Charlie Gard, chi non ha un figlio non può capire

di Franco Marino
Ho vissuto molto da vicino l’esperienza della perdita di un figlio, attraverso parenti stretti.
Due anni fa morì il mio nipotino, Federico. 
Nato da un parto trigemino, era affetto da una cardiopatia congenita, la cosiddetta tetralogia di Fallot. 
Fin qui è la semplice terminologia medica, nella sua asetticità.
Il brutto è stato assistere al dolore e capire, attraverso esso, tantissime cose. 
Che c’è poca o nulla differenza se ti muore l’unico figlio o se ne hai anche altri: il dolore che provi è terrificante.
Tutto d’un tratto, ciò che hai imparato accanto a questo figlio, si polverizza. 
Si polverizzano i momenti in cui l’hai tenuto in braccio per dargli il biberon (rituale al quale ho partecipato in qualche circostanza anche io).
Vanno in fumo le volte in cui l’hai coccolato e vezzeggiato, i nomignoli che gli avevi dato.
Si distrugge ciò che hai capito di questo mondo che sta cambiando, dai cartoni animati che vedevi tu a quelli che oggi vedono i tuoi figli. 
E così, persino gli allegri jingle di Masha e Orso, dei Super Pigiamini e di Peppa Pig, diventano lugubri musiche funebri figlie di ricordi che non torneranno mai più, avete presente come quando nei film la memoria ti riporta ai bei momenti del passato?
Vedi il papà impazzire e piangere e tu non l’avevi mai visto piangere.
Vedi la mamma dare il biberon ad un bambolotto e dirgli "Dai Federico a mamma, mangia".
Ed è un dolore al quale non vi è alcun rimedio.
La perdita dei genitori è un evento che purtroppo è nella fisiologia delle cose. La perdita del coniuge pure.
Ma non c’è niente che possa consolare la perdita di un figlio. 
E' proprio per questo che io non sopporto chi dispensa razionalità in una vicenda come quella del povero Charlie.
Per carità, i genitori saranno stati anche irrazionali a crederci sino all’ultimo. 
Forse è vero, non c’era nulla da fare. 
Ma ecco, per capirli, bisogna aver vissuto in una casa devastata dal lutto per la perdita di un figlio.
Oggi non è giornata di polemiche ma di dolore.
Se avete figli, ringraziate Dio o chi ne fa le veci che stiano bene e pregate che un dolore del genere non vi sia mai dato dalla vita.
Se non li avete, fatene tanti perché niente è più bello di avere un figlio.
Ma non giudicate, non oggi.
Riponete gli spadoni a posto, senza dividervi in scientisti o umanisti.
C’è sempre tempo per esprimere l’inutilità delle vostre opinioni, delle vostre guerre ideologiche.
Oggi è una giornata di dolore e basta.
Addio a tutti i bambini che lasciano prima del tempo questo mondo senza godersi le cose belle e senza imparare dalle cose brutte. 
E senza poter scoprire quanto la vita, nonostante tutto, sia degna di essere vissuta.
Addio a te Charlie.

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