Soluzioni di Ripiego

Gli Origami “fluidi” di Hoang Tien Quyet

Non sei mai stata una casalinga modello. Hai voglia tua madre a provare ad inculcarti i principi base dell’economia domestica, come si chiamava una volta: l’unico “lavoro di casa” che fai davvero volentieri è lavare, lavare, lavare qualsiasi cosa: stoviglie, panni, pavimenti… ti rilassa, sarà che c’è di mezzo l’acqua, e il solo vederla e sentirla scorrere ti fa stare bene. Anche cucinare ti piace, molto: non lo hai mai considerato un dovere, ma un piacere da regalare a te stessa e da condividere con chi ti è caro.

Ma per il resto… stirare: le volte che hai messo mano a una camicia da uomo, puoi contarle sulle dita di una mano. Oppure: tenere tutto perfettamente in ordine, sistemato, ogni cosa al suo posto, riposta nei cassetti, etichettata, arrotolata, ripiegata, come nei libri della giapponese Marie Kondo, guru dell’ordine esteriore ed interiore… hai provato a seguire i suoi consigli, ma alla fine sempre Franca sei, ancora lontana dalla quiete zen degli armadi ordinati.

Però… però, da quando hai sentito che “casa” era davvero casa tua, a tutti gli effetti (ovvero, da quando hai estinto in anticipo il mutuo), hai iniziato a toglierti qualche piccolo grande sfizio domestico.

Sfizio Grande: l’acquisto di un mobile-libreria nuovo e su misura, anzi smisurato, che occupa tutta una parete del salotto in altezza e larghezza. Dopo anni e anni e anni di libri disseminati in più stanze e mobiletti scompagnati, finalmente adesso hai un posto, IL posto dove riporre i tuoi libri, guardare la cronologia delle tue letture, dei tuoi studi, delle tue passioni e, in fondo, della tua vita.

Più ne hai, più ne metti.

Sfizio piccolo: tirare fuori dalla cassapanca in noce massiccio della tua bisnonna alcune lenzuola di quelle buone e belle, ricamate, in cotone mercerizzato, cotone e lino, linone, insomma le lenzuola da corredo. Che sarebbe ora di usarle Franca, visto che di sposarti non se ne parla.

Ti piange il cuore, però. Sono talmente meravigliose, fiabesche, da principessa, quelle lenzuola, e a tua madre ci sono voluti talmente tanti sacrifici per acquistarle, ai tempi in cui la locuzione “corredo nuziale” aveva ancora un senso, che ti pare di profanarle.

Caldo, tosto, longevo legno

Un giorno in cui ti senti forte abbastanza da fronteggiare le ondate di nostalgia, alzi il coperchio della cassapanca. Involucri di plastica e carta velina, eleganti scatole di cartone, perfino un libro ingiallito di economia domestica, intitolato “Verso la felicità”, summa di buoni consigli muliebri e inserzioni pubblicitarie d’antan, ricevuto in regalo da tua madre nel giorno del matrimonio: interessante!, ma lo leggerai più in là, adesso hai altre priorità.

Consigli per gli acquisti

Tiri fuori le lenzuola, le ammiri, le respiri, inali il loro profumo intatto e immacolato; le vergini lenzuola, destinate a un letto matrimoniale condiviso e santificato. Quei ricami preziosi, quegli intagli che delle aeree, pazienti mani artigiane hanno disegnato sulle stoffe — punto croce, punto erba, punto margherita; pizzo chiacchierino, sfilato siciliano… e quegli orli ed occhielli fatti a mano, quei bordi all’uncinetto: una sapienza, un’abilità d’altri tempi, che al tuo tempo, di questi tempi, chi apprezza più?

Tu, Franca. Tu, li apprezzi. E appunto perché li apprezzi, arrivi a un compromesso con te stessa: usare se non tutte, almeno alcune di quelle lenzuola, a partire dalle più semplici.

Tiraci fuori di qui!

Scegli una parure matrimoniale con ricami floreali e spessi orli beige, di cotone pregiato verde fiume, molto fresco e piacevole al tatto — e anche sulla pelle, scoprirai dopo averci dormito. Con quanta trepidazione le infilerai per la prima volta in lavatrice, scegliendo il detersivo più bio, eco e costoso dell’intero supermercato. E con quanto orgoglio, in una bella mattina di sole, le stenderai ad asciugare, esposte agli sguardi curiosi del popolare vicinato e alle cacche dei piccioni che sorvolano imperterriti i vostri balconi.

Una volta asciugate, però, le lenzuola bisogna ripiegarle. E anche qui, tua madre ha provato invano, per anni, a insegnarti il sistema ideale, il Metodo: il suo ovviamente, che tu per il solo fatto che l’avesse ideato lei respingevi, da brava adolescente. Un Metodo fon-da-men-ta-le, la soluzione perfetta o quasi per ottenere lenzuola passabilmente lisce, dal momento che, come te, anche tua madre odiava stirare; e lo stirare addirittura le lenzuola per voi era inconcepibile, una perversione estrema, i cui risvolti piacevoli avete avuto modo di apprezzare solo quando è arrivata una signora di badante in casa vostra.

Il Metodo di ripiegamento perfetto o quasi delle lenzuola comportava, prima di tutto, l’essere in due. Nove volte su dieci, tu e tua madre: tuo padre infatti si guardava bene dal farsi trovare nei paraggi quando le lenzuola stavano per raggiungere lo zenith dell’asciugatura, chissà perché.

