Questione di fiducia

(Intervento all’assemblea nazionale del Partito Democratico del 7 maggio 2017)

Vorrei parlare di fiducia.

Perché la democrazia è in crisi in tutto il mondo e in una democrazia rappresentativa, come è quella che abbiamo scelto e che difendiamo con la nostra Costituzione, se si toglie la fiducia nei rappresentanti allora si toglie il potere al popolo.

Se il popolo può esercitare il potere tramite i rappresentanti, ma non ha fiducia in loro allora sente di non avere più potere. Ed è quello che sta succedendo.

Vorrei parlare di fiducia perché parlare di fiducia vuol dire parlare di democrazia e la questione dovrebbe essere di interesse, considerato anche il nome che abbiamo scelto per il nostro partito.

La fiducia si basa sulle relazioni. Dare fiducia è un atto volontario in cui si sceglie di essere vulnerabili e di prendere un rischio. Domenica scorsa due milioni di persone hanno compiuto questo atto, sono uscite di casa, hanno preso un impegno con noi affermando di condividere i nostri valori e si sono resi vulnerabili, hanno preso un rischio: il rischio di una possibile, ennesima, delusione.

Che grande responsabilità che ti sei preso! Che grande responsabilità ci siamo presi. Meritare la fiducia del popolo delle primarie.

Ma non basta.

Dobbiamo pensare anche a tutti gli altri che, invece, la fiducia l’hanno persa.

Jim Davis

C’è un professore dell’università Statale dello Utah, si chiama Jim Davis, che dice che i fattori della fiducia sono 3 e hanno a che fare con la percezione: la percezione della competenza, la percezione di avere un sistema di valori compatibile e la percezione che all’altro interessa il mio bene. Se devo pensare a un punto dove probabilmente siamo stati più carenti e su cui, credo, dobbiamo lavorare di più, è proprio l’ultimo: la percezione di benevolenza nei confronti degli altri. Se manca la fiducia è perché manca la percezione di avere veramente a cuore l’interesse del Paese.

È su questo che dobbiamo lavorare e su cui dovremmo interrogarci per evitare di sbagliare ancora. Sul motivo per cui nonostante sia stato fatto molto e bene, la percezione è stata di non averlo fatto abbastanza o di non averlo fatto per gli altri Di non aver agito avendo in mente e nel cuore i bisogni degli altri.

La fiducia nel XXI secolo

Dobbiamo essere consapevoli che il modo in cui scorre la fiducia nella società non è più quello del XX secolo, basato sulle istituzioni, opaco, centralizzato, una fiducia concessa dall’autorità, ma è un modo completamente nuovo, in cui la fiducia è distribuita, decentralizzata, trasparente e basata sulla responsabilità.

Dovremmo ricostruire la fiducia. Solo che non si può. La fiducia non si costruisce perché è qualcosa che ti viene donato. Possiamo invece lavorare per costruire e rafforzare le basi per la fiducia, e alla base c’è l’affidabilità e per dare prova di affidabilità occorre essere a propria volta vulnerabili, occorre dare fiducia per primi e quindi essere un partito aperto e inclusivo, essere classe dirigente che sa ascoltare e non solo sentire, essere disposti a cedere potere decisionale, saper essere trasparenti nello spiegare le decisioni e non temere la verità nel raccontare i successi e i fallimenti.

Lavoriamo per questo. Lavoriamo per la fiducia e quindi per la democrazia.
Io ho fiducia in te, ma, soprattutto, ho fiducia in noi. 
Tu dai fiducia al tuo popolo!

Cambiamo l’Italia 
Prendiamoci cura degli italiani
Viva il partito democratico!

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