UE: messa al bando di TUTTE le armi?

Non è la prima volta che l’argomento serpeggia nelle stanze del potere a Bruxelles, ma mai come oggi la determinazione dei “nostri” burocrati è stata così incomprensibile.

Da un punto di vista oggettivo, l’introduzione di linee guida europee su possesso privato di armi potrebbe sembrare una buona iniziativa, data la delicatezza del tema in un’Europa in cui merci e persone circolano liberamente… fintanto che le cose vanno bene e i non-europei anche noti come negri, semi-negri o poveracci si accalcano alle frontiere. No?

Poi mi viene in mente la vera vocazione dell’Unione (come la conosciamo, non l’Europa di Mazzini) e mi rendo conto che è l’orlo dell’ennesimo precipizio.

Se c’è una lezione che abbiamo ormai appreso tutti è che:

l’Unione Europea non legifera, vieta

Non c’è quindi da stupirsi che dopo un legittimo sondaggio tra i cittadini europei sull’esigenza di introdurre nuove restrizioni sulle armi al quale il popolo ha manifestato un’opinione contraria per il 92%, il commissario europeo per gli affari interni Cecilia Malmström abbia proposto un white paper che sostiene un bando pressoché totale delle armi da fuoco private, forte del grosso sostegno popolare.
Fermi fermi. Sono perfettamente consapevole che quando si interrogano le persone su un argomento specifico, quelle che reagiscono con più fervore sono coloro che si sentono chiamate in causa. Che si traduce in: 8% schierati attivamente a favore dei divieti… tra lo sparuto numero di votanti. Agli altri evidentemente non frega una mazza, fatto che sostiene comunque la mia tesi di illegittimità.

Fatti

In presenza di una prova o quantomeno un indizio che in Europa esista una diretta connessione statistica tra legittimo possesso d’armi e morti ammazzati (come accade in alcune parti degli Stati Uniti, per esempio) sarei il primo a pormi delle domande, perché c’è una bella differenza tra difendere quello che si ritene un proprio diritto ed essere irragionevole.

Ma in Europa i morti da armi da fuoco legittimamente detenute o meno sono un migliaio all’anno (dati decennio 2001,2010).
Circa 1/22 dei morti ammazzati;
Circa 1/50 dei morti da incidente stradale;
Circa 1/695 dei morti da malattie legate al consumo di tabacco.

Fermo restando che quei 1000 morti potrebbero essere i nostri genitori, nonni, fratelli e che è spietato considerarli una frazione di altri morti, bisogna comunque notare come la proporzionalità, che dovrebbe dare una prospettiva d’urgenza, suggerisca altre priorità.

Il modello britannico

E’ evidente che il modello di riferimento del white paper sia quello britannico, che ha di fatto privato i cittadini di quasi ogni diritto/privilegio sul possesso privato di armi da fuoco.
Si sostiene che nel Regno Unito ci sia stata una riduzione sostanziale dei morti per arma da fuoco, ed è vero, ma osserviamo la situazione attuale.

Nell’anno di riferimento 2011, I morti per arma da fuoco nel Regno Unito sono stati 0,23 ogni 100.000 abitanti, di cui solo 0,06 sono omicidi.
In Italia (2010) il rapporto è 1,31 ogni 100.000 abitanti, di cui 0,35 sono omicidi.

Un successo, si direbbe. Magari non eclatante, ma sempre un successo. I numeri però sono solo dati e per diventare informazione devono assumere un ruolo in uno studio più ampio.

Scopriamo infatti che gli omicidi nel Regno Unito hanno un rapporto di 1 morto ammazzato ogni 100.000 abitanti, mentre in Italia il rapporto è di 0,9. Italia che, ricordo, è Pizza-spaghetti-mandolino-mafia, di cui non necessariamente l’ultima è sola causa di omicidio…

Il multiculturalismo fallisce già all’interno dell’Europa

Sto cercando di sostenere la tesi che il possesso privato delle armi non abbia alcuna correlazione con il numero di morti da arma da fuoco? Certamente no, sarebbe irragionevole, come sarebbe irragionevole non vietare un’abitudine che uccide metà dei propri affezionati (il tabacco).
Ciò che invece sostengo è che la questione ha connotazioni diverse nelle varie nazioni e si interseca profondamente con la cultura e tradizione dei popoli.
Paesi come la Svizzera in cui il popolo è stato da sempre abituato ad avere armi in casa, il tasso di omicidi per arma da fuoco è 0,23 per 100.000 abitanti, a fronte di 0,6 omicidi in totale.
In Svezia, paese europeo con le leggi tra le meno restrittive in materia, il tasso è 0,19.

L’Europa ha il diritto e il dovere di interessarsi alla materia, ma — e non è la prima volta — si batte per introdurre divieti che non solo non rappresentano il volere dei suoi popoli, ma non prova nemmeno a rispettarne le specificità culturali.

Raddrizzare banane

L’istituzione Europa applica un metodo unico a tutto ciò che tocca: prende decisioni — alcune con terribili ripercussioni — partendo da delle assunzioni che sembrano imperscrutabili.

L’esempio più emblematico è la creazione di specifiche linee guida che determinano l’angolo di curvatura “corretto” per le banane. Queste direttive non impostano un canone estetico, ma un divieto sui frutti che non rispettano quel dogma. Questa metodologia non fa altro che confermare che l’Europa è chiaramente la marionetta della Germania, il Führer degli ortaggi … calmi calmi, è solo sarcasmo.
Raddrizzabanane, per l’appunto.

This is not America

Nell’era di Internet non si affronta mai una questione con il solo filtro culturale del luogo in cui il fatto accade.
Quando si parla di armi, l’argomento si porta dietro l’intero sfondo contestuale americano, capitale mondiale del piombo volante, ed è inevitabile che ritornino alla mente l’orrore delle stragi di Aurora, Sandy Hook e così via.

Ma questa non è l’America.

Non è l’America delle armi facili. Tutti i paesi dell’Unione hanno leggi restrittive e tracciamento.

Non è l’America delle stragi di innocenti con scadenza mensile, se non ad opera di terroristi con armi da guerra.

Non è l’America del degrado e dell’abbandono istituzionalizzati.

Non è l’America degli antidepressivi un tanto al chilo.

Questa è Europa e ogni discussione sui nostri diritti deve rispecchiare la storia e i valori del suo popolo.

Essere costruttivi

Tra crisi, grexit, brexit e terrorismo, l’istituzione dell’Unione Europea non se la passa per nulla bene.

In particolare per quanto riguarda la sicurezza, i tragici fatti di Bruxelles (che ironia…) dimostrano come la totale assenza di coordinamento sia il vero problema.

Anche per quanto riguarda l’argomento di questo articolo, la tenacia nel tentativo di limitare diritti e privilegi dei cittadini hanno evidentemente lo scopo di dimostrare che si stia realmente facendo qualcosa, ma a un costo molto più basso, accollando agli stati l’onere di far applicare delle restrizioni che gli stessi stati trovano insensate, tanto che i parlamentari europei hanno espresso parere di massima contrario.

Registri unificati, polizia federale, integrazione telematica, politiche di immigrazione condivise sono strumenti con cui l’Europa si mette a servizio della protezione dei cittadini.
Limitarsi a dire “ma se non siete nemmeno in grado di allacciarvi le scarpe!” e portarci via le scarpe, quando oltre tutto i fatti dimostrano che a fare i nodi siamo meglio dei marinai, è patetico.