In due, bisognava prelevarle dallo stendino sul balcone, e con cautele da artificiere, senza stringerle troppo sennò si spiegazzano!, adagiarle sul divano in salotto, dove poi vi sareste suddivise le estremità inferiori e superiori delle lenzuola, sempre badando a non spiegazzarle e a non farle cadere; ma nove volte su dieci, un angolo ti sfuggiva di mano, sfiorando il pavimento, e allora bisognava ricominciare, badando a tenere le estremità ben salde tra le dita, riunirle e poi allargarle e riunirle e allargarle di nuovo sbattendole con gusto, una due tre volte, come se fossero ali di un gabbiano impazzito che ha dimenticato come si fa a volare; e sbatterle ancora, quattro cinque sei volte, così che tutte le eventuali piegoline possano definitivamente spianarsi.

E basta così mamma, ufff…

Già ti sei stancata? Se abbiamo appena cominciato!

Ma possibile che non c’è un altro sistema per piegarle, un modo più semplice?

No. Si deve seguire il Metodo, ci vuole Metodo, per ogni cosa!

Metodo, a me? Mamma, davvero tu non mi conosci per niente.

Incompresa

E un battibecco tira l’altro, dopo averle sbattute ben bene iniziavate a tirarle, tirarle, tirarle all’inverosimile le lenzuola, allontanandovi sempre più l’una dall’altra; e poi a piegarle, ma solo — solo! — quando fossero state finalmente ben tese, al limite dell’ennesima caduta, gli angoli sovrapposti e perfettamente uniti,

Mamma, ma tese quanto, oh!?

Tese sì, ma non troppo… attenta, le fai cadere!

Ma sei tu che mi hai detto Tira!, e io ho tirato!, uffff…

Lasciamo stare: mo’ chiamo la signora qui di fronte, e le chiedo se mi aiuta.

Nove volte su dieci, il famoso Metodo finiva quindi per essere messo in pratica dalla vicina. La signora Irma, che adesso, ogni volta che lavo le lenzuola, mi aiuta a ripiegarle. Ha un altro Metodo lei, più semplice e rapido di quello di mamma: niente sbattimenti da gabbiano o estenuanti tiraggi, ma una singolare, militaresca tecnica a zigzag che permette di avere le lenzuola perfettamente piegate in men che non si dica — d’altra parte, con tre figlie femmine e chissà quanti panni da lavare Irma avrà dovuto per forza inventarsi un sistema agevole; un’altra, differente soluzione di ripiego.

Però. Però, oggi Irma non c’è; e nemmeno ci sarà domani, o dopodomani: è andata a Milano a trovare dei parenti, tornerà a fine mese, e tu Franca mica puoi aspettare fino ad allora?

Hai già lavato e asciugato di tutto di più, caricando più lavatrici, in previsione dell’ondata di gelo polare che a breve non ti permetterà più di stendere i panni fuori dal balcone. Dunque: hai fatto giusto in tempo a lavarle ed asciugarle, dunque brava, MA adesso le lenzuola ti tocca ripiegarle da sola.

Brava l’asina.

EccolovediFrancasetierisposataoalmenoconviveviadessononaveviquestoproblema, avevichitipotevaaiutarearipiegarelelenzuola, lenzuolacondiviseevissuteegoduteedunquevolentieriripiegateinsiemecomeognicoppiamodernachesisuddivideicompiticasalinghi.

E vissero per sempre felici e contenti.

Su su Franca, non rimuginare adesso, non idealizzare più di tanto matrimoni e convivenze, non ripiegarti su te stessa: pensa positivo, abbi fede, ce la puoi fare, ce la farai anche da sola. Così:

Prendi il cumulo delle lenzuola e portalo… non in salotto, ma in camera tua. E pazienza se restano ammucchiate per un po’.

Stendile una per volta sul letto matrimoniale; anzi, inizia dalle federe, che sono facili facili.

Poi il lenzuolo di sotto. Unisci le estremità inferiori e superiori, piegalo a metà prima nel senso della lunghezza, poi nel senso opposto, ancora e ancora, fino ad ottenere un bel rettangolo verde fiume, verde come un fiume, un fiume senza increspature, un fiume che non fa una grinza. Più o meno.

Poi, il lenzuolo di sopra. Stessa procedura. Stesso… Metodo. Oddio mio sto diventando come mamma! Magari Franca però lascia il bordo ricamato all’esterno, è bello a vedersi.

Una lisciatina ancora, poi un’altra…

Ohhhhh. Lo vedi, non era poi così difficile.

Contempli il risultato, impilato sull’antica cassapanca in noce della tua bisnonna.

Ripieghi

Hmmmm.

Pensi a che bello sarebbe, ripiegare le lenzuola con un’altra persona, usando un Metodo condiviso, tutto vostro: strattonarle, strapparsele di mano, farci il tiro alla fune, cascarci sopra ridendo, rotolarcisi dentro e spupazzarsi e spiegazzarle e macchiarle e lavarle e asciugarle e ripiegarle, ancora e ancora e ancora.

Pensi a che bello sarebbe, imparare a stirare una buona volta. Non lenzuola, ma camicie da uomo, le più difficili; però che soddisfazione, poi.

Pensi alla signora Irma, lassù a Milano, vedova di un matrimonio ultracinquantennale, tre figlie, quattromila nipoti: quante lenzuola, quanti corredi avrà lavato e asciugato e stirato e ripiegato nella vita, lei?

Pensi ai tuoi matrimoni sfiorati; pensi al tuo corredo, alla tua anima parzialmente intaccati, spiegazzati.

Ti guardi intorno, “Verso la felicità” sembra farti l’occhiolino: lo prendi, lo apri, leggi l’epigrafe.

E non “solo”…

Hmmmm.

Ma tu Franca proprio oggi dovevi lavarle, ‘ste lenzuola?