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La mancata clausola sociale del bando di gara sul trasporto pubblico locale ed un sindaco liberista che non ti aspetti : il Caso Colizza

di Coriolano Giorgi

In data 6 ottobre 2016 è stato pubblicato sul sito web istituzionale del Comune di Marino, un bando di gara per il trasporto pubblico.

Di cosa si tratta? E’ un bando di gara mediante procedura aperta,per il Servizio triennale di trasporto pubblico locale. L’importo dell’appalto è fissato nella misura massima annuale di €500.000,00 ed in misura massima per il triennio di €1.500.000,00.

Si definisce procedura aperta una delle procedure di affidamento, da parte di una stazione appaltante (generalmente un Ente Pubblico) di lavori, servizi e forniture previste dal D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture), il vecchio Codice dei contratti pubblici è stato poi modificato con il decreto legislativo 18 aprile 2016,N° 50.

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Tra le modifiche apportate al vecchio codice dei contratti, s’introduce all’art. 37 , l’aggregazione e centralizzazione delle committenze. La crisi economica-finanziaria avutasi in Europa nel corso degli ultimi anni, ha ulteriormente accentuato la necessità di razionalizzazione della spesa pubblica, costringendo i Governi europei, maggiormente coinvolti, ad applicare tagli ai programmi di spesa e di investimento, nonché a varare riforme volte a ridurre le risorse impegnate per garantire il funzionamento delle pubbliche amministrazioni. In altre parole è fatto divieto ai Comuni non capoluogo la contrattazione autonoma in tema di lavori, servizi e forniture ed impone agli stessi di eseguire le relative procedure di gara in forma aggregata (unione dei Comuni, accordi consortili con altri Comuni, ricorso ai soggetti aggregatori o alle Province), salvo i casi di acquisto con procedure telematiche, comprensivi anche degli acquisti Consip, ancora effettuabili in forma autonoma.

La centrale unica di committenza istituita, in questione è tra il Comune di Albano Laziale, il Comune di Marino, il Comune di Castel Gandolfo e Grottaferrata.

La Convenzione fu istituita dal Commissario Prefettizzio Dott.ssa Enza Caporale e successivamente poi revocata con il secondo atto di giunta comunale del 29 giugno 2016

In questi giorni sui social si è scatenato un serrato dibattito tra marinesi per questo bando di gara, perchè la Giunta Grillina si è dimenticata di segnalare alla dirigenza o ai funzionari, o meglio chiedo scusa , i dirigenti e i funzionari preposti di segnalare agli Organi di indirizzo politico,che la Clausula di Salvaguardia seppur non obbligatoria è facoltativa per le stazioni appaltanti. Dispiace che Carlo Colizza abbia usato nel comunicato stampa pubblicato su il giornale online “Il Mamilio” , il termine “chiacchiere da social”, ma ora facciamo chiarezza, sul perchè i riferimenti normativi che Egli fa sono superati.

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La clausola di salvaguardia: di cosa si tratta? All’indomani della pubblicazione del nuovo codice dei contratti e degli appalti pubblici, una delle tematiche più discusse è la previsione in materia dei clausole sociali, in particolare di quelle che impongano ad un nuovo aggiudicatario di assumere il personale impiegato dal precedente gestore del servizio. E infatti su questo tematica vi era stato l’intervento delle commissioni parlamentari, che, pressati dai sindacati, nei loro pareri sullo schema di codice avevano chiesto di introdurre l’obbligatorietà delle clausole sociali. Così sia il parere della Camera che quello del Senato avevano vincolato l’approvazione del testo all’inserimento della frase “debbono inserire specifiche clausole sociali” al posto della formulazione “possono prevedere”.

Si voleva introdurre, in attuazione del punto iii) della legge delega, una clausola analoga a quella già contenuta in alcune disposizioni regionali. Per esempio per la Regione Puglia si applica l’art. 25 della l.r. 25/2007 (come sostituito dall’art. 30 della l.r. 4/2010), il quale ha previsto che nei bandi debba prevedersi “l’assunzione … del personale già utilizzato dalla precedente impresa o società affidataria dell’appalto nonché la garanzia delle condizioni economiche e contrattuali già in essere, ove più favorevoli”.

Alla fine le richieste sono cadute nel vuoto. Il governo ha quindi confermato il contenuto dello schema nel testo contenuto nel D.Lgs. 50 del 2016. La clausola sociale rimane una facoltà delle stazioni appaltanti, che peraltro la devono inserirle ed applicarle, anche con l’entrata in vigore del nuovo codice, nel rispetto dei principi giuriprudenziali in materia, che mirano a controbilanciare le esigenze di solidarietà sociale con quelle di libertà economica.

Per concludere interessante è la sentenza del Consiglio di Stato (sez. III 30/3/2016 n. 1255) sulla c.d. clausola sociale che impone l’assorbimento del personale impiegato dall’affidatario precedente. Nella fattispecie i dipendenti del precedente aggiudicatario del servizio contestavano il bando di gara nella parte in cui non aveva previsto tale clausola sociale.

Tuttavia,la clausola sociale deve essere interpretata conformemente ai principi nazionali e comunitari in materia di libertà di iniziativa imprenditoriale e di concorrenza, risultando, altrimenti, lesiva della concorrenza, scoraggiando la partecipazione alla gara e limitando ultroneamente la platea dei partecipanti, nonché atta a ledere la libertà d’impresa, riconosciuta e garantita dall’art. 41 della Costituzione, che sta a fondamento dell’autogoverno dei fattori di produzione e dell’autonomia di gestione propria dell’archetipo del contratto di appalto, sicché tale clausola deve essere interpretata in modo da non limitare la libertà di iniziativa economica e, comunque, evitando di attribuirle un effetto automaticamente e rigidamente escludente (cfr. Cons. Stato, VI, n. 5890/2014).

Conclusioni, il bando di gara può essere impugnato dai lavoratori della vecchia azienda, perché nel bando non è prevista per l’appunto la “Clausola di Salvaguardia,come ricorda per l’appunto la sentenza più recente del Consiglio di Stato.

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