CollettivoAccaStory #1. ARREVUOTATE

Ideazione e direzione Carmine Califano

Nancy Pepe e Pasquale Capaldo, in una scena di ARREVUOTATE.

Durante il periodo più “caldo” della cosiddetta emergenza rifiuti in Campania (estate 2008), all’interno della Compagnia nacque l’esigenza di manifestare il disagio e la voglia di denunciare una situazione che definire ancora “emergenza” sembrava quanto meno insultante. Ci chiedemmo che cosa stessero facendo gli artisti napoletani e campani per denunciare una condizione del genere che - chi l’ha vissuta solo attraverso le immagini della tv non comprenderà fino in fondo - era drammaticamente assurda e civilmente inaccettabile!

Inevitabilmente, nel lavoro di training che abitualmente svolgiamo, questo disagio emergeva con sempre più maggiore intensità nelle improvvisazioni degli attori. Decidemmo così di farne uno spettacolo. Uno spettacolo che - purtroppo - è ancora e sempre di più attuale.

Lo spettacolo debuttò nell’aprile del 2009 al Teatro di Ateneo presso l’Università degli Studi di Salerno. Eravamo particolarmente “incazzati” in quei giorni per aver ricevuto lo sfratto dalla struttura che avevamo autogestito per circa 20 anni, il Carpe Diem - una sala di 50 posti - tra l’indifferenza delle istituzioni locali. Nella primavera precedente alcuni di noi avevano partecipato ad uno stage con il Living Theatre e così, sia per il metodo di lavoro, sia per l’approccio ideologico, demmo come sottotitolo allo spettacolo, un po’ pretenziosamente, “omaggio a Paradise Now”.

Eravamo convinti, in quel momento, che la storia del Collettivo Acca fosse arrivata al capolinea.

Lo spettacolo è stato concepito senza una struttura drammaturgica fissa. Durante le varie repliche abbiamo aggiunto e tolto testo, aggiunti o tolti i movimenti scenici e le azioni che costituivano gran parte della messa in scena che, nei nostri piani, non doveva mai durare più di 50 minuti. E soprattutto lo spettacolo era adattabile a qualsiasi setting. Anzi, avremmo privilegiato spazi non-teatrali, innanzitutto la piazza, come in realtà poi è avvenuto.

Ciò che avevamo fissato erano i temi con i quali scandire lo spettacolo, all’interno dei quali avere una discreta libertà di improvvisare di volta in volta adattandoci al luogo, al pubblico, alla latitudine.

Primo Tema

Sbucano dalle loro “tane” uomini e donne emarginati. Emarginazione che è più una condizione che uno stato. Non necessariamente materiale; è anche frustrazione, degrado, isolamento costretto e costringente. In questa condizione è annullata ogni forma di pensiero, di parola, di genere. Non c’è dignità o morale e nel contempo nessuna ipocrisia e forma. Ciò nonostante questi corpi esprimeranno una silenziosa bellezza interiore: così come il corpo si muove impercettibilmente in scena, gli occhi saranno l’unica chiave per penetrare queste anime. Si stupiscono, in questo nuovo ennesimo risveglio, di ritrovarsi ancora vivi e di ritrovare ognuno l’altro, forse unicamente per paura di rimanere ancora e di più soli.

Secondo Tema

Il degrado dell’ambiente, del circostante, oltre ad imbruttire le cose (brutti palazzi, brutte città…) imbruttisce anche l’animo umano generando intolleranza. Basta un niente, uno scontro casuale, una precedenza non data o non avuta ad un incrocio, per innescare la lotta di tutti contro tutti.

La lotta sarà espressa da suoni vocali, movimenti violenti e improvvisi, un parlarsi occhi negli occhi, gridando in maniera assordante le proprie ragioni e/o la propria rabbia.

Questo caos a poco alla volta creerà due gruppi, uno contrapposto all’altro, pronti a scannarsi tra loro! Ecco, sta per nascere un nuovo cannibalismo: la tua morte mi è necessaria a sopravvivere. Ma all’improvviso arriva, come un “simulacro benefico”, la peste: “[ella] riporta a galla gli aspetti peggiori dell’essere umano che vengono dapprima riconosciuti per essere, in seguito, esorcizzati. […] L’azione del teatro, come quella della peste, è benefica, perché, spingendo gli uomini a vedersi quali sono, fa cadere la maschera, mette a nudo la menzogna, la rilassatezza, la bassezza e l’ipocrisia; scuote l’asfissiante inerzia della materia che deforma persino i dati più chiari dei sensi; e rivelando alle collettività la loro oscura potenza, la loro forza nascosta, le invita ad assumere di fronte al destino un atteggiamento eroico e superiore che altrimenti non avrebbero mai assunto”, scrive Artaud.

Terzo Tema

Ed allora accade che questa preannunciata catastrofe è rifiutata. Gli uomini e le donne si levano da dosso i sintomi di questa preannunciata “malattia” e ricreano una nuova solidarietà dettata dalla consapevolezza che l’imminente catastrofe deve essere allontanata. Ma come?

Forse solo “ricostruendo da capo”, ma senza pietà, senza più mediazioni impossibili perché il potere rigenera sempre sé stesso ed è incapace di anteporre gli interessi collettivi a quelli di gruppi di potere, lobby, banche e banchieri, chiese, ortodossie, mercanti d’armi e di petrolio.

La rabbia cresce, avanza, arma le mani con tutti gli oggetti possibili strappati dai rifiuti che li circondano: ora tutti sono pronti a “rivoltarsi”, con rabbia e decisione. Silenzio.

Quarto Tema

Ecco, l’alternativa è creare una nuova umanità che abbia compassione per sé stessa, senza morali e moralismi, falsi perbenismi ed ipocrisie, un cerchio magico, una città dove sia ancora un diritto la ricerca della felicità. Chi vuole entrare in questo cerchio? Chi vuole compiere questa rivoluzione?


Dopo il debutto lo spettacolo fu selezionato per la sezione SantarcangeloIMMENSA nell’ambito della 39.a edizione del Festival Santarcangelo dei Teatri e presentato a Santarcangelo di Romagna l’11 luglio del 2009. Nell’estate dello stesso anno partecipò al Festival Teatrale di Santeramo in Colle e ad A.R.T.E.rie Rassegna Ipotesi Espressive di Cantalupo in Sabina. Dal 12 al 14 febbraio 2010 fu nel programma del Teatro Lo Spazio di Roma; nell’estate successiva fu ospitato all’AWOP. Festival Per la Pace e, unico spettacolo italiano, invitato al VI PATOSoffIRANJE. Forever Young Festival di Smederevo (Serbia). Poi altre repliche… fino ad una “reload” portata in scena nell’estate 2012 al Festival Artisti e Artiste contro il razzismo di Vallombrosa.


La clip


La Colonna Sonora


La Locandina


Le Foto