Le due basiliche del parco archeologico di Santa Maria di Siponto | foto di Matteo Granatiero (12 marzo 2016)

Le due basiliche di Siponto tra archeologia e arte contemporanea

​Conservazione, tutela, restauro e valorizzazione in chiave moderna


Tornare nel parco archeologico di Siponto risveglia le emozioni della mia prima campagna di scavo: il ristoro della pausa pranzo all’ombra della basilica di Santa Maria Maggiore ricoperta di terra e polvere.


La basilica di Santa Maria Maggiore | foto di Concetta Lapomarda (11 marzo 2016)

Mentre ci avviciniamo alla basilica, il calcare dorato di Monte Sant’Angelo risalta sullo sfondo azzurro del cielo. Il portale finemente decorato e le colonne sostenute da due leoni accovacciati, sono lì dal XIII secolo e continuano ad attrarre turisti e studiosi.

Poco distante, è l’antica basilica paleocristiana a richiamare la nostra attenzione.

Una imponente e leggera rete metallica, realizzata dall’artista contemporaneo Edoardo Tresoldi, disegna i volumi persi nel tempo a partire dagli scavi sottostanti. Un nuovo modo di conservare, restaurare, tutelare e valorizzare un sito archeologico; una scelta coraggiosa da parte della Soprintendenza Archeologia della Puglia e del Segretariato Regionale del MiBACT.

La basilica paleocristiana ricostruita da Edoardo Tresoldi | foto a sinistra di Matteo Granatiero, foto a destra di Concetta Lapomarda

Meravigliati, giriamo intorno all’opera d’arte contemporanea e ci rendiamo conto che dialoga con il paesaggio e con l’archeologia circostante. Si innesta sugli scavi, raccontandoli, e grazie alla sua trasparenza ci fa guardare oltre: riusciamo a osservare il territorio, la natura e la basilica di Santa Maria Maggiore. Non copre il passato, anzi lo esalta rendendolo protagonista di una rinascita in chiave moderna: forse è proprio questo il suo punto di forza.

La basilica paleocristiana come si presentava nel 2008 | foto di Concetta Lapomarda

Grazie a allo studio e alle ricerche preliminari, l’artista e gli archeologi hanno restituito all’antica basilica l’altezza e la tridimensionalità che finora potevamo solo immaginare.

Fino a qualche tempo fa, infatti, l’intera area si presentava come un sito archeologico dove potevamo indagare gli spazi e dare loro una forma e un volume solo sfruttando la nostra inventiva.

E le sorprese non finiscono qui.

Al calar della sera, quando il cielo azzurro lascia posto all’oscurità, la struttura viene illuminata ed evidenzia ancor di più colonne, capitelli e volte. Sembra di essere in un’altra dimensione, di fronte a un’illusione.

L’opera di Edoardo Tresoldi illuminata | foto di Matteo Granatiero (11 marzo 2016)

“Ora, finalmente, possiamo parlare al plurale: le basiliche di Siponto”. Mi è piaciuta tanto questa frase del Vescovo Michele Castoro durante il primo giorno di inaugurazione; credo rappresenti l’essenza dell’installazione che non copre ma affianca le strutture preesistenti.

In uno spazio limitato convivono il passato, con la basilica di Santa Maria Maggiore e i resti dell’antica basilica paleocristiana, e il presente, con l’opera in rete metallica di Edoardo Tresoldi.

Archeologia e arte contemporanea sono il binomio vincente per valorizzare questo sito e renderlo appetibile ai diversi tipi di pubblico. È una tipologia di restauro che non snatura l’antico parco archeologico, ma lo rende leggibile agli occhi dei visitatori.

Con le basiliche illuminate, lasciamo il parco archeologico di Siponto. Possiamo tornarci dal lunedì alla domenica dalle 12:30 alle 21:30 con ultimo ingresso alle 21:00 [orario aggiornato al 21/04/2018] per passeggiare nella natura tra archeologia e arte contemporanea.