Economia e Coronavirus: come superare la crisi. Le proposte di Pasquale Stefanizzi

Alessandro Colonna
6 min readApr 1, 2020

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Economia e Coronavirus: come superare la crisi. Le proposte di Pasquale Stefanizzi

Il Coronavirus ci sta obbligando a rimanere in casa, cambiando le nostre abitudini. Molte aziende hanno chiuso, le attività di ristorazione sono in crisi. Poche persone lavorano ancora. Tra queste rientrano medici, infermieri, personale ospedaliero, forze dell’ordine, cassieri e personale dei supermercati, piccoli negozianti di generi di prima necessità. Alcuni lavorano in condizione di disagio, ma soprattutto a rischio. Le questioni economiche da risolvere sono tante. Il consulente finanziario d’impresa e CFO di un’importante impresa salentina, Pasquale Stefanizzi founder di http://www.ascuoladimpresa.net si è interrogato molto in questi giorni per tentare di trovare delle risposte. Proviamo a capire di più.

Salve dott. Stefanizzi, che situazione economica si prospetta in Italia?

Economia e Coronavirus potrebbe essere un binomio disastroso. Ciò che mi spaventa di più è la situazione finanziaria ovvero la carenza di liquidità derivante dalla chiusura delle attività imprenditoriali. A mio parere, stiamo ancora tergiversando intorno alle misure da adottare. Il sistema bancario, specchio di quello governativo, è come se stesse affrontando l’emergenza con le miccette invece di ricorrere alle bombe atomiche. Le imprese non stanno ricevendo la liquidità necessaria per sostenere il flusso di debito derivante dagli impegni già assunti (fornitori, dipendenti, ecc.). E’ evidente che se un’impresa non lavora non può onorare le scadenze; quindi l’impresa che dovrebbe ricevere l’incasso non lo riceve e, a sua volta, blocca il pagamento dei propri debiti. Così si innesta una spirale molto pericolosa. Il sistema bancario, sta continuando ad utilizzare un lessico “normale” in una situazione straordinaria.

E a tal proposito, può il digitale ridurre i rischi che sta attraversando l’economia? In che modo ed in che settore? Economia e Coronavirus per quanto tempo andranno ancora a braccetto?

Il digitale senza dubbio può ridurre i rischi e mettere le persone nelle condizioni di lavorare in sicurezza. In particolare ho provato ad immaginare come si potrebbe migliorare la condizione lavorativa del personale dei supermercati. Loro stanno continuando a perseguire il tradizionale modello di vendita e distributivo (almeno la stragrande maggioranza). Il sistema è quello di sempre: la gente fa la fila per entrare, fa la spesa, fa la fila per pagare e finalmente torna a casa. Un oceano rosso (direbbero W. Chan Kim e Renée Mauborgne), in cui la concorrenza si manifesta soprattutto sul prezzo e sulla profondità di gamma. Si potrebbe, a mio parere, generare un oceano blu, sovvertendo, anche solo in parte, l’attuale sistema di vendita. In questo specifico momento di difficoltà, gli attuali punti vendita potrebbero diventare degli hub di distribuzione locali (che torneranno negozi come li conosciamo noi quando tutto sarà finito). Il sistema dovrebbe funzionare in questo modo: il cliente predispone la propria lista della spesa (con un importo minimo, ad esempio di 30/50 euro) che invia, tramite un sito internet, alla catena (Eurospin, Conad, Coop, Esselunga, ecc.), la quale, a sua volta, la smisterà in automatico al punto vendita più vicino alla residenza del cliente che ha inviato la lista. Il punto vendita (hub di distribuzione) dovrebbe riorganizzare il personale in questo modo: 1/3 del personale rifornirà gli scaffali, 1/3 preparerà i carrelli sulla base delle liste ricevute ed 1/3 le consegnerà al domicilio del cliente. Tutto sarà semplificato perché a “carrello riempito”, il cliente riceverà un link con indicazione dei prodotti presenti e di quelli non presenti ed il conto da pagare online o alla consegna. Il sistema sarà capace di definire il percorso più efficiente per il distributore, tenuto conto delle varie consegne che deve effettuare; si può prevedere la partenza di un distributore ogni ora, in modo da assicurare un servizio di consegna continuo nel corso della giornata lavorativa. Per la consegna, si potrebbero impiegare le auto dei dipendenti che riceverebbero ovviamente un rimborso spese forfetario. Nessuno, oltre ai dipendenti, potrà entrare nel negozio, quindi non ci sarà contatto col pubblico e si ridurrà notevolmente il rischio di contagio dal negoziante al cliente e viceversa.

