Oblivion

Per fare il mio mestiere ci vuole innanzitutto il fisico: robusto ma elegante, sormontato da una faccia liscia, imperturbabile, interrotta da una bocca sottile e provocante. Quanto al carattere, pazienza e resistenza sono doti indispensabili, unite a un’estrema facilità nel dimenticare, a un certo gusto perverso della ripetizione, alla capacità di godere qui e ora. Tutte qualità che la vita su strada affina e che rendono sopportabili gli incidenti di percorso, i controlli, la sbadataggine, la malagrazia, persino la violenza dei clienti.

I vecchi non sono certo i peggiori. Ti abbrancano come se fossi un salvagente, ti palpeggiano, a tentoni tra ansia e imbarazzo, finché non riescono in qualche modo a infilarlo. Nei loro occhi colgo la soddisfazione di avercela fatta ancora una volta, da soli, senza chiedere aiuto; il mio ansito secco è musica per le loro orecchie. Con i vecchi, basta aver pazienza.

Coi giovani invece serve resistenza. Son capaci di tormentarti all’infinito con giochetti stupidi — infilarlo e sfilarlo a ripetizione. infilarlo solo a metà. lasciarlo infilato per dei secoli, ghignando, alla faccia di chi aspetta il proprio turno. infilare anche qualcos’altro. eccetera, son certa che pure a voi la fantasia non manca! —, solo per il gusto di sentirmi ripetere a macchinetta la solita sillaba. Dai e dai, finisce che m’inceppo, e allora mi becco pugni, sputi, insulti. Ma mi riprendo subito, ricomincio come se niente fosse: ve l’ho già detto, ho una tempra d’acciaio.

Rieccolo, il solito cretino che vuole scrivermi addosso. Finché usa una penna, un pennarello non c’è problema, basta una passata di alcol e via; ma se poco poco vedo un taglierino, una chiave, un qualsiasi oggetto metallico mi incazzo. Non per il dolore, no, a quello ci sono abituata; è una questione squisitamente estetica: odio le cicatrici, ci tengo alla buccia, nel mio mestiere ha la sua importanza!

Già che siamo in frivolo argomento, vi confido un segreto: a ogni cambio di stagione, vado in manutenzione. Quattro volte l’anno mi è concessa una giornata in cui anch’io sono soggetto di godimento, preda di mani esperte nel manipolarmi, oliarmi, smontarmi come meglio credono. Solo allora il mio corpo altrimenti insensibile si riscalda e mi perdo in un oblio delizioso, dimentico la vacuità e l’insensatezza della mia vita e riemergo rinnovata, scintillante, quasi orgogliosa del mio stupido scopo: obliterare.

© 2014 Franca Di Muzio

Racconto finalista al concorso “Montesilvano Scrive”, ottobre 2011.


Franca Di Muzio: A quattro anni impara a leggere, a otto a nuotare: da allora, non riesce a stare a lontana a lungo dai libri e dalle rive adriatiche. Copywriter di lungo corso, prima di arenarsi nella pubblicità si è laureata in lingue, barcamenata nel giornalismo, tuffata nell’editoria, impelagata con la traduzione. Suoi racconti sono stati pubblicati su riviste online e antologie cartacee, vincendo anche diversi premi. (Vedi l’elenco completo.) È sempre in cerca di nuovi approdi.