposta in un Network, completamente piatto, non gerarchico in cui nessuno si fida di nessuno e tutti hanno la possibilità di verificare quello che sta accadendo. In particolare nel caso di Bitcoin questa infrastruttura ci permette di creare un registro di transazioni pubblico in cui tutti i partecipanti riescono ad accordarsi su chi possiede cosa.

Abbiamo creato così un metodo alternativo per coordinare un elevato numero di individui senza aver bisogno di un’unità centrale di controllo.

La Blockchain da sola non permette nulla di simile.

Bitcoin rappresenta un nuovo modello di Governance mai pensato prima e rappresenta uno dei pilastri fondamentali nell’era della trasformazione digitale: la privacy. In particolare la privacy finanziaria.

La valuta negli ultimi 50 anni (dal 1971 esattamente) è diventata uno strumento di controllo. Ci stiamo dirigendo verso una cashless society in cui il sistema monetario potrà essere utilizzato per monitorare e controllare ogni scambio effettuato sul globo con la scusa di eradicare corruzione e mercato nero.

Bitcoin è un alternativa a questo sistema di sorveglianza.

In conclusione la trasformazione digitale rappresenta sicuramente un’opportunità per creare valore e raggiungere successo a qualsiasi livello aziendale rispettando però determinati principi quali integrità, onestà, equità etc…L’attenzione a mio parere però non va posta solo su aziende e organizzazioni ma dovremmo anche chiederci se istituzioni e governi stiano agendo seguendo scelte etiche.

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