Ottima idea, e per quanto concerne la liquidità in circolo ed i rapporti tra azienda e fornitori? Non crede che vi siano troppi buchi al momento?

Bisogna trovare un sistema che possa rimettere in circolo la liquidità. E’ evidente che si ha molta speranza nel sistema bancario. Può essere sufficiente? A mio parere no. E’ un sistema abituato (non per sua scelta) a ragionare impiegando canoni troppo difficili da utilizzare in un momento di crisi: quando gli schemi sono già saltati e quando l’economia della produzione è ferma. C’è bisogno, a mio parere, di un grande contratto sociale, bisogna tornare alla stretta di mano. C’è bisogno di introdurre nell’attuale sistema economico la chiave della fiducia tra pari. Senza grandi interrogativi, senza carte, senza nulla. Ognuno paga subito, anzi paga prima!

Ci spieghi meglio…

Ogni impresa è abituata a vendere le proprie merci con dilazioni, anche esagerate (molto spesso mi capitano richieste di dilazione a 180/210 giorni). Oggi, l’impresa che ha liquidità deve pagare subito. Se finora l’obiettivo è stato quello di ritardare il più possibile il pagamento del fornitore, strappandogli una elevata dilazione, ora invece bisogna pagare subito. Anzi, possibilmente in anticipo: altrimenti si rischia di perderlo e insieme a lui potrei perdere l’intera filiera cui dipendo anche se sono il detentore del maggior potere contrattuale. Ben presto arriverà anche la fine dell’impresa che si poneva come obiettivo quello di ottenere elevate dilazioni dal suo fornitore. Probabilmente è follia, ma nessuno di noi immaginava si potesse vivere un momento di tale follia. Quando penso alla produzione di beni penso anche al riavvio di cantieri, alle manutenzioni straordinarie, agli investimenti, a tutto ciò che possa generare subito cassa nel momento della ripartenza, che speriamo non tardi ad arrivare. Economia e Coronavirus, al momento, dovranno andare a braccetto. E dovremo trovare soluzioni alternative.

E chi ha la Partita Iva? Come si deve comportare?

Come diceva Einstein “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose”. Dovremo essere pronti a cambiare, ad evolverci. Ciascuno per il proprio ambito, ciascuno per quanto possibile. Questa crisi sanitaria ci sta mettendo nelle condizioni peggiori e, probabilmente, la natura umana non spinge verso il cambiamento se non in condizioni estreme. Come la scuola e la marea di docenti che all’inizio hanno sottovalutato la didattica a distanza. E dopo una settimana, sono stati costretti a modificare il proprio paradigma. Di conseguenza si sono adeguati ed evoluti. Mi auguro che tutti possano riaprire con serenità e possano riappropriarsi dei propri spazi e delle proprie abitudini, cercando di essere pronti però a cogliere le opportunità che, non per forza, devono essere portate da eventi eccezionali. In termini di imprese e di Partite Iva, mi auguro che il nostro Paese comprenda l’importante ruolo dell’industria nella nostra economia. Negli ultimi trent’anni abbiamo pensato che si potesse vivere di solo terziario. Abbiamo (è un errore che ho fatto anch’io) pensato si potesse vivere di solo turismo. Molte regioni del Sud hanno investito montagne di risorse sulle imprese di servizi. Spero adesso che, proprio al Sud, non si subisca il contraccolpo più importante considerato che proprio il turismo sarà uno dei settori più flagellato, per via degli strascichi che, volente o dolente, questa crisi sanitaria si porterà dietro e che condizionerà la nostra economia.

Qualche consiglio per i cittadini? Cosa si può fare per spendere meno ed in maniera efficiente in questo periodo di crisi?

E’ evidente che, rimanendo in casa bloccati, non si può spendere per il “superfluo”, quindi qualche piccola economia dovremmo averla. La sussistenza che il Governo assicurerà (i famigerati 600 euro a nucleo familiare) ne sono lo specchio. Ciò che invece ci si dovrebbe curare è di tornare presto alla normalità e riprendere i ritmi di spesa coerenti con il momento che stavamo vivendo. Solo questo potrà salvarci.

Per sapere di più su Pasquale Stefanizzi e le sue attività di ricerca visitare il sito https://www.ascuoladimpresa.net/

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Alessandro Colonna

Student at Sapienza, Roma. I love Journalism and Marketing