Qualche giorno fa Stefano Quintarelli ha pubblicato sul suo blog un lungo post dal titolo “Mo’ scendo” in cui racconta la sua esperienza politica da quando Mario Monti gli chiese di “salire” in politica fino a quando, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legge 152/2021, il Comitato di indirizzo dell’Agenzia per l’Italia Digitale, che lui presiedeva da quando era stato istituito nel 2014, è stato abolito.

Nel post di Stefano il mio nome compare 15 volte e questa cosa mi ha spinto a scrivere alcune considerazioni.

Ultimo giorno alla Camera dei Deputati

Sono grato di aver avuto la fortuna di conoscere Stefano e di aver potuto lavorare insieme a lui e credo che sia un grosso errore per le Istituzioni non continuare ad averlo nelle fila dei servitori dello Stato in servizio attivo.

Quando sono entrato in Parlamento nel 2013 conoscevo “il Quinta” di fama e quindi l’ho cercato tra i banchi di Scelta Civica per presentarmi. Gli informatici eletti erano veramente pochi ed era un piacere poter avere qualcuno con cui scambiare opinioni condividendo già il gergo tecnico necessario ad affrontare problemi complessi. Da quella prima stretta di mano sono passati meno di dieci anni, ma sono stati anni ricchi di esperienze vissute insieme, di tanti fallimenti (da cui però abbiamo imparato molto) e di alcuni risultati di cui possiamo essere orgogliosi. Stefano ne ha parlato abbondantemente nel suo post ed io non ci tornerò.

Una delegazione dell’intergruppo innovazione con il commissario europeo Günther Oettinger

L’altra sera, però, mentre eravamo in videoconferenza con zoom e insieme guardavamo un emendamento ad un decreto legge in conversione, cercando di capire cosa poteva funzionare e cosa no, come migliorare le parti buone e come ridurre quelle cattive, mi sono reso conto del motivo per cui il termine “Onorevole” ti rimane attaccato anche dopo la fine della tua esperienza parlamentare.

Come scrissi qui, nel dicembre 2017, sul finire della XVII Legislatura, tra le tante cose che ho imparato c’è anche la consapevolezza che molte volte “i parlamentari sono lontani dai cittadini, perché si devono occupare, per conto dei cittadini, di problemi che spesso i cittadini non percepiscono.”

Quando, però, quei problemi inizi a percepirli, e passi gli anni a provare a risolverli, non riesci più a far finta che non ci siano o che non siano un problema tuo.

Stefano ed io lavoravamo in videoconferenza, lui a Milano, io a Pradamano (UD), sul testo degli emendamenti, non perché fosse nostro dovere o perché ne avessimo un interesse diretto, ma perché pensavamo che fosse giusto e che potessimo dare un piccolo contributo per il bene collettivo.

Come ho già detto, “Onorevole” ti rimane attaccato, quando hai tentato di essere all’altezza di quel titolo ogni giorno per cinque anni.

Piero Angela dopo un incontro con l’intergurppo innovazione in cui presentò il suo libro “A cosa serve la politica”

Capisco che dopo un po’ la stanchezza si faccia sentire e che la tentazione di voltare pagina sia forte, ma ogni volta che capita a me, ripenso alle parole di Don Tonino Bello nelle sue lettere sulla politica:

Ebbene, miei cari amici, che forse siete attraversati sempre più di frequente dalla tentazione di lasciare tutto e ritirarvi dalla mischia: oggi voglio dirvi una parola di speranza e di incoraggiamento.
La parola di incoraggiamento la traggo da uno spunto felicissimo della Octogesima Adveniens di Paolo VI, che dice così: “La politica è una maniera esigente di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri”.

È bello leggere le reazioni al post di Stefano, con le varie attestazioni di stima, e condivido il suo esortare i vari commentatori a prendere esempio e a rimboccarsi le maniche e a impegnarsi in prima persona. “La sovranità appartiene al popolo” e quindi il popolo, sovrano, ne esercita i diritti e anche i doveri, che non sono solo il dovere di votare gli altri, ma anche di impegnarsi in prima persona, perché se tutti si limitassero al semplice voto, chi rimarrebbe da votare?

Sempre citando Don Tonino Bello:

È un delitto lasciare la politica agli avventurieri. È un sacrilegio relegarla nelle mani di incompetenti che non studiano le leggi, che non vanno in fondo ai problemi, che snobbano le fatiche metodologiche della ricerca e magari pensano di salvarsi con il buon cuore senza adoperare il buon cervello. È un tradimento pensare che l’istinto possa supplire la tecnica e che il carisma possa soppiantare le regole interne di un mestiere complesso.

Il tweet di Stefano dopo la presentazione delle liste del Partito Democratico nel 2018 in cui venni candidato in posizione non eleggibile

La Democrazia ha bisogno di Politica e la Politica ha bisogno di impegno. Nel momento in cui si raggiunge un certo grado di consapevolezza, pensare di non impegnarsi è pura fantasia. Piero Calamandrei lo raccontava benissimo con la storia dei due emigranti:

due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!».

Caro Stefano, dopo otto anni di navigazione in mezzo alla burrasca, semplicemente, non è più possibile dire “Mo’ scendo”. Dopo otto anni in cui su quel bastimento hai dato il tuo contributo costante per farlo navigare il meglio possibile, otto anni in cui hai scrutato l’orizzonte e studiato a fondo la tempesta, cercando di prevedere quello che sta per arrivare e comprendere come la Politica possa aiutare a ridurre gli scossoni della navigazione, come hai scritto bene nel tuo libro sul capitalismo immateriale, credere di poter scendere è utopia.

Caro Stefano, te lo dico da amico: “Mo’ scendi?! Ma ‘ndo vai?!!” ;-)

Il pranzo prima del ritorno in Italia, dopo l’Internet Governance Forum a João Pessoa nel 2015. Una missione di tre giorni per presentare la Carta dei diritti in Internet in rappresentanza del nostro Paese. Va bene un breve riposo, ma poi si ricomincia!

Associate Professor in Computer Science and MEP of the 17th mandate

Associate Professor in Computer Science and MEP of the 17th mandate